Professioanl Day: Inarsind non partecipa
Professional Day: Inarsind non partecipa
A Roma è prevista per il primo marzo 2012 “La Giornata delle Professioni” o “Professional Day”, manifestazione pubblica che vuole rappresentare una voce unica e propositiva dei professionisti al Paese e alle Istituzioni in un momento storico in cui gli interventi legislativi stanno cercando di riformare, spesso in modo non condiviso ed estemporaneo, il sistema nazionale delle professioni ordinistiche (vedi tutte le notizie sulla riforma).

 

La manifestazione è promossa da CUP (Comitato Unitario Permanente degli Ordini e Collegi Professionali), PAT (Professioni Area Tecnica) ed Adepp (Associazione degli Enti Previdenziali Privati), in collaborazione con la Conferenza dei CUP territoriali e con le altre componenti del mondo ordinistico.
Dal sito dell’Inarsin leggiamo un articolo dell’Ingegner Francesco Basso, Segretario Nazionale Inarsind, che scrive:

 

“Potrebbe apparire quanto meno singolare che le Associazioni Sindacali dei Liberi Professionisti non solo non siano tra i promotori dell’iniziativa, ma nemmeno vi siano state invitate. Cerchiamo allora di chiarire quali ne siano le motivazioni con alcune semplici osservazioni, che il Comitato Nazionale di Inarsind da tempo va svolgendo, in riferimento specifico alle Professioni Tecniche di Architetto e Ingegnere.
Va innanzitutto evidenziato, per poter comprendere ogni successivo ragionamento, che i temi in discussione – Società tra Professionisti, Liberalizzazioni, Tariffe minime, accesso alla Professione, Previdenza, la stessa tanto agognata Riforma delle Professioni – riguardano di fatto chi esercita la Libera Professione in forma esclusiva, “vive” cioè di sola Libera Professione.
Per chi esercita l’attività di Architetto e Ingegnere con lo status di Dipendente, Privato o Pubblico, non vi dovrebbe essere alcun particolare interesse per quei temi.
La Giornata delle Professioni è dunque concretamente riferibile alle Libere Professioni, prova ne sia che tra gli organizzatori vi è l’Adepp, vi sono cioè le Casse Private per la Previdenza  proprio dei Liberi Professionisti.
Potrebbe apparire pertinente che gli Ordini degli Architetti  ed Ingegneri  ed  il CUP organizzino una manifestazione su questioni che attengono alla Libera Professione., se essi ci rappresentassero. Ma non è così.

 

I compiti degli Ordini Professionali sono altri, attualmente stabiliti dalle loro Leggi costitutive (siamo negli anni ’20), e non prevedono in alcun modo un loro potere di rappresentanza. Questa si acquisisce – è persino banale ricordarlo – per libera scelta e non per obbligo di iscrizione. Solo le libere Associazioni Sindacali garantiscono costituzionalmente detta rappresentanza.
Nel nostro caso  la situazione è ancora più paradossale, in quanto gli iscritti agli Albi  degli Architetti e degli Ingegneri non sono solo i Liberi Professionisti ma anche, e ne sono almeno per gli ingegneri parte preponderante, i Dipendenti Privati e Pubblici. Tenuto conto che i loro interessi, soprattutto per i Dipendenti Pubblici, sono ben diversi da quelli dei Liberi Professionisti, dei quali molto spesso essi costituiscono controparte in quanto funzionari delle Pubbliche Amministrazioni, si comprende bene che i nostri Ordini, e quindi il CUP, si siano indebitamente appropriati di un ruolo di rappresentanza, che non gli può appartenere, non solo per il disposto legislativo – e sarebbe sufficiente – ma anche per la loro concreta composizione. Dunque essi non hanno e non possono avere alcun titolo per “parlare” in nome e per conto degli Architetti ed Ingegneri Liberi Professionisti, la cui caratteristica fondamentale, lo ricordiamo, è l’autonomia, che deve manifestarsi anche nella scelta di un proprio Organismo di rappresentanza.

