Negli ultimi anni, differenti ricerche hanno dato luogo a diverse proposte metodologiche ed interpretative del concetto di edifici ad energia zero, dal momento che attualmente non esiste ancora una definizione condivisa a livello internazionale, nonostante, dal 6 giugno 2013, sia in vigore nel nostro Paese il decreto legge n. 63 che recepisce la Direttiva 2010/31/UE sulla prestazione energetica nell’edilizia (poi convertito in legge n 90/2013, che modifica il decreto legislativo n. 192 del 19 agosto 2005).

Legge e decreto sono imperniati sulla disciplina energetica degli edifici, i cosiddetti NZEB, (acronimo per la dizione inglese Nearly Zero Energy Building ma anche Net Zero Energy Building), cioè organismi edilizi in grado di utilizzare pochissima energia per il loro funzionamento poiché progettati seguendo criteri costruttivi efficienti, rispondenti alla direttiva europea 2012/27/UE.

L’Unione europea non ha ancora fissato i parametri numerici attraverso i quali si possano ottenere edifici a energia quasi zero, lasciando il compito alle autorità nazionali e regionali di definire standard e prestazioni. In attesa dei suddetti aggiornamenti, che definiranno la metodologia e gli standard di efficienza secondo cui definire i NZEB, differenti studi hanno dato luogo ad altrettante proposte metodologiche ed interpretazioni del concetto di edificio ad energia zero.

Verso una definizione condivisa di Edifici a Energia Quasi Zero. Quartiere Bedzed, Londra. Esempio di quartiere ad energia zero, è un insediamento di 82 alloggi sociali con più di 3000 mq di spazio per attività miste, lavoro,vendita al dettaglio, tempo libero. Principali strategie: elevato isolamento termico (mattone pieno in cls e cappotto in fibra di legno), serra solare, tetto verde, sistemi di ombreggiamento, camini di ventilazione naturale con recuperatore di calore, impianto fotovoltaico, impianto di cogenerazione abiomassa, sistema per il recupero dell’acqua piovana.
Verso una definizione condivisa di Edifici a Energia Zero. Quartiere Bedzed, Londra. Esempio di quartiere ad energia zero, è un insediamento di 82 alloggi sociali con più di 3000 mq di spazio per attività miste, lavoro, vendita al dettaglio, tempo libero. Principali strategie: elevato isolamento termico (mattone pieno in cls e cappotto in fibra di legno), serra solare, tetto verde, sistemi di ombreggiamento, camini di ventilazione naturale con recuperatore di calore, impianto fotovoltaico, impianto di cogenerazione a biomassa, sistema per il recupero dell’acqua piovana.

Differenti definizioni in relazione a come si ottiene l’obiettivo “zero energy” o “zero emission” sono state coniate, in relazione a qual è il rapporto tra l’edificio e la rete (grid), quali tipi di energia vengono utilizzati nel bilancio energetico, quali sono i confini in cui viene prodotta l’energia (site).

N può essere “Nearly” (vicino a), ma anche Net “Netto”: nel primo caso la definizione implica la spinta verso l’azzeramento dei consumi, mentre nel secondo caso la definizione implica la spinta verso la realizzazione di impianti ad alta efficienza per ottenere un bilancio netto.

Ancora tutto da definire anche l’apparato prestazionale del sistema “a energia quasi zero”. Il punto di riferimento per il fabbisogno energetico è quello fissato per gli edifici passivi pari a 15 kWh/m2anno: per poter ottenere un NZEB occorre innanzitutto ridurre drasticamente il fabbisogno energetico dell’edificio e quindi avere come obiettivo progettuale una passivhaus, con involucro molto performante.

Verso una condivisione della definizione di Edifici a Energia Quasi Zero: Edificio Naturalia bau, uno dei primi esempi di NZEB nel contesto italiano (Fonte: Napolitano, Lollini, Avesani, Sparber)
Verso una condivisione della definizione di Edifici a Energia Zero: Edificio Naturalia bau, uno dei primi esempi di NZEB nel contesto italiano (Fonte: Napolitano, Lollini, Avesani, Sparber)

In attesa di una definizione condivisa e di standard prestazionali attraverso i quali confrontare le prestazioni, diversi esempi anche in contesto Italiano hanno tentato di interpretare il concetto di edificio a bassissimo consumo energetico, come ad esempio nel caso dell’edificio sede dell’azienda NaturaliaBau a Bolzano.

di Silvia Brunoro, architetto, PhD

Il presente articolo è una versione ridotta di quello originale pubblicato sul numero di giugno 2014 della rivista L’Ufficio Tecnico di Maggioli Editore. Consulta la scheda della rivista sul sito dei periodici Maggioli per scoprirne i contenuti e avere le informazioni necessarie per abbonarsi.

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