Sito archeologico di Pompei
Sito archeologico di Pompei

A Pompei, dopo i crolli degli ultimi anni, urgono interventi mirati: quelli programmati prevedono 105 milioni di investimento, in una collaborazione tra privati, Beni culturali e Unesco. L’intervento dei privati ha giovato al sito non tanto distante di Ercolano, dove la situazione è certamente migliore: la cura dell’area archeologica è stata infatti eseguita dal mecenate Packard.

 

Pompei. Un protocollo d’intesa tra il ministero dei Beni culturali e l’Unesco dovrebbe portare a definire gli interventi per salvaguardare l’area. In più, una sponsorizzazione del consorzio Epadesa e l’Unione industriali di Napoli. In tutto, si tratta di un progetto da 105 milioni di euro, sui quali si basa il futuro del sito di Pompei.

 

Il ministro per la coesione territoriale Fabrizio Barca li inserirà nel suo piano perché questi soldi vengano spesi presto e bene.
Nei prossimi tre anni il finanziamento verrà così diviso:
– 85 milioni saranno  utilizzati per il consolidamento;
– 8 per rilievi e analisi;
– 3 per rafforzare le risorse e il personale della soprintendenza;
– 2 per la sicurezza del sito.

 

Il confronto tra Mibac (Ministero per i beni e le attività culturali) e Unesco sta inoltre producendo una nuova mappa dei rischi, che verrà conclusa entro un anno, e sta gettando le basi per l’apporto dei privati, più precisamente  dell’Unione degli industriali di Napoli e del consorzio imprese edili francesi Epadesa.

 

L’apporto dei privati ha funzionato a Ercolano. David Packard, figlio del cofondatore di HP, colosso dell’informatica, ha investito 16 milioni di euro per l’antica città.
Packard junior ha studiato filologia e nel 2000 è arrivato a Roma, dove ha finanziato il restauro della biblioteca dell’Accademia britannica. In visita alla Villa dei Papiri di Ercolano si meraviglia per il degrado della zona e si muove di conseguenza. Inizia così una collaborazione tra Packard, la Sprintendenza e l’Accademia britannica, collaborazione che dà lavoro a specialisti e imprese, molte delle quali italiane. La supervisione delle attività è curata da un Comitato che fa capo alla Soprintendenza.
Il risultato? Oggi i due terzi dell’area sono visitabili, l’80% delle coperture è stato riparato e la rete fognaria antica è stata restaurata (traguardo molto importante perché attraverso quella rete si gestisce la dispersione delle acque meteoriche, potenziale causa di degrado e crolli).

 

Poniamo la nostra fiducia nella nuova strada di collaborazione tra pubblico e privato intrapresa a Pompei.

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