Motivi di carattere ecologico ed economico hanno reso i temi del risparmio energetico delle costruzioni e dell’impiego razionale delle risorse di strettissima attualità non solo tra i tecnici e gli addetti ai lavori, ma anche dal “grande pubblico”. Tra gli ultimi e più importanti strumenti per incentivare la riqualificazione energetica degli edifici esistenti non è possibile non citare i c.d. Ecobonus, che consentono una detrazione del 65% sull’imponibile IRPEF a favore di coloro che eseguono interventi di risparmio energetico su abitazioni esistenti; materia di cui questo quotidiano si è occupato più volte (consulta la Pagina Speciale Detrazione 65% ed Ecobonus).

Ma non solo. Oltre alla Detrazione 65% prorogata fino al 31 dicembre 2014 dall’ultima Legge di Stabilità, va ricordata anche un’altra tipologia di incentivo: il Conto Termico. Introdotto quest’anno, esso prevede un rimborso fino al 40% delle spese sostenute per interventi volti alla produzione di energia termica da fonti rinnovabili (consulta la Pagina Speciale Conto Termico).

Tuttavia, nonostante queste iniziative, in Lombardia gli edifici in classe energetica G (la più inquinante ed energivora) sono il 50,95%, mentre quelli certificati nelle classi più ecosostenibili (vale a dire A+, A e B) sono, in totale, soltanto il 5,91%. Tali informazioni sono riferite ai soli fabbricati dotati di Certificazione Energetica; quindi è lecito pensare che, se il paragone fosse esteso all’intero patrimonio edilizio, i numeri sarebbero ancor più negativi, poiché le costruzioni ancora sprovviste di ACE sono quelle più obsolete.

Analizzando i dati forniti da Finlombarda e Rete Irene il quadro che ne emerge è allarmante. In Lombardia gli immobili residenziali che hanno più di 30 anni sono 3.300.000 (circa il 75% del totale), di queste abitazioni oltre il 47% non ha mai subito interventi di riqualificazione energetica, quindi consuma ed inquina molto più di quanto dovrebbe. Si tratta di edifici costruiti in periodi in cui il tema del risparmio energetico non veniva considerato e pertanto il giusto comfort interno veniva ottenuto a fronte di ingenti consumi. Tali costruzioni sono caratterizzate da impianti di riscaldamento obsoleti e poco efficienti, murature scarsamente o per nulla isolate, infissi esterni non adeguati, ed arrivano a consumare fino a 3 volte in più rispetto ad un edificio nuovo.

Tutto ciò fa sì che il fabbisogno energetico medio di un appartamento a Milano sia da 1,5 a 3,5 volte superiore rispetto ad altre città europee come Berlino, Parigi, Vienna o Zurigo, dove le temperature sono più fredde e l’energia costa meno. Un appartamento lombardo di 80 mq consuma mediamente 1.600 mc di metano all’anno, uno svizzero o austriaco ne consuma solo 400.

Una delle cause di tale situazione va ricercata nel modello di incentivazione fin qui adottato: esso non ha risolto in maniera efficace il problema degli alti consumi/alto inquinamento caratteristico di buona parte delle costruzioni italiane.

Questi provvedimenti si configurano come una sorta di “rimborso spese” delle opere già eseguite e pertanto risultano essere accessibili solo da chi possiede risorse economiche tali da poter finanziare l’intervento. Così facendo, gli sgravi fiscali/contributi non riescono ad arrivare là dove ce ne sarebbe più bisogno: in quegli edifici ormai datati, i cui proprietari non dispongono dei mezzi necessari ad intraprendere lavori di riqualificazione, molto spesso a causa del perseverare della crisi economica.

Inoltre, per poter costituire i necessari fondi incentivanti, lo Stato attinge da tutti, anche dai soggetti economicamente più deboli (utilizzando per esempio l’addizionale sul prezzo del gas), per dare ai pochi che hanno mezzi per attuare gli interventi. In questo modo vengono soltanto sottratte risorse ai consumi senza risolvere in maniera decisiva la questione del risparmio energetico in edilizia.

Per poter superare questi limiti occorre considerare un punto fondamentale: se un intervento di riqualificazione è stato ben progettato, sia sotto il profilo tecnico sia sotto quello economico, esso si ripaga da solo in pochi anni (in molti casi meno di 3).

Pertanto, come sottolineato dal vicepresidente di ANTA, non si richiederebbero più sgravi fiscali, ma un efficiente accesso al credito istituendo un “fondo di rotazione” come garanzia al prestito bancario. La banca erogherebbe al beneficiario i fondi necessari alla completa realizzazione delle opere, da restituire nel tempo di ritorno dell’investimento. Una volta rimborsato il prestito, questo tornerebbe disponibile per finanziare altri interventi. Tale modello offrirebbe molteplici vantaggi: permetterebbe una diffusa riqualificazione energetica del patrimonio edilizio, creerebbe maggior lavoro e reddito per gli attori interessati, consentirebbe a quanti ne usufruissero di ottenere maggiori risparmi ed aumenterebbe il valore economico dell’immobile.

Un metodo di finanziamento simile, ma i cui effetti reali sono ancora ampiamente da verificare, è costituito dal cosiddetto “Pacchetto Casa” introdotto dalla Legge IMU entrata in vigore il 30 ottobre scorso: la Cassa Depositi e Prestiti, grazie ad uno stanziamento di 2 miliardi di euro, garantirà i mutui per l’acquisto di abitazioni in classe A, B e C e per la riqualificazione energetica degli edifici esistenti.

Le argomentazioni sopra esposte non pretendono di sostenere che Conto Termico e Detrazione 65% siano incentivi del tutto inutili, in quanto contribuiscono in qualche modo al miglioramento energetico dei fabbricati e producono lavoro; emerge però che l’adozione di misure alternative sia molto più efficace e conveniente tanto per i cittadini quanto per il Paese.

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