riforma dei lavori pubblici

Continua il momento difficile dell’industria italiana delle costruzioni. Secondo Federcostruzioni, l’associazione di scopo in cui si riconosce oltre il 90% della filiera produttiva del settore edile, dal 2008 – anno di inizio della crisi – al 2012 il valore della produzione del settore si è ridotto di un quarto, con una perdita di 80 miliardi di euro. È quanto emerge dal Rapporto 2013 su “Il sistema delle costruzioni in Italia“, realizzato sulla  base dei dati raccolti direttamente presso le associazioni e le federazioni dei diversi segmenti produttivi e presentato oggi a Roma oggi dal presidente di Ance e Federcostruzioni Paolo Buzzetti alla presenza del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Maurizio Lupi.

Secondo l’analisi, nel 2012 il valore economico generato dal sistema italiano delle costruzioni è stato pari a 440,3 miliardi di euro. Al netto dei servizi esso si riduce a 359 miliardi di euro.

Sempre nel 2012, rispetto all’anno precedente, quando la produzione realizzata era stata di 382 miliardi, il calo è stato del 7,3%. Il che vuol dire una perdita di quasi 23 miliardi di euro in un solo anno.

E la situazione poteva essere ben peggiore se a limitare il crollo non ci fosse la domanda estera.

La filiera delle costruzioni – sottolinea il presidente di Federcostruzioni Paolo Buzzetti – presenta infatti una virtuosa bilancia commerciale, pari a 35 miliardi di euro, senza la quale la perdita del Sistema delle costruzioni sarebbe stata sensibilmente più elevata”.

A fronte di un livello di importazioni intorno al 4%, corrispondente a 19,6 miliardi di euro, le imprese della filiera italiana del settore edile hanno venduto oltre confine materiali, servizi tecnologie e impianti per un totale di 54,6 miliardi di euro, pari al 37% di tutta la produzione annua e il 12% del totale delle esportazioni nazionali.

Complessivamente, per il 2013, Federcostruzioni stima un ulteriore calo del 4%. Negative restano anche le previsioni per il 2014, anche se la contrazione risulta più contenuta: il settore resterà in recessione, registrando una riduzione del valore della produzione del 2,9%.

Niente da fare – ha commentato Buzzettisenza politiche di sostegno alle costruzioni il Paese non potrà uscire rapidamente dalla recessione e i tempi della ripresa si allungheranno invece di accorciarsi. Lo scenario che emerge dal Rapporto deve preoccupare, perché da sempre l’edilizia è un termometro attendibile di quello che sta avvenendo nel Paese. E se i numeri dicono che anche nel 2014 proseguirà il calo della produzione vuol dire che non vi saranno cambiamenti nella struttura della domanda, almeno sul piano quantitativo”.

Dal Rapporto, oltre a una forte propensione all’export, emerge soprattutto una profonda sofferenza del sistema per il calo della domanda e per gli effetti deleteri del credit crunch. “La mancanza di liquidità e la chiusura del sistema bancario verso il nostro settore – ha aggiunto Buzzetti – costituiscono i fattori che maggiormente incidono sulle possibilità di una ripresa produttiva. Viceversa si riscontra un’ampia predisposizione verso il ricorso a una  sempre maggiore innovazione, in direzione di un diverso modo di produrre e di costruire, dove la sostenibilità, l’efficientamento energetico, l’attenzione a soluzioni costruttive di tipo nuovo sono i fattori decisivi della competitività”.

Per il presidente di Federcostruzioni determinante risulterà “la capacità del sistema di intercettare le risorse della programmazione dei fondi europei 2014 – 2020,così come le scelte che verranno fatte in materia di fiscalità immobiliare. Le politiche abitative degli ultimi anni accompagnate da una fiscalità punitiva hanno trasformato il bene primario degli italiani in un sogno proibito comportando non poche conseguenze sul piano sociale. È arrivato quindi il momento di ridare alla casa quello status di sicurezza e accessibilità che ha caratterizzato la storia sociale ed economica del Paese”.

Dal Rapporto, che raccoglie le istanze delle diverse componenti produttive delle costruzioni, emerge infine una chiara e diffusa consapevolezza che un rilancio del sistema delle costruzioni italiane sia per il Paese non solo una condizione necessaria, ma soprattutto una carta da giocare perché vincente. “In quanto – come ha ricordato Buzzetti – è l’unico settore economico che è in grado di attivare, attraverso l’acquisto di beni e servizi, circa l’80% dei settori economici e il cui investimento produce un effetto moltiplicatore pari ad oltre tre volte (fra effetti diretti, indiretti e indotti) il proprio valore”.

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