Vasco Errani
Vasco Errani

Di fronte al rischio frane e di dissesto idrogeologico, occorre un piano nazionale per la salvaguardia del territorio. Lo ha detto Vasco Errani dopo l’allarme neve che ha bloccato il paese. Il Presidente della Conferenza delle Regioni critica anche la Protezione civile e le Ferrovie dello Stato per il comportamento tenuto durante l’emergenza dei giorni scorsi.

 

La richiesta, rivolta al Governo, è partita il 15 febbraio dall’aula dell’assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna, dove Errani ha fatto il punto sull’emergenza neve dei giorni scorsi: passato l’allarme neve, bisogna affrontare il rischio di frane e dissesto idrogeologico, soprattutto in Appennino. Il Presidente dell’Emilia-Romagna e Presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, ritiene fondamentale un piano di salvaguardia del territorio a livello nazionale.
“Ora dobbiamo affrontare il tema del rischio frane, della messa in sicurezza delle strade e del dissesto idrogeologico- avverte Errani – serve un piano straordinario di messa in sicurezza del territorio, in cui tutte le istituzioni partecipano con le loro priorità a un intervento di prevenzione”.

 

Stato di crisi e aumento delle accise
Errani arriva al nocciolo della questione, dal punto di vista economico e punta l’indice sulla legge n.10 del 2011: “È ingiusto che la dichiarazione dello stato di crisi nazionale faccia scattare immediatamente l’aumento delle accise”. Il Presidente ricorda poi che su questo tema il governo si è impegnato a cercare la giusta misura in questo paese. Il problema è il fondo nazionale di protezione civile, che stato azzerato tre anni fa.
Errani ha fatto un esempio molto chiaro delle ripercussioni del meccanismo che si innesca:
– nonostante le eccezionali nevicate e gelate dei giorni scorsi per non aumentare le accise, non è stata dichiarata l’emergenza nazionale;
– senza lo stato di crisi nazionale serve un più lungo provvedimento legislativo per intervenire sulle agevolazioni nella fiscalità delle imprese delle zone colpite. Per lo slittamento delle rate fiscali e contributive in favore delle imprese “serve un provvedimento legislativo perché non abbiamo chiesto l’emergenza nazionale, dal momento che sarebbe scattato automaticamente l’aumento delle accise”.

È un meccanismo assolutamente negativo e controproducente. Per risolvere il problema, comuni e province potranno contare sull’intervento dello Stato. Afferma Errani: “Giovedì scorso ho condiviso col governo che i costi pubblici della prima emergenza saranno a carico dello Stato. Ora bisogna definire la copertura, nella difficile relazione con i meccanismi del patto di stabilità”.

 

La Protezione civile
La lunga ed eccezionale emergenza di neve e ghiaccio ha dato “la conferma che le nuove norme di protezione civile non funzionano, la legge 10 del febbraio 2011 ha burocratizzato la protezione civile”. Errani sottolinea che qualcosa andava cambiato: la protezione civile “ha fatto male” a occuparsi dei grandi eventi sportivi. È necessario “bisogna definire cos’è una emergenza” e tornare a far funzionare il sistema di intervento. La protezione civile, “deve avere chiare le linee guida di gestione e di governo” e “non mi ha convinto il fatto che venerdì 10 febbraio ci fossero 600 mezzi e 1.200 persone a Roma in attesa di qualche centimetro di neve. Un signore in Appennino mi ha detto, di fronte a due metri di neve: ‘A Roma noi andiamo a spalare in ciabatte’”.

“Con il dipartimento nazionale di protezione civile – ha aggiunto Errani – abbiamo lavorato bene, ma occorre definire in dettaglio la governance dell’emergenza: se è comunale è in capo al Sindaco, se è regionale è in capo alla Regione, se è nazionale per gravità, non per territorio, deve fare capo al dipartimento nazionale. la catena di comando non si può spezzettare”. Appunti, ma anche importanti riconoscimenti per il lavoro svolto: Errani ha ringraziato tutto il sistema di protezione civile che in Emilia-Romagna “ha funzionato”, grazie alla strutturata organizzazione regionale e alla sua colonna mobile, in rete con altre forze, anche di altre regioni, compreso l’esercito.

 

La questione dei danni e il problema FS
Resta aperta la questione dei danni: “Nessuno è in grado di far fronte ai danni dei privati, né i comuni, né le province, né la Regione. Devono scattare alcuni sistemi”, come il fondo nazionale che deve essere anticipato per l’agricoltura, mentre per il “Recupero e ripristino delle strutture servono misure di accesso al credito”.
Particolarmente duri gli accenti di Errani riguardanti le ferrovie e proprio a supporto delle multe, la Regione sta preparando anche un dossier sui disservizi delle FS nei giorni dell’emergenza neve. Dopo l’annuncio delle sanzioni, fatto dall’assessore regionale ai trasporti Alfredo Peri, anche Errani si scaglia contro il gruppo FS per i disagi delle settimane scorse. “Faremo un report su Trenitalia e Rfi per evitare di sparare sciocchezze. Sono comprensibili i ritardi ma non e’ ammissibile che il 50% dei treni sia da riparare e non è accettabile che il sistema di informazione sia stato così carente”. Allo stesso tempo, però, Errani ci tiene a precisare che il caso del convoglio fermo per sette ore nella neve a Forlimpopoli è stao (per fortuna) un caso unico.
Il Presidente ribadisce poi che nei giorni dell’emergenza neve “non abbiamo avuto problemi nella pulizia dei binari. Magari lo avessimo avuto, perché quello era assolutamente garantito dalla protezione civile”. Il problema, invece, “è strutturale e riguarda il materiale rotabile delle FS, che è vecchio e ha in media 30-35 anni. Ma nessuno può dire che non abbiamo segnalato il problema per tempo: da due anni non ci sono investimenti a livello nazionale, mentre noi abbiamo investito 250 milioni in nuovo materiale rotabile”. Dunque, “porremo il problema al governo perché è un nodo strategico e serve un intervento sul piano nazionale. Solo con le nostre forze non possiamo assicurare il salto di qualità che serve”. Ancora oggi però i treni regionali viaggiano al 70%: ”Avremo problemi ancora per diversi giorni – ha detto Errani – se il problema sono i treni rotti non si risolve solo perché non nevica più. il problema è più complesso, e strategico. servono investimenti nazionali”.

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