In sintesi i pilastri del nuovo quadro dell’UE in materia di clima ed energia per il 2030 presentati ieri: 40% di riduzione delle emissioni di CO2 e aumento non vincolante per gli Stati membri al 27% di rinnovabili.

Supportato da un’analisi sui prezzi dell’energia e dei costi, il quadro 2030 vuole assicurare certezza normativa agli investitori e un approccio coordinato tra gli Stati membri, portando allo sviluppo di nuove tecnologie.

Il presidente della Commissione europea José Manuel Barroso ha dichiarato di essere soddisfatto del traguardo : “L’azione per il clima è centrale per il futuro del nostro pianeta, e una politica energetica realmente europea è la chiave per la nostra competitività. Il pacchetto di oggi dimostra che affrontare le due questioni contemporaneamente non è contraddittorio, anzi. È nell’interesse dell’UE costruire un’economia sempre meno dipendente dalle importazioni di energia attraverso una maggiore efficienza e una maggiore dipendenza dall’energia pulita prodotta internamente”.

Anche Connie Hedegaard, commissario per l’Azione per il clima, si è detta soddisfatta del risultato: “A dispetto di tutti coloro che sostengono che nulla di ambizioso sarebbe uscito dall’incontro della Commissione di oggi, è successo. Una riduzione delle emissioni del 40% è un obiettivo molto conveniente per l’Unione europea. I dettagli del quadro dovranno ora essere concordati, ma la direzione per l’Europa è stata impostata.”

Il quadro 2030 sarà discusso in seno al Consiglio e al Parlamento europeo tra il 20 e il 21 marzo 2014.

Le critiche e le proposte di Legambiente
Altri sono i toni di Legambiente, che parla di pericolosa retromarcia: “Per contenere il surriscaldamento sotto i 2°C ed evitare la catastrofe climatica, l’Unione europea deve impegnarsi a ridurre almeno del 55% le emissioni interne entro il 2030 e contemporaneamente impegnarsi a raggiungere il 45% di energia rinnovabile e tagliare il consumo di energia del 40% per portare avanti una reale transizione verso un sistema energetico a zero emissioni di carbonio”. Secondo Legambiente sono questi gli obiettivi che il governo italiano deve sostenere per giocare da protagonista il ruolo che deve svolgere nei prossimi mesi con il semestre di presidenza italiana dell’Unione europea, a partire dal Consiglio Europeo del 21 marzo.

Il livello di ambizione comunitario degli obiettivi climatici ed energetici deve essere coerente con la traiettoria di riduzione delle emissioni di gas-serra di almeno il 95% al 2050, in grado di contribuire a contenere il riscaldamento del pianeta almeno sotto alla soglia critica dei 2°C.

Per Legambiente servono obiettivi legalmente vincolanti sia per la riduzione delle emissioni di gas-serra, che per le rinnovabili e l’efficienza energetica. Il solo obiettivo vincolante di riduzione delle emissioni di gas-serra non è sufficiente a stimolare i necessari investimenti per le rinnovabili e l’efficienza energetica. Per raggiungere gli obiettivi climatici europei è indispensabile una forte trasformazione del sistema energetico con una significativa riduzione dell’uso di energia e una forte espansione delle fonti rinnovabili. Questi tre obiettivi centrali della politica energetica europea sono complementari e non possono essere sottoposti a compromessi politici di basso profilo che ne limitino l’efficacia.
Il processo verso un’economia europea a basse emissioni di carbonio può creare nuove opportunità economiche dal punto di vista dell’occupazione, dell’innovazione e dello sviluppo di tecnologie pulite.

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