Adempimenti in edilizia: cosa c'è da cambiare?

Le procedure e gli adempimenti in edilizia sono da semplificare? Sembrerebbe di sì, ad ascoltare il parere spassionato di cittadini, professionisti ed imprese alle prese con la consultazione pubblica online lanciata dal Dipartimento Funzione Pubblica della Presidenza del Consiglio.

 

Sono infatti stati resi pubblici proprio questa settimana i risultati della consultazione denominata “100 procedure da semplificare”: al “sondaggio propositivo” si poteva partecipare compilando un questionario disponibile sul sito internet della Funzione Pubblica, indicando la tipologia di complicazione procedurale che si riteneva più insidiosa e proponendo un’ idea per semplificarla: all’attenzione del monitoraggio (rimasto online a disposizione degli utenti per 12 settimane, da ottobre a gennaio) sono giunte le proposte e le “denunce” di 1428 cittadini e 525 imprese.

E nella “Top Ten” delle complicazioni burocratiche più segnalate emergono con prepotenza proprio quelle inerenti agli adempimenti e procedure in materia edilizia (superata in “denunce” soltanto dall’infinito settore degli adempimenti fiscali): sia le imprese che i cittadini hanno fatto sentire la propria voce per criticare costruttivamente molte delle norme inerenti a questo settore.

Tra le segnalazioni più “quotate” si annoverano la complessità e i tempi lunghi delle procedure per il rilascio dei titoli abilitativi, come ad esempio il permesso di costruire, a causa dei numerosi pareri necessari e dei troppi enti coinvolti per ottenere l’autorizzazione.

Consulta il quadro di sintesi delle principali complicazioni segnalate.

Inoltre, sempre a parere dei cittadini, il Testo Unico dell’Edilizia (D.P.R. 6 giugno 2001, n.380) è continuamente scavalcato e messo in discussione dalla miriade di leggi regionali e provvedimenti comunali che non fanno altro che cagionare una situazione di frammentazione e scarsa certezza della legge in materia.

La Dia e la Scia (le autocertificazioni fornite dai professionisti inerenti all’inizio dell’attività) sulla carta si configurano come adempimenti di facile esecuzione: ma poi, nella realtà della giungla burocratica, si trasformano in procedimenti alla mercé della discrezionalità dei funzionari comunali, obbligando di fatto il professionista a pattuire il contenuto del progetto con il tecnico dell’ente. L’autorizzazione paesaggistica risulta particolarmente sproporzionata per i piccoli interventi (come ad esempio il taglio di alberi isolati), giungendo fino alla paradossale vicenda di un’autorizzazione sismica necessaria per la costruzione di una tomba.

Lo Sportello Unico Edilizia funziona poco e male, mentre una cospicua mole di lamentele si abbatte sulla mancanza di omogeneità delle procedure tra un Comune e l’altro. A questo riguardo, dal coro di osservazioni pervenute nella consultazione affiora la proposta di uniformare nella maniera più efficace possibile le norme edilizie a livello di cornice nazionale, rimuovendo il florilegio di normative regionali e regolamenti particolari ora esistenti. Condurre nuovamente la materia “governo del territorio” all’interno delle competenze spettanti in via esclusiva allo Stato potrebbe essere una mossa giusta: risulta perciò interessante e centrata la proposta del Governo di riforma del Titolo V della Costituzione, volta a modificare la partizione delle competenze tra Stato, Regioni e Enti locali proprio in questa direzione.

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