Grazie alla disponibilità di Gaia Merguicci di Mioaffitto.it, ci è stato possibile analizzare la situazione in Calabria in merito all’obbligo di inserire l’indice di prestazione energetica e la classe energetica negli annunci immobiliari di locazione pubblicati sul portale. Quello che ne è venuto fuori è un vero Far West, dove ognuno fa un po’ ciò che vuole con l’APE, nonostante siano in vigore dal 6 giugno 2013 sia l’obbligo che le sanzioni amministrative per chi lo violi che vanno da 500 euro a 3.000 euro, in base a quanto disposto dal decreto legge 4 giugno 2013 n. 63 (leggi anche APE, ecco i rischi e le sanzioni per il tecnico certificatore … e non solo!).

Al 31 ottobre 2013 gli annunci attivi totali relativi ad immobili situati nel territorio calabrese risultano essere 705, di questi solo 204, ovvero il 29%, contengono correttamente l’indicazione sia dell’indice di prestazione energetica che la classe energetica, come previsto dalla legge.

Il restante 71%, 501 annunci, risulta essere fuori norma. In particolare di questi 501, 376, il 53%, sono corredati di sola classe energetica, ma non presentano l’indice, paventando la possibilità che l’assegnazione possa essere arbitraria e non determinata in base ai calcoli di un professionista abilitato, e addirittura 125 ignorano completamente l’obbligo omettendo sia classe che indice, circa il 18%.

Nelle province la situazione è variegata. Vibo Valentia risulta la più virtuosa con il 65% di annunci regolari e il 35% di annunci irregolari con indicazione della sola classe, mentre non compaiono annunci senza alcun tipo di informazione sulla prestazione energetica. Tuttavia il campione è molto basso, si tratta di soli 46 annunci.

All’opposto Crotone, fanalino di coda, che a fronte di un nutrito campione di annunci, ben 172, se ne contraddistingue solo il 6% a norma, il resto degli annunci, ben il 94%, non è regolare, il 60% perché riporta solo la classe, il 34% perché ignora totalmente le prescrizioni di legge.

Nel mezzo troviamo una quasi-virtuosa Reggio Calabria, che a fronte di 180 pubblicazioni, ha il 59% di annunci regolari, il 33% di annunci con solo la classe e il rimanente 8% senza alcuna indicazione. Male anche Cosenza, ma meno di Catanzaro. Cosenza, infatti, su 108 annunci pubblicati ne ha il 24% regolari e il 76% irregolari di cui il 49% con indicazione della sola classe e il 27% irregolari senza informazioni. Disastrosa la situazione di Catanzaro, ma meno che a Crotone: solo l’8% degli annunci è regolare, mentre il 92% risulta non esserlo, con l’83% senza indice di prestazione energetica, il restante 9% senza indice e classe.

Ci sarebbero da analizzare anche i motivi che causano la situazione così come è stata rilevata. Certamente il primo è da addebitarsi ad una cultura in materia da parte dei cittadini che non è ancora maturata. Mentre in altre regione d’Italia, per non parlare del resto d’Europa, richiedere o fornire informazioni sulle prestazioni energetiche in edilizia è abbastanza scontato, da noi (e lo dico da calabrese) viene ancora visto come un mero adempimento burocratico, l’ennesima tassa da pagare ad uno Stato detrattore, anche se in questo caso di tassa non trattasi.

Le istituzioni, dal canto loro, non hanno mai promosso lo sviluppo di questa cultura in modo convincente, anzi in alcuni casi manifestando addirittura assenza, in particolare le istituzioni regionali, che detengono molte delle deleghe in materia. Se si pensa che circa il 40% delle emissioni di CO2 in Europa provengono dal settore immobiliare e che l’aumento delle emissioni degli ultimi anni è strettamente legato alla formazione di eventi meteorologici straordinari, il buon senso suggerirebbe a tutti il massimo sforzo nella promozione dell’efficienza energetica. E invece si è venuta a creare una situazione in cui l’Europa, questa volta giustamente, ha imposto di migliorare e promuovere l’efficienza energetica in edilizia attraverso le sue direttive, il Parlamento italiano ha ratificato quelle direttive, ha stabilito regole e metodologie ma ha anche imposto obblighi e sanzioni.

Le Regioni, infine, che dovevano dare piena attuazione, spesso non hanno saputo organizzarsi, attuare politiche di incentivazione, informare i cittadini sulla bontà delle misure intraprese, oltre che effettuare controlli sulla serietà e professionalità dei soggetti coinvolti. Serietà e professionalità che in molti casi sono state (e sono) scarse e approssimative e hanno causato, invece che la diffusione, lo screditamento di tutto il settore. Situazioni di evidente e diffusa illegalità, come nel caso degli annunci, spesso hanno radici che vengono da molto lontano, ma che sono davanti agli occhi di tutti.

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