La Camera vota il Milleproroghe
La Camera vota il Milleproroghe

Presentiamo il testo del Decreto-legge Milleproroghe, così come proposto dal Governo Monti, posto a confronto con quello modificato dagli interventi di Camera e Senato. A proposito di emendamenti e modifiche, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha indirizzato una lettera ai presidenti di Senato e Camera, Renato Schifani e Gianfranco Fini, e al presidente del Consiglio, Mario Monti, nel quale si chiede di non presentare emendamenti estranei ai contenuti dei decreti.

Milleproroghe: il testo definitivo con tutte le modifiche 

 
Il decreto milleproroghe appena approvato dalla Camera contiene molte norme estranee al contenuto originario, che rischiano di essere annullate dalla Corte costituzionale. Nell’incipit della sue lettera ai Presidenti di Camera, Senato e del Consiglio, Napolitano cita espressamente la sentenza della Consulta n. 22 del 2012, con la quale sono state cassate alcune disposizioni inserite nel Milleproroghe del 2012, relative alla dichiarazione dello stato di calamità da parte delle Regioni. Va da sè che un simile precedente apre la strada a pronunciamenti analoghi sul testo appena licenziato dal Parlamento. Napolitano richiama il passaggio del testo in cui si legittima la bocciatura anche per effetto dell’estraneità alla materia e alle finalità del Decreto legge. Quindi il motivo della sua lettera non sta solo nelle evidenti difformità o violazioni del dettato costituzionale. Il Capo dello Stato non può rinviare parzialmente i decreti leggi sottoposti alla sua firma; può solo esercitare la facoltà del rinvio totale del testo. Visto che all’interno del Milleproroghe “sono stati approvati emendamenti non collegabili alle proroghe contenute nel decreto legge, le disposizioni avrebbero dovuto trovare una “più corretta collocazione” in un Decreto-legge apposito. Dal momento che questo non è accaduto, il Capo dello Stato non può far altro che promulgare il testo. L’ultima parola è della Consulta. E il rischio è uno solo: che la Consulta annulli le modifiche.

 

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