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Mirco Mion (AGEFIS): per la Riforma del Catasto questa è l’ultima chance

Mirco Mion

“È questa, forse, la volta buona per dare finalmente avvio alla tanto attesa riforma del catasto, anche perché è l’ultima occasione che abbiamo per realizzarla”. Esordisce così Mirco Mion, presidente di AGEFIS, l’Associazione dei Geometri Fiscalisti, intervistato in esclusiva per Ediltecnico.it sul futuro del nuovo catasto italiano.

Mauro Ferrarini. Presidente, il numero uno dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, ha parlato di almeno 5 anni per portare a termine la riforma. Che ne pensa?

Mirco Mion. Occorre essere ottimisti. Intanto registriamo l’approvazione del disegno di legge sulla delega fiscale che il Governo è riuscita a incassare e il cui perno è proprio la riforma del catasto contenuto nell’articolo 2 del provvedimento. In questo è necessario dare atto dell’ottimo lavoro che sono riusciti a svolgere i presidenti delle Commissioni di Camera e Senato, l’on. Capezzone e il sen. Marino. Inoltre proprio in questi giorni la 6 Commissione Finanze e Tesoro al Senato ha avviato una importante attività: un’indagine conoscitiva sugli organismi della fiscalità e sul rapporto tra contribuenti e fisco. Il Presidente Senatore Marino ha recepito le indicazioni di uno schema proposto da Agefis che permette di ridurre i tempi di attuazione e attuare con la collaborazione dei geometri una riforma equa.

Secondo le intenzioni del capo del Governo, Matteo Renzi,  maggio sarà il mese della riforma del fisco. Mi attendo dunque che il primo dei decreti attuativi della delega fiscale sia proprio quello relativo alla riscrittura del catasto.

Mauro Ferrarini. Ma i tempi?

Mirco Mion. Ritengo che la riforma si possa perfezionare in molto meno tempo rispetto a quanto a detto da Befera.

Mauro Ferrarini. Si sbilanci. Mi dica in quanti anni.

Mirco Mion. È verosimile ritenere che la riforma si possa portare a termine in 3 anni, utilizzando elementi e funzioni statistiche che sono già disponibili. Vale la pena richiamare la logica statistica degli studi di settore che il fisco utilizza per calcolare i ricavi presunti di arti, professioni e imprese. Questi studi non fissano il ricavo medio di un settore di attività e calcolano i ricavi di ogni singola impresa considerando le differenze con l’impresa media (come proporrebbe il nostro Catasto), ma stimano il suo ricavo direttamente in base ai parametri posseduti dall’impresa medesima. Stanti queste condizioni si tratterebbe di funzioni pseudo-statistiche più orientate al Catasto tradizionale che all’analisi statistica vera e propria.

Mauro Ferrarini. Recentemente lei ha dichiarato che il Catasto che verrà dovrà porre le basi di una politica abitativa che tenga conto delle dinamiche socio-demografiche. A cosa si riferisce?

Mirco Mion. Per molto tempo nel nostro Paese si è considerato il “bene casa” come una sorta di bancomat da cui attingere risorse per far fronte alle esigenze della spesa di Stato, sfruttando la propensione tipica degli italiani di fondare sul mattone la propria sicurezza sociale ed economica. Negli ultimi anni le cose sono però cambiate, a causa di fattori congiunturali (calo del potere di acquisto, difficoltà di accesso al credito, incertezza normativa e fiscale in tema di tassazione immobiliare) e strutturali (calo demografico della popolazione tra i 20 e i 40 anni, tradizionale bacino “forte” di acquirenti potenziali, disgregazione dei nuclei familiari, accresciuta presenza di cittadini stranieri, precarizzazione delle condizioni economiche e lavorative).

Tutto questo si traduce in un sempre maggiore ricorso all’affitto e allo sviluppo di soluzioni di Housing sociale. Il legislatore non può non tenere conto di questa evoluzione nel ridisegnare il Catasto.

Mauro Ferrarini. E quindi?

Mirco Mion. La proprietà immobiliare sta diventando una “maledizione”. Se un tempo ricevere da genitori e nonni l’eredità di appartamenti e alloggi rappresentava un punto fermo su cui costruire un futuro economicamente sereno, oggi le cose sono drasticamente cambiate. La pressione fiscale che si è accumulata sul settore immobiliare è diventata insostenibile. Non abbiamo più l’IMU sull’abitazione principale, ma se andiamo ad analizzare la TASI ci accorgiamo che non è cambiato molto: le regole alla base della nuova tariffa per i servizi indivisibili sono molto simili a quelle già utilizzate per l’IMU … insomma c’è scritto TASI, ma si legge IMU.

Mauro Ferrarini. Cosa propone allora AGEFIS?

Mirco Mion. Il mercato è bloccato. I prezzi degli affitti crollano e la vendita di un alloggio diventa ogni giorno più difficile e meno conveniente. Dall’esame di tutti gli elementi che ho ricordato sopra, altre due appaiono – a mio avviso – le conseguenze più importanti. Primo: l’evoluzione socio–demografica del Paese rappresenta un rischio per la tenuta del sistema immobiliare. Secondo: l’imposta sulla casa non può prescindere dal reddito del proprietario. Insomma, non si può non sottolineare la necessità di un intervento di riordino complessivo delle politiche abitative e della fiscalità immobiliare.

Mauro Ferrarini. Qualche proposta in particolare?

Mirco Mion. AGEFIS, che è parte integrante del Consiglio nazionale dei Geometri e dei Geometri laureati, ha lavorato in stretto contatto con il presidente del CNG, Geom. Maurizio Savoncelli, per elaborare delle proposte che sono state recentemente illustrate in audizione davanti alla VI Commissione permanente finanza e tesoro del Senato

Non è nostra intenzione sostituirci alle scelte del legislatore, ma è nostro obiettivo definire alcuni aspetti tecnici di cui sarebbe opportuno tenere conto nella ridefinizione del prelievo e delle norme che lo regolano. Per intraprendere questa direzione, il punto di partenza, lo ribadisco, non può che essere una revisione organica del catasto, in grado di superare gli aspetti critici di equità e di prevedere meccanismi di applicazione in attuazione al principio costituzionale della capacità contributiva, rilevata attraverso strumenti adeguati come l’ISEE.


Articolo pubblicato il 11/03/2014 in EDILIZIA
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