Professionisti

È l’equazione professionista = evasore che ha portato al POS obbligatorio per i professionisti. Ed è l’abitudine diffusa negli ultimi anni a considerare le professioni ordinistiche non centrali per lo sviluppo del Paese. In realtà, bisognerebbe invertire la rotta e iniziare a considerare i professionisti e il loro lavoro una risorsa per lo sviluppo del Paese e non un impedimento, un pericolo. La responsabilità è anche nostra, cioè dell’opinione pubblica, ma lo Stato, con i provvedimenti più recenti, non ha fatto nulla per impedire che si diffondesse questa nomea.

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È vero, ci sono i casi in cui l’evasione fiscale si è vericata e si verifica, ma non si può fare di tutta l’erba un fascio e fare un discorso generalista. Il Rapporto EU.R.E.S. 2012 (Ricerche economiche e sociali) ci diceva che a evadere quotidianamente le tasse sono gli avvocati (nel 42,7% dei casi), i medici (nel 34% dei casi), i veterinari (25,3%), i commercialisti (nel 23,5%) e i notai (che, evadendo solamente nel 19,6% dei casi, sarebbero a tutti gli effetti da considerare tra i professionisti più virtuosi d’Italia). Non sarebbero da meno i professori che fanno lezioni private (nel 90% dei casi) né bar e ristoranti.
Di fatto, i Professionisti sono stati colpiti ultimamante da una serie eccessiva di spese, più di altri. Non è questo il modo per combattere chi evade.
Il discorso è complesso. Le tasse da pagare sono tante, troppe, come per altre categorie: è necessario, in generale, costruire un sistema che dia la possibilità di contribuire alla salute dello Stato sia di investire sulla propria attività per svilupparla. E non è il “meno tasse per tutti” di Berlusconi, ma il desiderio di vedere un sistema che funzioni correttamente e che non costringa professionisti, commercianti, imprenditori a evadere. Gli italiani sono anche biricchini e sono un pò malati di evasione (leggi: molti evaderebbero comunque) ma se il Governo lavorasse trovando soluzioni eque, ci sarebbe speranza.

La PA è una tomba fatta di procedimenti burocratici insuperabili; la Previdenza è troppo tassata (quello italiano nei confronti dei Professionisti è il trattamento fiscale peggiore dell’intera UE); i fondi delle Casse rimangono fermi o non vengono utilizzati per opere utili e strategiche. Questo è quello che è successo negli ultimi anni.

Le Professioni propongono un nuovo modello di sviluppo per favorire la ripresa. E c’è il rischio che sia l’ultima chiamata prima del default, come sostiene il Presidente degli Ingegneri Zambrano. Rincara la dose Marina Calderone, Presidente del Cup (Comitato unitario delle Professioni): “La macchina dello Stato non funzionerebbe senza il nostro contributo, eppure quello stesso Stato a noi chiede solo collaborazione e intermediazione gratuite”.

Ma qual è la proposta concreta delle Professioni? A questa domanda risponde un Tecnico: Armando Zambrano, sempre molto presente nel dibattito relativo a problematiche e questioni di attualità, sulle pagine del Sole 24 Ore del 19 novembre. Ecco la sua proposta: “Liberare le risorse e sburocratizzare un Paese ostaggio dei bizantinismi: queste sono le urgenze vere. Sul primo punto proponiamo di affidare ai professionisti lo sblocco delle opere e dei cantieri (ovviamente sotto la loro responsabilità, e non per i progetti strategici) un po’ come avviene già in Baviera del resto”. Quanto alla semplificazione normativa, prosegue Zambrano: “Credo che i tempi siano maturi per affidare la produzione delle norme tecniche, semplici e chiare, all’organismo Uni, per portarle poi all’ente europeo di formazione e chiudere il cerchio lì”. E conclude: “O si fa questa rivoluzione culturale o questo paese morirà, tra un anno o tra cinque, dopo aver dato fondo agli ultimi risparmi”.

Concretamente: dove troviamo i soldi? Le Casse Previdenziali Professionali hanno un tesoretto che si potrebbe utilizzare da subito per promuovere le grandi opere strategiche per il Paese. Le Casse sono disponibili per contribuire al rilancio dell’Italia a patto che, dichiara, sempre al Sole 24 Ore, il Presidente Camporese dell’Adepp, si condividano progetti e obiettivi e diminuisca la pressione fiscale.

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