Il Corriere del Veneto ha pubblicato ieri un articolo che posa un altro mattone della lotta tra Architetti e Geometri per le competenze professionali. “Si dice che non corra buon sangue tra Architetti e Ingegneri. Ma a quanto pare non va meglio con i Geometri”: è l’incipit dell’articolo, firmato A. Belt. Non è solo un “a quanto pare”, ma un dato di fatto che non c’è un buon rapporto tra Geometri e Architetti.

La conferma, che getta ancor più carne al fuoco della disputa, la fornisce una sentenza del TAR Veneto. Il Tribunale ha accolto il ricorso dell’Ordine degli Architetti della Provincia di Treviso contro il Comune di Crocetta del Montello (Treviso) che, nel lontano 1998, conferì a un geometra il compito di redigere la variante del Piano Regolatore (PRG) ai fini della sistemazione della zona artigianale. Era necessario individuare tratti di strada di collegamento e ridistribuire la zona su cui si interveniva. Da precisare che la variante fu realizzata.

Da precisare anche il fatto che gli Architetti si sollevarono, considerando l’azione contraria alle leggi che stabiliscono le competenze delle varie categorie professionali.
Come altre volte fatto notare (in alcuni senza troppa grazia) dagli Architetti, giustamente molto gelosi delle proprie competenze, secondo la legge i Geometri possono progettare manufatti, ed esercitare le connesse attività di vigilanza e direzione, solo se si tratta di manufatti di valenza modesta. Se un progetto prevede il possesso di competenze complesse, il geometra non lo può seguire.

E la variante del PRG richiede competenze complesse. Il che significa che solo Architetti e Ingegneri (cioè professionisti laureati) possono seguirne il progetto.

L’intervento ha richiesto la consulenza del genio Civile e dell’ULSS (Azienda Unità Locale Socio Sanitaria) e il TAR ha motivato la propria decisione sottolineando il fatto che si tratta di un intervento che richiedeva le competenze specifiche di professionisti laureati.

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