I dati: negli ultimi cinque anni di crisi anche la produzione di rifiuti è diminuita del 5% e, contemporaneamente, la raccolta differenziata è cresciuta del 30%.

Le conseguenze: negli ultimi 13 anni, a partire dal 2000, il costo dello smaltimento dei rifiuti urbani in bolletta è cresciuta della percentuale monstre del 67% e nell’ultimo anno la TARES (che sarà sostituita dalla Service Tax a partire dal 2014) è costata alle tasche degli italiani 2 miliardi di euro in più rispetto alle vecchie tariffe della TARSU e della TIA.

A rendere noto il fatto è la CGIA di Mestre, il cui Centro studi ha analizzato la serie storica dei bilanci di 11 Comuni capoluogo di Regione: Ancona, Aosta, Bari, Bologna, Cagliari, Campobasso, Catanzaro, Milano, Palermo, Torino e Trieste.

Se tredici anni fa ogni famiglia pagava mediamente 270 euro, con il debutto della TARES l’esborso medio per ciascun nucleo famigliare dovrebbe attestarsi sui 451 euro.

In base alle rilevazioni della CGIA di Mestre sono essenzialmente due i motivi che hanno provocato questo aggravio di spesa. Da un lato va considerata la maggiorazione di 30 centesimi al metro quadro inserita con la TARES che hanno finanziato i c.d. servizi indivisibili e, dall’altro, il fatto che la TARES deve assicurare un gettito in grado di coprire  interamente il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti, vincolo non previsto con l’applicazione della TARSU.

L’elaborazione sui dati ISTAT del Centro Studi CGIA Mestre mostrano che, per la copertura del servizio di trasporto e smaltimento dei rifiuti, la TARES ha richiesto risorse aggiuntive per 0,9 miliardi di euro, pari a un +15% rispetto ai costi della TARSU.

Secondo il centro Studi, però, la cifra deve ritenersi sottodimensionata poiché i dati analizzati non tengono conto delle esternalizzazioni da parte di moltissimi Comuni per il servizio di raccolta e smaltimento rifiuti e all’assenza nel totale dei dati della Valle d’Aosta, mancanti.

L’incremento percentuale più significativo sarà  richiesto alle famiglie e alle imprese del Centro (+21,7%), seguite dal Sud (+16,3%) e dal Nord (+12%).

Di Marina Rui Ferro

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1 COMMENTO

  1. Si scarica sui cittadini la negligenza delle aziende interessate allo smaltmento dei r.s.u. poichè scartano un sistema alternativo più economico e non inquinante che considera l’impasto dei rifiuti nel calcestruzzo,dal quale si ottengono blocchi cementizi in qualsiasi forma e misura adatti per molti impieghi.

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