Mercato immobiliare

La crisi spezza in due il mercato immobiliare: è proprio il caso di dirlo dal momento che nel comparto residenziale nell’arco di 7 anni si è transitati dalle 808mila abitazioni compravendute (2007) alle 403mila (2013). Praticamente la metà esatta, una cifra spaventosa, ancor più se si pensa che il volume di scambio complessivo si assesta oggi sulle cifre che venivano mosse nel 1984: un tuffo indietro, in stile gambero, che la dice tutta sulla difficoltà del mercato immobiliare (e a monte, di tutto il comparto dell’edilizia).

La Grande Recessione (che rimarrà nei libri di storia negli anni a venire) originata dalla bolla dei “subprime” nell’agosto 2007 negli USA si è allargata sul pianeta attraverso la gigantesca crisi del mercato immobiliare: e gli effetti non smettono di farsi sentire.

Mercato immobiliare: il buco nero si origina nel 2007
Ed è proprio il 2007 il buco nero che si staglia scuro sulle pagine della Storia e purtroppo della cruda attualità: dopo il decennio d’oro del settore (1997-2007), la discesa nei recessi torbidi della crisi è stata repentina. Sono proprio alcuni dossier derivanti dalle analisi RUR e CENSIS a tracciare le linee di questo calo: anche rispetto al 2008, il primo anno di forte flessione del mercato residenziale, il calo al 2013 è comunque molto rilevante, con un fatturato che è transitato da 112 miliardi di euro ad appena 68 miliardi (-39,7%).

In altri segmenti del mercato non residenziale la situazione non è migliore: tra il 2008 e il 2013 calo del 50,9% il fatturato per il settore uffici, del 55,1% per il settore commerciale (negozi) e del 50,6% per il mercato dei capannoni industriali.

Per allargare il raggio delle informazioni leggi l’articolo Edilizia e mercato immobiliare: notizie dal sapore dolce-amaro dall’Europa.

Il 2014? L’anno di transizione (forse)
Le previsioni del Censis per il 2014? Non esaltanti: si percepiscono alcuni segnali positivi ma la sensazione (suffragata dai dati) è quella di una prima, piccolissima inversione di tendenza mediante un volume di compravendite stimabile in circa 420mila unità al termine dell’anno, ovverosia un valore appena superiore a quello registrato nel 2013. Un anno di transizione, si spera, per ripartire e tornare a vedere la luce.

A cura di Marco Brezza

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