 

La considerazione, che è nei fatti ed è decisiva, è la seguente: se gli Ordini non si attribuissero impropriamente – ed illegittimamente – il potere di rappresentanza, perderebbero di significato, vale a dire non potrebbero sostenere alcun motivo reale e concreto per la loro sopravvivenza ( certo non lo è la tenuta dell’Albo).
Ai nostri Ordini e al CUP non sfuggono certo le questioni sopra esposte, ma è sin troppo evidente la convenienza a perseverare nell’equivoco – cercando di isolare i Sindacati, come nel caso del cosiddetto Professional Day – per mera posizione di potere, in ciò purtroppo assecondati dalle Autorità di Governo locale e centrale, alle quali forse sfuggono le considerazioni precedentemente svolte.
Ed è proprio a questi ultimi che intendiamo rivolgerci, nel momento in cui si accingono, pare con alterna risolutezza, a por mano ad interventi sostanziali ed innovativi. Vogliamo dir loro che ascoltino le istanze delle libere Associazioni Sindacali degli Architetti e degli Ingegneri Liberi Professionisti, soprattutto in un tempo di gravissima crisi delle loro attività, minate anche dalle pesanti distorsioni di un sistema, quello italiano, che consente il doppio od il triplo lavoro a chi già gode di uno stipendio sicuro e spesso rilevante sotto il profilo economico.
Il sistema ordinistico non è di per se un disvalore, ma lo è diventato per gli Architetti e gli Ingegneri, che ne patiscono la palese anomalia, che consente di includervi indistintamente Colleghi con interessi diversi, anzi contrastanti.
Dunque si proceda in un’opera chiarificatrice, precisando senza equivoci i compiti dei nostri Ordini ed i limiti delle loro attribuzioni, e soprattutto si elimini quella anomalia, indicando da chi devono essere composti.

 

Inarsind può formulare in proposito proposte puntuali e tra esse la più qualificante riguarda proprio la composizione dell’Albo Professionale, con l’iscrizione solo dei Liberi Professionisti. Questo renderebbe, a nostro avviso, molto più semplice la proposizione di un nuovo assetto del sistema.
Non vi è dubbio che, pur non partecipando al Professional Day, per i motivi di contraddittorietà insiti nella manifestazione dianzi illustrati, ne esamineremo con attenzione le risultanze che, per quanto ci è dato sapere, potrebbero anche presentare punti di convergenza con le proposte che, sui diversi temi, Inarsind ha sostenuto e sostiene pubblicamente ed in tutti i suoi documenti. Non siamo animati da spirito settario e pregiudizialmente ostile al confronto. Non “muoviamo” guerra ai nostri Ordini, ma non possiamo continuare ad essere mortificati nelle nostre attività economiche e nella dignità professionale. Si tratta di legittima difesa.
Riteniamo pertanto che sia nostro dovere invitare con fermezza le Autorità di Governo a darci udienza, ad ascoltare direttamente la voce di chi quotidianamente è sul campo e si si misura con le gravi difficoltà delle Libere Professioni, mai come ora tanto a rischio di sopravvivenza, con riflessi già purtroppo drammaticamente manifesti sugli addetti ed i collaboratori dei nostri Studi Professionali.
Non si perda questa occasione, forse l’ultima concessa, per evitare che un grande patrimonio di capacità tecniche e conoscenze, riconosciute ovunque e ad ogni livello, vada irrimediabilmente disperso.
La nostra disponibilità è totale ed incondizionata. Faremo comunque ogni sforzo per sostenere le nostre buone ragioni, nei limiti delle nostre capacità ed anche delle nostre possibilità, che certo non sono paragonabili a quelle degli Ordini Professionali, ai quali gli attuali iscritti versano obbligatoriamente consistenti contributi annuali.

 

Ciò non di meno Inarsind non rinuncerà a sviluppare e promuovere ogni iniziativa di supporto alle proprie idee, nella speranza, se non nella convinzione, che sia finalmente giunto il momento di un deciso cambio di direzione, in difetto del quale le conseguenze per gli Architetti e gli Ingegneri Liberi Professionisti, ma anche per il nostro Paese, sarebbero di segno pericolosamente negativo”.

 

 

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