Statuto dei professionisti

Architetti ed ingegneri negli ultimi tempi continuano ad essere vessati da più parti: crisi dell’edilizia (con la luce in fondo al tunnel che non sembra ancora essere vicina), problematiche con l’Autorità Antitrust (leggi l’articolo esplicativo su Architetti.com dal titolo Antitrust VS Architetti, le vessazioni dell’Italia Bizantina), dubbi applicativi sull’obbligo di POS (qui le ultime notizie in materia). Che sia il momento di agire anche a livello legislativo per venire in soccorso delle categorie professionali del settore?

In questa direzione sembra finalmente muoversi qualcosa attraverso la proposta inerente allo “Statuto delle Attività Professionali”: a presentarla sono alcuni parlamentari Pd (tra cui Cesare Damiano e Stefano Fassina) insieme ai più importanti coordinamenti delle Associazioni Professionali Italiane (Alta Partecipazione, Colap e Confassociazioni) in rappresentanza di 400 associazioni e gruppi professionali.

L’idea è quella di edificare reali tutele per l’intera categoria dei professionisti in Italia mediante sostegno ed agevolazioni all’avvio dell’attività, promozione e regolazione dei rapporti di lavoro autonomo, garanzie del credito, tutela della maternità, previdenza, tutela sui pagamenti, ammortizzatori sociali.

A spiegare i punti salienti della proposta di legge è il Colap (Coordinamento libere associazioni professionali): l’obiettivo è quello di ripensare “in maniera organica strumenti di sostegno, regolazione e salvaguardia del lavoro autonomo svolto con attività prevalentemente individuale e prevede temi quali: semplificazione, facilitazione, sostegno e salvaguardia. Si parte dal rafforzamento della Legge 4/2013 in materia di professioni non organizzate, per arrivare agli equi compensi, alla riforma della gestione separata, al lavoro femminile”.

Ad introdurre i temi che stanno alla base della proposta di legge ha provveduto anche Cesare Damiano, parlando di assoluta necessità di “superare il ritardo Italiano, che è l’unico paese in Europa insieme a Grecia e Portogallo a non avere regolato il lavoro autonomo individuale. È necessario affinché il lavoro autonomo esercitato con attività prevalentemente individuale comprenda benefici fiscali e sia inserito nella riforma del lavoro e dei sistemi di protezione sociale.”

Salvaguardare il lavoro autonomo e tutelare la categoria dei professionisti sono divenuti imperativi d’obbligo nell’ultimo quinquennio, quello colpito da una crisi galoppante. I cardini tematici della riforma ancora in embrione (ed in attesa di ulteriori chiarimenti sui contenuti) sono rintracciabili nei seguenti punti: esclusione dall’Irap, formazione, meno burocrazia, riduzione dell’aliquota contributiva ed equità dei compensi.

Su queste pagine nei prossimi giorni un focus più approfondito sui contenuti puntuali del provvedimento.

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1 COMMENTO

  1. …peccato che ci stiano pensando troppo tardi!
    Oggi, invece, dopo avere distrutto il lavoro autonomo anche professionale, i nostri politici dovrebbero sentire il dovere di proteggere l’unica categoria che ha sempre fornito denaro fresco allo stato. Invece i governanti hanno sempre provveduto a distribuire il denaro ai propri dipendenti con elargizione di stipendi faraonici all’elite del pubblico impiego, casta potente e comoda da tenere sempre in debita considerazione. Ma con quali leggi si è provveduto a stabilire stipendi superiori a € 5000/mese? a spese di uno stato in deficit. E con quale sfacciataggine i nostri BIG politici ed istituzionali persistono nell’incassare somme iperboliche che continuano ad accrescere il deficit della nazione che, a loro dire, vorrebbero abbattere?

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