Per la demolizione di immobili abusivi nelle aree a più grave rischio idrogeologico, il Governo ha stanziato risorse per 10 milioni di euro nella Legge di Stabilità 2014 attualmente in discussione che ieri è stata licenziata dalla Commissione bilancio, dopo essere rimasta “parcheggiata” circa un mese.

Saranno i Comuni ad avere la responsabilità di individuare le aree nelle quali le condizioni di fragilità del territorio rendono più urgente intervenire con operazioni di demolizione degli immobili abusivi. Le zone interessate saranno quelle classificate a rischio elevato (R3) e molto elevato (R4).

È la prima volta che succede, dice il presidente del Consiglio nazionale dei geologi Gian Vito Graziano che parla di “una grande opportunità”.

“Siamo dinanzi ad un segnale importante. Stavolta i soldi ci sono, ora si trovi finalmente il coraggio di stare dalla parte della gente e della sicurezza del territorio”, ha continuato Graziano.

I 10 milioni necessari alla lotta all’abusivismo edilizio saranno prelevati da un fondo, istituito nel lontano 2005, per il miglioramento della qualità dell’aria e la riduzione delle emissioni di polveri sottili nei centri urbani.

La lotta all’abusivismo edilizio, nell’arco di 12 anni (2000-2012) ha visto la notifica di oltre 45.000 ordinanze di demolizione ma di queste solo poco più del 10% del totale sono state portate a termine con l’effettivo abbattimento degli immobili abusivi.

Dal 2003, anno dell’ultimo condono edilizio, fino al 2011 oltre un quarto di milione di case ed edifici abusivi sono sorti nel nostro Paese, spesso edificate in zone a rischio idrogeologico. A ingrassare sono state le mafie con un giro d’affari stimato dal Cresme di oltre 18 miliardi di euro. Ma non basta. I dati non tengono infatti conto di tutto il pregresso, ossia dei fabbricati abusivi edificati prima del 2003.

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