La crisi dell’edilizia non demorde, e ci si mette anche la burocrazia, bestia nera dell’Italia.  In Italia i tempi per le autorizzazioni sono due volte e mezza superiori a quelli tedeschi e britannici. Secondo il Censis, per la costruzione di un (per esempio) capannone industriale, sono necessari in media (per le sole autorizzazioni) 234 giorni, mentre in Germania ne bastano 97 e in Gran Bretagna 88. Per medi interventi di riqualificazione urbana, mentre nei Paesi europei per arrivare dal progetto al cantiere servono fra i 10 e i 14 mesi, in Italia occorrono più di 3 anni (quando il processo va a buon fine e non resta incagliato nelle secche delle burocrazie statali, regionali e comunali).

L’Italia, insomma, si trova nella fascia dei Paesi meno efficienti. La burocrazia, con i suoi numerosi passaggi procedurali, rappresenta un vero buco nero in cui finiscono tantissime pratiche che vengono risputate fuori a mesi o anni di distanza. La buropcrazia scoraggia l’investimento immobiliare, con effetti deleteri sull’industria delle costruzioni e sull’occupazione. A fine 2015 saranno 419mila le abitazioni compravendute, nel 2007 erano 807mila, il fatturato sarà ridotto del 40% in cinque anni.

Il panorama delle città italiane registra però differenti livelli di efficienza amministrativa. Milano, con una media di 151 giorni necessari per ottenere le autorizzazioni per realizzare un piccolo intervento edilizio, risulta la città più rapida, seguita da Bologna (160 giorni) e Torino (198 giorni). All’estremo opposto si collocano Palermo (316 giorni, cioè circa 3 mesi in più di Milano), Napoli e Cagliari (252 giorni).

«La situazione in Italia è diventata paradossale. In una fase di profonda crisi dell’economia immobiliare e dell’industria delle costruzioni, calano gli investimenti pubblici e privati. I primi a causa dei tagli al bilancio statale, i secondi per ragioni di mercato e di credito» ha detto Giuseppe Roma, Direttore Generale del Censis e Segretario Generale della Rur.

Per approfondire leggi l’articolo Mercato immobiliare spezzato a metà dal 2007 a oggi: la crisi non perdona.

«Ove, però, gli investitori fossero interessati a trasformare immobili esistenti, valorizzare il patrimonio demaniale, riqualificare ambiti urbani o realizzare nuove strutture, la barriera più difficile da superare è proprio l’atteggiamento inquisitorio delle autorità pubbliche, la non chiarezza delle regole del gioco, i continui aggiustamenti richiesti da una pletora di soggetti, detentori di piccoli o grandi poteri autorizzativi».

Il vortice della burocrazia non fa altro che peggiorare la situazione dell’edilizia italiana: in un contesto di crisi duratura è il colpo di grazia.

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