PA e corruzione: qual è la cura per difendere le Professioni Tecniche?

Il tema del deficit della trasparenza negli atti della Pubblica Amministrazione sta finalmente assumendo una valenza adeguata al dilagare del fenomeno della corruzione in questo ambito, ma limitatamente al livello mediatico. Federarchitetti ha analizzato gli effetti sulle Libere Professioni Tecniche e propone le soluzioni per tutelarle.

Il primo rapporto della Commissione Europea sulla corruzione, è efficacemente sintetizzato dal Direttore di Trasparency Internazional Carl Dolan nel dichiarare di “come i politici hanno fallito costantemente a risolvere i propri conflitti di interesse”.

Ciò fa seguito alle denuncie della Corte dei Conti e alla gravità dei dati forniti nel rapporto annuale dalla Guardia di Finanza sui danni procurati al Paese dalla corruzione anche, tra l’altro, nei settori del pubblico impiego, consulenze, gare di appalto e gestione dei Fondi UE, a cui hanno fatto seguito le allarmanti risultanze sul doppio lavoro e lavoro in nero emerse nei comparti dei pubblici dipendenti e delle Università: con relativi espedienti per stravolgere corretti principi di concorrenza.

Ulteriori risultanze negative, limitatamente ai settori di interesse per i liberi professionisti, emergono, ad esempio, dall’attività dell’Autorità per la Vigilanza dei contratti pubblici, nel segnalare gli espedienti più comuni delle P.A. nel falsare le risultanze nell’applicazione degli affidamenti: basta citare l’ultimo esempio in ordine di tempo in riferimento alla difformità al Codice dei Contratti Pubblici nelle procedure di gara per la gestione di ben nove aereoporti nazionali. Contesto aggravato dalla storica tendenza nel ritardo dei pagamenti sulla quale incombe la procedura di infrazione della C.E. Trattasi di un’infinita successione di irregolarità procedurali spesso volontariamente determinate che minano la credibilità dell’Italia con conseguenti danni sull’economia e sull’occupazione.

Come già rilevato, appare emergere un costante prevalere, nel tessuto legislativo, di lobby finanziarie e di settori forti con il risultato di decimare il tessuto medio piccolo produttivo e libero professionale. Si assiste contemporaneamente alla sottovalutazione degli organi di rappresentanza degli stessi, con la conseguenza di lacerarne il tessuto sociale e acuire una crisi che, accresciuta dalla recente recessione, trova origine in un deficit procedurale e normativo che potrebbe essere strumento per una piena inversione di tendenza con l’applicazione di provvedimenti mirati e portatori di equilibri diversi.

In tale quadro gli annunciati provvedimenti del Consiglio dei Ministri appaiono incompleti e quindi inefficaci a incidere sugli attuali livelli di trasparenza, nelle infinite forme di incompatibilità del settore pubblico, nonchè di corruzione.

Infatti, trattasi di provvedimenti che determinano “il regime di incompatibilità per le posizioni di vertice degli Enti pubblici nazionali prevedendo un regime di esclusività volto a prevenire situazioni di conflitto di interesse negli Enti di notevole rilevanza”. Un tale pur positivo segnale, foriero di puntuali interventi per le Amministrazioni, ignora la platea di incompatibilità in essere in tutti i livelli di “rilevanza corrente” nelle stesse Amministrazioni. Ciò, rafforza situazioni di illegittimità con doppi e tripli incarichi c/o Enti diversi, coinvolgendo Enti Locali, Regioni, Università, Sovrintendenze, Provveditorati ecc., con pesanti conseguenze sulla regolarità amministrativa ma anche sull’incidenza occupazionale a fronte di aree di lavoro precluse o precarie.

Si richiamano pertanto alcuni provvedimenti che, opportunamente discussi e adottati, costituirebbero un supporto al corretto sviluppo delle procedure pubbliche di interesse delle libere professioni tecniche, anche integrati a provvedimenti sul tema assunti da alcune Regioni.

1. Incompatibilità nello svolgimento di funzioni in contemporanea per differenti Enti;
2. Mobilità tra funzionari delle amministrazioni maggiori con previsione di trasferimento ad Enti consimili;
3. Obbligo di mobilità interna tra i dirigenti degli Enti locali minori;
4. attivazione di Centrali di Committenza a livello Provinciale e/o Regionale per semplificare le procedure con prassi operative unificate e mitigare le interferenze insite nei rapporti interpersonali;
5. Albi professionali con elenchi distinti atti ad individuare i soggetti autonomi esercenti servizi professionali o,nelle more, istituzione di Elenchi Regionali di liberi professionisti dell’area tecnica di riferimento per gli Enti locali o le Centrali di committenza;
6. Attività professionale dei docenti delle Università subordinata alla titolarità dei liberi professionisti alla commessa professionale;
7. Revisione della facoltà degli Uffici Tecnici Pubblici allo svolgimento di attività.

Dal web


Dal web

Gli Speciali

Scrivi un commento