Secondo i dati dell’Istat pubblicati il 18 luglio 2014 sul proprio sito ufficiale nel mese di maggio 2014 l’indice destagionalizzato della produzione nelle costruzioni ha registrato una diminuzione dell’1,1% rispetto ad aprile 2014. Nella media del trimestre marzo-maggio l’indice è diminuito dell’1,0% rispetto ai tre mesi precedenti. A maggio 2014 l’indice grezzo ha segnato un calo tendenziale dell’8,0% rispetto allo stesso mese del 2013. Nella media dei primi cinque mesi dell’anno la produzione è diminuita del 6,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Inoltre, e sono questi i dati veramente inquietanti, nel secondo semestre del 2013 l’edilizia residenziale presenta una contrazione di quasi un terzo rispetto allo stesso periodo del 2012 (-32,1% le abitazioni e -29,1% la superficie utile abitabile). Anche l’edilizia non residenziale registra una consistente diminuzione rispetto al secondo semestre del 2012 -28,9%. Il numero di abitazioni dei nuovi fabbricati residenziali risulta in forte calo, presentando nel terzo trimestre una variazione tendenziale del -26,1% e nel quarto del -37,6%. Significative sono anche le diminuzioni della superficie utile nel confronto con gli analoghi trimestri del precedente anno: -23,0% per il terzo trimestre 2013 e -34,7% per il quarto.

Va evidenziato inoltre che nel periodo dal 2007 a oggi sono stati quasi 800.000 i posti di lavoro persi e sono fallite 14.200 imprese edili, stiamo ormai assistendo a un calo degli investimenti di 58 miliardi in 7 anni: una china che pare non arrestarsi. Il quadro che emerge da questi dati non è solo allarmante ma apocalittico, se a questo sommiamo un aumento delle tasse sulle abitazioni del 200% negli ultimi 3 anni si può ben comprendere come sia difficile ipotizzare una ripresa delle nuove costruzioni in un arco di tempo ragionevolmente breve.

L’unico comparto che continua a reggere e a crescere è quello degli interventi per la riqualificazione del patrimonio abitativo esistente, con un +20% in sette anni, raggiunto grazie, e soprattutto, agli incentivi fiscali sulle ristrutturazioni e sul risparmio energetico.

È la dimostrazione che invertire la rotta si può, ma servono interventi che vadano nella giusta direzione. Un fisco amico aiuta la ripresa e i bonus fiscali, sia del 50% che del 65%, per le ristrutturazioni funzionano e sono la prova che il fisco, usato in modo non vessatorio nei confronti delle imprese e dei cittadini, può essere una leva per la ripresa, ma questo non basta. Importante e strategico è il ruolo dei professionisti dell’area tecnica, che debbono essere competenti, non solo nelle materie della progettazione, direzione lavori e gestione del cantiere, ma anche, e direi specialmente, nel settore fiscale.

Evitando in questa sede di entrare nel merito delle questioni tecniche, mi preme sottolineare come in un simile contesto – fortemente caratterizzato dalla complementarietà tra fisco e immobili – il ruolo che può svolgere il geometra non è solo di primo piano: è determinante. Tra i professionisti tecnici, è l’unico in grado di svolgere attività di consulenza fiscale e tributaria in maniera complementare alla consulenza tecnica e immobiliare; l’unico – quindi – a garantire a ciascun cliente un’analisi energetica, edile e fiscale personalizzata, necessaria per ottimizzare e massimizzare esigenze di vario tipo quale benessere, funzionalità, risparmio e vantaggio economico.

Per farlo, tuttavia, è necessario intraprendere un percorso di valorizzazione delle competenze fiscali e tributarie, attraverso attività formative specificamente orientate alla fiscalità immobiliare, che consentano di ampliare la portata del ruolo consulenziale, per garantire ai cittadini il corretto bilanciamento tra le variabili riconducibili all’area del patrimonio immobiliare e quelle imputabili all’area reddituale.

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