Si è parlato di dissesto idrogeologico, tempi delle procedure e rifiuti: l’incontro delle Professioni Tecniche con la Presidenza del Consiglio ha avuto, sulla carta e a parole, esito positivo. “Abbiamo apprezzato molto la disponibilità del Consigliere Cesare e del Presidente Letta rispetto alle proposte dei professionisti italiani” ha detto il coordinatore della Rete delle Professioni Tecniche, Armando Zambrano.

L’incontro era stato sollecitato con una lettera dalla RTP (Rete delle Professioni Tecniche) al Presidente Letta al fine di rappresentare la posizione dei professionisti tecnici italiani su alcune rilevanti questioni di interesse vitale per il Paese.

Hanno partecipato Armando Zambrano (Presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri), Maurizio Savoncelli (Presidente del Consiglio Nazionale dei Geometri), Giampiero Giovannetti (Presidente del Consiglio Nazionale dei Periti Industriali), Gian Vito Graziano (Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi), Pasquale Rampa (Consigliere del Consiglio Nazionale Tecnologi Alimentari), Andrea Sisti (Presidente dell’Ordine dei Dottori Agronomi e Forestali), Rosanna Zari (Vicepresidente dell’Ordine dei Dottori Agronomi e Forestali), Massimo Gallione (Consigliere del Consiglio Nazionale Architetti), Armando Zingales (Presidente dell’Ordine dei Chimici) e Lorenzo Benanti (Presidente dell’Ordine dei Periti Agrari). Letta non c’era.

Si, ma cosa si sono detti di preciso?

Hanno parlato di procedure semplificate e di tempi certi
“Abbiamo rappresentato l’assoluta necessità di semplificare le procedure. Per esempio, nel caso della SCIA, sfruttando il concetto di sussidiarietà, è necessario trasferire al professionista la responsabilità di dare il via libera, evitando così iter burocratici interminabili. Poi c’è la questione delle mancanza delle tariffe di riferimento che crea un serio problema ai professionisti italiani”, ha ricordato Zambrano. È necessario quindi individuare meccanismi che consentano a chi vuole investire e fare impresa di avere tempi certi e brevi.

Un Piano Nazionale e un censimento del dissesto idrogeologico
“E necessario un piano nazionale un coordinamento unico che elimini, tra le altre cose, le grandi differenze esistenti tra varie regioni italiane, tra quelle che si impegnano su questo tema e altre che lo trascurano. Serve, inoltre, che le attività economiche procedano di pari passo alla valorizzazione del territorio”, ha detto Andrea Sisti, Presidente dell’Ordine dei Dottori Agronomi e Forestali. Leggi anche Dissesto idrogeologico, ecco quali sono le due azioni indispensabili.

“Sempre in tema di dissesto idrogeologico è necessario un puntuale censimento delle zone a rischio che consenta, con interventi mirati, di prevenire disastri quali quelli verificatisi negli ultimi anni”, ha detto Maurizio Savoncelli, Presidente del Consiglio Nazionale Geometri e Geometri Laureati.

Rifiuti: analisi su tutto il territorio
Il Presidente dell’Ordine dei Chimici, Armando Zingales, ha evidenziato che “i professionisti italiani sono pronti a fare la loro parte. Serve uno screening analitico su tutto il territorio. Più in generale, servirebbe un sistema nazionale che regolasse, ad esempio, lo spostamento di rifiuti da regione a regione”.

Si tratta comunque sempre di parole. Senza nulla togliere alle buone intenzioni dei partecipanti, attendiamo fatti concreti. Gli stimoli su rifiuti e dissesto idrogeologico dovranno essere raccolti dal Governo. E messi in pratica. Abbiamo però riscontrato anche opinioni positive sull’operato del Governo: leggi l’intervista all’Ing. Soccodato,, dell’Alta Scuola di Perugia e componente del Comitato scientifico di Esonda 2013: Filippo Soccodato: “Sul dissesto idrogeologico dallo Stato non intralci, ma aiuti”.

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