Il caos. Non ci sono altri termini per descrivere in maniera sintetica quello che sta avvenendo in Italia e nei Comuni con la famigerata IUC, l’Imposta Unica Comunale che tanto “unica” non è, essendo in realtà solo un’etichetta sotto la quale si trovano raccolti tre tributi: la IMU (ma non dovevamo vederci più?), la TASI (che si legge IMU e si calcola in modo identico ma, in compenso, la pagheranno anche quelli che la casa non ce l’hanno) e la TARI (che si chiamava TARES).

Non mi piace il populismo. Ritengo non sia la chiave per risolvere i problemi, ma la situazione che si sta delineando è ai limiti della farsa. Un tempo si predicava che le imposte, oltre a non essere vessatorie per i contribuenti, fossero facili da pagare.

Ecco, con la IUC abbiamo perso anche questa magra consolazione. Chi vuole pagare le tasse e si preoccupa di farlo nei tempi giusti e nelle modalità corrette si trova in una situazione di estrema difficoltà.

Neppure sei mesi fa la Legge di Stabilità 2014 istituiva la IUC, spacciandola per una semplificazione che in effetti non è. Con la conversione del decreto legge 16/2014 si sono apportate ulteriori modifiche sia alla componente TASI che alla componente TARI della IUC … giusto per semplificare le cose.

E, come scrive Massimo Pipino nel suo editoriale pubblicato sul sito dell’Associazione dei Geometri fiscalisti, “la situazione è decisamente fluida”. Un modo elegante per dire che impera la confusione.

L’ultimo rischio è che i contribuenti debbano prepararsi con carta, penna e calcolatrice per stabilire quanto pagare; trovare i corretti codici tributo da impiegare e compilare diligentemente (attenzione a non sbagliare) il Modello F24.

Per venire incontro ai lettori abbiamo fornito a suo tempo alcune istruzioni per il calcolo della TASI 2014 e per individuare i codici tributo da impiegare.

Ma i Comuni non dovevano inviare a casa dei contribuenti i bollettini precompilati, pronti … solo da pagare? (Ricordate? Lo Stato dovrebbe “mettere i cittadini nelle condizioni migliori per assolvere ai propri doveri” … lo dice anche il TUIR, ma evidentemente nel nostro Parlamento non hanno letto questa parte).

Ebbene, il documento predisposto dal Dipartimento delle Finanze in cui si prevedevano i bollettini precompilati non è mai stato firmato e ora mancano i tempi per imporre ai Comuni questa modalità di pagamento … almeno per l’acconto di giugno.

E non parliamo del rebus della quota che gli inquilini dovrebbero pagare per la TASI. Il 10%, il 20% o il 30%? Per i Comuni che non pubblicano le delibere entro il 31 di maggio, la Legge di Stabilità prevedeva che gli inquilini pagassero una quota decisa dal municipio e compresa tra il 10 e il 30% del tributo … peccato che ancora non si capisca a quale parametro si debba fare riferimento e, quindi, cosa e quanto debbano pagare gli inquilini.

Nel momento in cui leggerete questo articolo, probabilmente, la situazione sarà cambiata. Ancora.

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