Il rilancio dell’edilizia scolastica è uno dei cavalli di battaglia del Governo Renzi, che ne ha fatto il manifesto per la ripresa economica del Paese. Ne ha parlato recentemente su queste pagine anche l’ing. Mecatti, riflettendo su quali indirizzi dare agli investimenti. Eppure, il paradosso che emerge è quello dell’utilizzo, o meglio, del non utilizzo delle risorse da parte delle Regioni.

Come è avvenuto per gli interventi di messa in sicurezza del territorio contro i rischi di dissesto idrogeologico, anche per l’edilizia scolastica a non avere fatto i compiti a casa sono state le Regioni, che non hanno saputo organizzare per tempo le gare d’appalto e fare partire i cantieri utilizzando le risorse stanziate negli interventi ammessi.

Solo il 30% degli interventi di ristrutturazione è stata aggiudicata con le gare d’appalto (207 cantieri sui 692 in programma) per una somma di circa 35 milioni di euro sui 150 disponibili. Uno strazio.

L’inazione è generalizzata da Nord a Sud. Secondo i dati rivelati dal quotidiano La Stampa sabato scorso, in Lombardia solo 17 interventi sui 74 ammessi sono stati correttamente aggiudicati, per un utilizzo di risorse di appena 2 milioni di euro contro i 15 messi a disposizione. In Sardegna si è riusciti a condurre una sola gara d’appalto su 24 e a spendere solo mezzo milione di euro a fronte di 5 milioni di potenziali risorse.

Sempre secondo i dati rilevati dal quotidiano torinese, poi, in Campania e Puglia non si è conclusa neppure una gara con la conseguenza che i 32 e 30 milioni di euro a disposizione delle rispettive amministrazioni regionali sono congelati e inutilizzati.

Le Regioni più diligenti (si fa per dire) risultano l’Emilia-Romagna e il Friuli-Venezia Giulia che hanno aggiudicato circa 50% delle gare per i lavori di riqualificazione e messa in sicurezza dell’edilizia scolastica sul proprio territorio (3 milioni allocati su 7 disponibili in Emilia-Romagna per 54 cantieri su 118 inizialmente ammessi; oltre un milione di euro sui 2,5 in Friuli-Venezia Giulia per 5 degli 11 cantieri).

Di Mauro Ferrarini

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