Torna l’allarme tra i proprietari di terreni agricoli e immobili rurali strumentali all’attività agricola, classificati nelle categorie catastali C, D, E ed A/10, che rischiamo di tornare a mettere le mani al portafoglio. Al Ministero dell’economia e delle finanze stanno infatti pensando di non cancellare il saldo della seconda rata IMU per questa tipologia di beni immobili, per salvaguardare l’abolizione tout court dell’imposta a carico delle abitazioni principali.

L’opzione è sul tavolo del Ministro Saccomanni e, se confermata, porterebbe al recupero di circa 350 milioni di euro da utilizzare per raggiungere il fatidico numero di 2,4 miliardi: ossia la cifra necessaria per dare copertura finanziaria alla totale cancellazione dell’IMU sulla prima casa.

Ricordiamo che a giugno la prima rata per orti, incolti, immobili strumentali e fabbricati agricoli era stata cancellata, come avevamo indicato in un’infografica su terreni e immobili rurali.

L’abolizione dell’IMU continuerà invece a comprendere i fabbricati rurali destinati ad abitazione principale dal conduttore dell’impresa agricola, purché, ovviamente, risultino già iscritti al catasto.

Ricordiamo che per sapere se il proprio immobile è classificato come “rurale” occorre accertarsi che negli atti catastali a esso riferiti sia presente la lettera “R”.

Il nodo da sciogliere in via XX Settembre è quello del reperimento delle risorse e le ipotesi, compresa quella che coinvolge i beni agricoli e rurali, sono molteplici: dall’incremento degli acconti IRES e IRAP dovuti dalle banche a fine mese all’allargamento del concetto di “casa di lusso” che, a prescindere dal fatto che sia o meno eletta ad abitazione principale, continua a pagare l’IMU normalmente.

Su quest’ultima ipotesi è nota l’avversione da parte del PDL, a cui si aggiunge la difficoltà tecnica di definire ulteriori criteri per definire “di lusso” un’abitazione che non rientra nella categorie catastali A/1, A/8 e A/9.

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