Il Tfr in busta paga? Sì, purché rispettino precise condizioni. Non dev’essere retroattivo, ma solo per le nuove assunzioni; dev’essere assoggettato a tassazione separata e senza rivalutazione, poiché corrisposto mensilmente in busta paga. E stop al contributo mensile dello 0,70% all’Inps.

È un sì con riserva quello dei liberi professionisti alla proposta in discussione tra le forze politiche e le Parti sociali di trasferire nelle buste paga dei lavoratori dipendenti il trattamento di fine rapporto a partire dal gennaio 2015. “L’iniziativa annunciata dal governo Renzi presenta molte luci e ombre” afferma il presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella. “Non c’è dubbio che il Paese abbia bisogno di una scossa per far ripartire i consumi, tuttavia il Tfr in busta paga così come prospettato dal Governo andrebbe a esclusivo vantaggio delle casse dello stato, quando invece dev’essere un’opportunità per tutti, datori di lavoro e lavoratori”.

Come parte sociale del comparto degli studi professionali, Confprofessioni ha dettato al Governo e alle altre parti sociali le condizioni essenziali dei liberi professionisti al via libera del trasferimento del Tfr in busta paga:
l’intervento di modifica del Tfr dovrà riguardare solo le somme maturate dal momento dell’emanazione della norma, senza in alcun modo prevedere versamenti su somme già accantonate. Infatti, quest’ultime resterebbero in azienda o ai fondi di previdenza complementare (fondo tesoreria INPS, contrattuali, privati, ecc.);

il trasferimento in busta dovrà avere cadenza mensile (come oggi avviene già per i fondi complementari) senza accumulo come se fosse un’ulteriore mensilità aggiuntiva;

esonero dal contributo mensile complessivo dovuto all’Inps dello 0,70% oggi dovuto per il finanziamento del fondo pensioni e di garanzia in quanto quest’ultimo rimarrebbe “congelato” per i Tfr finora maturati e che non andranno ad incrementarsi nel tempo;

– naturalmente nessuna rivalutazione sul maturando perché corrisposto mensilmente in busta paga, tantomeno quella oggi garantita nella misura minima dell’1,50% annua, con la solo esclusione di quanto accantonato fino alla gestione del trattamento;

assoggettamento a tassazione separata (o sostitutiva) determinata con la stessa incidenza dell’attuale imposizione, senza che ciò determini una maggiore tassazione a sfavore dei lavoratori e un minor gettito nelle casse dell’erario;

i Tfr finora maturato ed accantonato presso il datore di lavoro o presso i fondi complementari, dovranno restare nella medesima situazione attuale ed evidentemente liquidati secondo le disposizioni vigenti.

Restano comunque molte perplessità all’interno del mondo delle professioni, duramente colpito da una crisi senza precedenti e chiamato adesso a un ennesimo esborso finanziario che rischia di indebolire ulteriormente un settore, quello del lavoro autonomo, completamente trascurato dalle politiche del Governo. Se l’obiettivo del presidente Renzi” conclude Stella “è quello di stimolare i consumi, la strada maestra rimane quella di abbattere le tasse e il carico contributivo che grava su lavoratori e professionisti”.

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