Si avvicina il mese di luglio, quando il Governo metterà mano alla legge delega per la riforma degli appalti. Ma quali saranno i punti qualificanti della revisione della normativa sui lavori pubblici, oggetto in queste ultime settimane di una attenzione mediatica poco lusinghiera, complici gli scandali sui ritardi per l’Expo 2015 e sulla corruzione legata alla realizzazione del MOSE di Venezia?

Le novità fondamentali sono l’introduzione del principio del silenzio assenso, le sanzioni in caso di liti temerarie, un nuovo sistema di esclusione dei soggetti partecipanti al bando in caso di irregolarità, corsie preferenziali nei casi di procedimenti giudiziari davanti ai tribunali amministrativi regionali e al Consiglio di Stato, il posticipo della verifica dei requisiti per partecipare alle gare alla valutazione delle offerte e le comunicazioni all’Autorità di vigilanza nel caso di varianti in corso d’opera.

Vediamo sinteticamente le singole novità che qualificheranno la riforma degli appalti pubblici in Italia che prenderanno ispirazione dall’attuazione delle direttive europee sulle concessioni pubbliche e sugli appalti (direttive 2014/23 e 2014/24).

Quando per l’assegnazione di un bando di lavori, servizi e forniture è richiesta l’acquisizione di atti, pareri e nullaosta da parte di più amministrazioni, si applicherà il principio del silenzio assenso. Pare escluso che tale principio si possa però applicare nei casi di lavori in aree su cui gravano vincoli paesaggistici e ambientali.

Altro elemento di novità è l’introduzione di una sanzione, che può arrivare fino all’1% del valore dell’appalto, in caso di contenzioso e relativo ricorso ai tribunali, quando quest’ultimo non è fondato su validi motivi ma è pretestuoso (sul tema del contenzioso sugli appalti invitiamo ad approfondire leggendo un editoriale dell’ing. Fulvio Re Cecconi, pubblicato sul sito Ingegneri.cc).

Nel testo in preparazione della riforma degli appalti sarà anche rivisto il sistema di esclusione dei partecipanti ai bandi per irregolarità nelle dichiarazioni.

Novità di stretta attualità a seguito dei recenti scandali di Expo 2015 e del MOSE è la norma che prevede una comunicazione all’Autorità di vigilanza nel caso di varianti in corso d’opera particolarmente significative. Una comunicazione, questa, volta a mettere un freno alla lievitazione incontrollata dei costi di realizzazione delle opere pubbliche e fonte, spesso e volentieri, di fenomeni di corruzione.

Per velocizzare le procedure di giudizio in caso di ricorso ai tribunali amministrativi che, se chiamati in causa sulla materia degli appalti pubblici, dovranno emettere una sentenza di merito entro 30 giorni.

Infine, viene previsto il posticipo della verifica dei requisiti di partecipazione alla gara a quella della valutazione delle offerte. Il vincitore di un appalto che ha dichiarato requisiti non veritieri, rischia fino a 3 anni di sospensione.

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