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Forse è giunto il momento di aprire il mercato permettendo ai liberi professionisti del settore tecnico di poter accedere con maggiore facilità alla progettazione degli interventi presso la Pubblica Amministrazione.

 

È l’idea che continua ad aleggiare nell’ambiente professionale di architetti ed ingegneri (e non soltanto) con l’obiettivo virtuoso di allargare la via di accesso al mercato dei lavori pubblici. Nel nostro paese è infatti ancora in vigore la fantomatica prima legge Merloni (legge n. 109 dell’11 febbraio 1994), provvedimento che ha contribuito a perpetuare l’anacronistico concetto per cui la Pubblica Amministrazione ha l’obbligo di affidare in via prioritaria ai propri dipendenti la progettazione di interventi di vario tipo.

La Rete delle professioni tecniche (Rpt) ha fatto sua questa istanza e proprio nella giornata di oggi a Roma presenterà la sua proposta volta ad abolire la norma che obbliga la PA ad agire in questo modo: una modalità di gestione dei lavori pubblici che, nell’odierna temperie storica di crisi economica e conseguente revisione di spesa, sembra essere in forte contraddizione con le esigenze di rimodulazione del perimetro di attività della Pa e con le necessità da parte dei professionisti privati di aumentare il carico di lavoro.

In questo senso echeggiano alte le parole del presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri, Armando Zambrano, il quale afferma: “È paradossale che l’amministrazione chieda ai liberi professionisti requisiti severissimi di fatturato, competenze, lavori svolti, licenze e poi affidi prioritariamente incarichi al proprio interno a dipendenti pubblici che non possiedono nessuno di questi requisiti”. Infatti la norma in questione condiziona a particolari impossibilità interne alla PA l’affidamento esterno dei servizi ai professionisti “privati”, rendendo pertanto difficilissima l’aggiudicazione dei lavori per questi ultimi.

Per approfondire ed ampliare ulteriormente la tematica legata ai professionisti tecnici leggi l’articolo Professionisti: da giugno stop alle fatture cartacee.

Spalancare il mercato dei lavori pubblici è l’obiettivo primario contenuto nel documento emesso dalla Rpt (rete che allinea al suo interno la rappresentanza di molteplici categorie, tra cui architetti, ingegneri, geometri, chimici, geologi, periti agrari ed altri): questa idea si inscrive poi all’interno di un cerchio tematico più ampio, ovvero la discussione inerente alla riforma del nuovo Codice dei Lavori Pubblici, spinta dal Governo Renzi ed incoraggiata coattivamente dalle nuove direttive Ue su appalti e concessioni. Infatti “occorre innanzitutto rimuovere le regole attuali – spiega Rpt – che impediscono l’accesso alle gare ai professionisti giovani e ai meno giovani che non siano in possesso di strutture professionali di notevoli dimensioni, con un numero notevole di dipendenti e con rilevanti fatturati”.

Per altre notizie legate all’universo delle professioni tecniche consulta la Pagina speciale di Ediltecnico.it.

L’obiettivo sotteso a questi punti di vista è chiaramente quello di impalcare un mercato dei lavori pubblici più accessibile e meno “settario”, che dia la possibilità anche ai giovani professionisti (coloro che hanno subito maggiormente gli esiziali effetti della crisi) di poter aumentare il carico di lavoro offrendo alle amministrazioni la propria competenza, preparazione ed aggiornamento. Il difficile periodo di crisi può essere trasformato in una sorgente di inedite possibilità per i professionisti tecnici: la strada per ripartire insieme passa anche per questo cambiamento.

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