I delitti contro l’ambiente debuttano nel Codice Penale italiano. È passato alla Camera il disegno di legge che prevede nuovi reati ai danni dell’ambiente con pene severe e tempi di prescrizione più lunghi.

Disastro ambientale, inquinamento ambientale e traffico o abbandono di materiale radioattivo, impedimento del controllo ambientale sono i “nuovi” delitti che saranno contemplati dalla riforma del Codice Penale in versione ambientalista. Chi compromette l’ambiente o traffica con materiale fissile rischia pene variabili dai 2 ai 6 anni di reclusione e multe variabili da un minimo di 10.000 euro a un massimo di 100.000 euro.

Ancora più severe pene e sanzioni se commesse in aree sottoposte a vincoli paesaggistici o ai danni di specie protette.

Si introduce anche il reato di disastro ambientale, punito fino a 15 anni di carcere, definito come un’alterazione irreversibile dell’ecosistema o anche come un’alterazione dell’equilibrio dell’ecosistema difficilmente rimediabile o comunque la cui eliminazione risulti molto onerosa. Viene anche definito “disastro ambientale” un’offesa all’incolumità pubblica legata a eventi catastrofici per la numerosità degli organismi viventi coinvolti; la gravità degli effetti su tali organismi; la vastità del territorio interessato.

Viene introdotta anche l’aggravante se i reati vengono commessi in forma associativa. Solo il reato di inquinamento ambientale e quello di disastro ambientale possono essere commessi non solo per dolo ma anche per colpa con una diminuzione delle pene da un terzo alla metà.

Per chi accetta il ravvedimento operoso sono previsti degli sconti di pena. Per i reati ambientali, il DDL prevede che il ravvedimento consista nell’evitare che l’attività criminale sia portata a conseguenze ulteriori, nell’aiutare concretamente le autorità nella ricostruzione dei fatti e nella individuazione degli autori e, infine, nella bonifica e messa in sicurezza delle aree colpite.

Il disegno di legge sui reati ambientali ora passa all’esame del Senato.

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