Alberto Pavan di BAEC

Siamo onesti: in qualsiasi Paese dove la parcellizzazione del mercato è tale da non riuscire a imporre una regola di mercato univoca, è compito della Politica dare lo slancio per creare una filiera strutturata; anche per quello che riguarda il BIM.

Prosegue la nostra inchiesta sulla penetrazione e diffusione del Building Information Modeling in Italia, dopo che l’articolo relativo al BIM negli appalti pubblici è stato eliminato dall’articolato del Decreto Sblocca Italia, approvato recentemente dal Consiglio dei Ministri.

Dopo Angelo Ciribini e Aldo Norsa, abbiamo interpellato un’altra voce autorevole nel settore delle costruzioni e del BIM: l’architetto Alberto Pavan, responsabile scientifico del progetto INNOVance e associato dello studio BAEC – Building Appraisal and Estimating Consulting.

Mauro Ferrarini. Allora architetto, dallo Sblocca Italia sparisce la parte sul BIM per gli appalti pubblici: alcuni sono attapirati e altri stappano bottiglie di champagne … lei che fa?

Alberto Pavan. Né una cosa, né l’altra. Il fatto è che anche chi ha giudicato positivamente l’esclusione dallo Sblocca Italia non è un “nemico” del BIM, anzi. Sono certo invece che ci sia il timore della possibile deriva meramente impositiva, quella sì, che in Italia ha sempre dato pessimi risultati. E poi diciamocela tutta …

Mauro Ferrarini. Siamo qui per questo!

Alberto Pavan. Negli altri Paesi stranieri non sono stati più virtuosi di noi. Per esempio, in Inghilterra prima è arrivata l’imposizione normativa sul Building Information Modeling e, solo in un secondo tempo, si è creata una filiera BIM. Senza questo impulso “politico”, gli inglesi sarebbero ancora più indietro di noi italiani nello sviluppo dell’approccio al Building Information Modeling.

E ancora, senza l’accelerazione alla penetrazione del BIM in Inghilterra realizzata dal Governo locale, anche Germania e Francia sarebbero ancora al palo. Sia a Berlino che a Parigi sono i politici ad avere dato il primo impulso alla diffusione del BIM, non le rispettive filiere.

Dove non esiste un player industriale in grado di dettare le regole del mercato, e dove questo è frammentato all’eccesso, è proprio compito della politica dare i primi segnali. L’efficienza energetica non è forse stata normativa e impositiva? Non è forse stato sprecato in fiume di denaro pubblico senza si creasse una vera filiera? Eppure tutti hanno applaudito alle norme “green” ed agli incentivi a pioggia.

Mauro Ferrarini. Forse l’articolo sul BIM nello Sblocca Italia era formulato male?

Alberto Pavan. Nessuno ha potuto vedere il testo integrale sul BIM, ma le assicuro che non vi era nulla di impositivo, anzi, solo propositivo, con i giusti tempi e modi, senza necessità di drenare ulteriore fiscalità in favore di pochi ed a discapito dei molti.

Mauro Ferrarini. Sembra essere un vicolo cieco: da un lato non si può imporre l’adozione del BIM ma dall’altro l’Italia non sembra mai pronta a recepire questo nuovo modo di approcciare la progettazione (e non solo). Non ne usciremo mai?

Alberto Pavan. Il “bello” del BIM (come information management e non più solo modeling) non sta nell’approccio “geometrico” (design) ma “progettuale”, a tutto tondo, nel senso processuale e produttivo del termine (project). Il BIM  non è un problema da concorso per architetti, non serve a fare le casette 3D …

Mauro Ferrarini. Questo l’avevamo capito, ma a cosa serve allora?

Alberto Pavan. Con il Building Information Modeling si sta gestendo la più grande opera infrastrutturale comunitaria (Crossrail) da 22,5 miliardi di euro (altro che rendering!). Certo più le cose sono gestibili, interrogabili, trasparenti più è necessario che i soggetti interessati abbiano qualcosa da dire e, magari, che prima di parlarne lo conoscano pure quel qualcosa!

Mauro Ferrarini. Ma allora architetto, perché secondo lei il BIM “non piace” alla filiera italiana delle costruzioni?

Alberto Pavan. Il BIM non piace forse perché si deve conoscere (e saper fare) il proprio ruolo/mestiere, nessuno escluso: il committente, l’architetto, l’ingegnere, l’impresa, l’avvocato, il notaio, il gestore, ecc.

Comprese anche le software house, che hanno ancora da lavorare perché i propri prodotti facciamo davvero tutto ciò che serve alla filiera e non solo la loro idea di ciò che è necessario o sufficiente. Per tutte le software house più importanti i prodotti meno conosciuti sono quelli più utili, come gestione del processo e non solo come disegno, evidentemente c’è qualcosa che non funziona anche nel loro modo di porsi.

Mauro Ferrarini. Facciamo un gioco tutto italiano: per la scarsa diffusione del BIM la colpa maggiore è della filiera (progettisti, imprese, ordini e associazioni) o della politica?

Alberto Pavan. Ribadisco, non è un problema da o dei progettisti ma di filiera. Il vantaggio competitivo sta nel “sistema” non nello o negli strumenti.

I primi soggetti che dovrebbero spingere per questa innovazione sono: la politica (competitività del sistema paese), la committenza, gli sviluppatori ed i gestori, i produttori di componenti, il credito e le assicurazioni. Non i progettisti e nemmeno le imprese. Troppo facile dare sempre addosso ai due anelli “deboli” (sicuramente in questo momento) della filiera.

Dal web


Dal web

Gli Speciali

1 COMMENTO

Scrivi un commento