In questi giorni ampio spazio è stato dato sui principali organi di informazione web al recente comunicato dei Consulenti del Lavoro a proposito del POS obbligatorio per i professionisti  a partire dal 1° gennaio 2014.

In sintesi, se gli oltre 2 milioni di liberi professionisti italiani dovessero noleggiare un POS per ottemperare all’obbligo di legge, i Consulenti del Lavoro stimano che le banche incasserebbero complessivamente circa 2 miliardi extra. Un bel gruzzolo, non c’è che dire.

I professionisti iscritti all’albo, infatti, dovrebbero mettere mano al portafogli due volte. La prima volta al rilascio del dispositivo POS (150 euro), la seconda volta ogni anno per il pagamento del canone: altri 150 euro circa. Totale 300 euro.

Ma c’è di più. Secondo i consulenti del lavoro “cosi come è strutturata la norma (legge 221 del 17 dicembre 2012), i professionisti dovranno accettare solo bancomat, escludendo quindi le carte di credito, che invece avrebbero potuto essere più utili per i pagamenti delle fatture visto che non hanno limiti giornalieri di utilizzo. Comunque, oggi il 90 per cento delle transazioni tra professionisti e clienti avviene tramite bonifico ovvero assegno bancario; anche alla luce del limite di utilizzo del contante esistente in Italia”.

A margine di queste notizie, diventa sempre più difficile non pensare a una misura che, in fin dei conti, favorisce le banche, non serve a combattere l’evasione fiscale e vessa ulteriormente una categoria, quella dei professionisti, che sopportano ogni giorno uno stillicidio di norme contra personam che ha dell’incredibile (leggi anche POS obbligatorio per i professionisti dal 2014: gioverà solo alle Banche?).

Solo qualche giorno fa si sottolineava, sulle pagine di questo quotidiano, che il Fisco italiano è il più severo nei confronti dei liberi professionisti in tutto il Vecchio Continente (leggi in proposito Professionisti uguale evasori? Il cono d’ombra da cui bisogna uscire).

E poi ci sono una serie di elementi che rendono questa misura ancora più astrusa e incomprensibile. Primo, la mancanza di sanzioni. Che senso ha, ci domandiamo, imporre un obbligo senza prevedere delle sanzioni per chi non lo rispetta? Non si distorce anche in questo modo il mercato? È un po’ come se si dicesse che, sì, esiste il limite dei 130 km/h in autostrada e va rispettato, ma poi si tolgono autovelox e sistema tutor. E chi rispetta l’obbligo imposto dallo Stato che vantaggio ne ha rispetto a chi non lo fa? Mistero! (leggi anche POS obbligatorio professionisti: niente sanzioni per chi non lo adotta).

Secondo punto di non sense. Come si pensa di mettere in condizione i professionisti di ottemperare all’obbligo del POS? A oggi manca qualsiasi indicazione ufficiale e il previsto decreto attuativo del Ministero dello sviluppo e delle Finanze è ancora tutto da fare.

E in questo susseguirsi di notizie e di appelli da parte di professionisti, sindacati e associazioni, nessuno dal Governo ha ancora sentito la necessità di spendere una mezza parola sulla questione, quasi fosse di nessuna importanza  … “e che saranno mai 2-300 euro all’anno in più per i professionisti?” Si staranno forse domandando ai piani alti di Palazzo Chigi.

di Mauro Ferrarini

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