A partire dal 2012, le persone fisiche residenti in Italia che possiedono immobili all’estero, a qualsiasi uso destinati, hanno l’obbligo di versare l’IVIE (Imposta sul valore degli immobili situati all’estero).

Sono tenuti al pagamento dell’imposta IVIE sugli immobili all’estero:

1. i proprietari di fabbricati, aree fabbricabili e terreni a qualsiasi uso destinati, compresi quelli strumentali per natura o per destinazione destinati ad attività d’impresa o di lavoro autonomo

2. i titolari dei diritti reali di usufrutto, uso o abitazione, enfiteusi e superficie sugli stessi

3. i concessionari, nel caso di concessione di aree demaniali

4. i locatari, per gli immobili, anche da costruire o in corso di costruzione, concessi in locazione finanziaria (l’obbligo sussiste dalla data della stipula e per tutta la durata del contratto).

L’imposta è dovuta in misura proporzionale alla quota di possesso e ai mesi dell’anno nei quali si è protratto il possesso (viene conteggiato per intero il mese nel quale il possesso si è protratto per almeno quindici giorni).

L’ammontare dell’imposta è pari allo 0,76% del valore degli immobili.

Se non superiore a 200 euro, l’imposta non è dovuta. In tal caso, il contribuente non è tenuto neanche ad indicare i dati relativi all’immobile nel quadro RM della dichiarazione dei redditi, fermo restando l’obbligo di compilazione del modulo RW.

Per calcolare il limite che dà diritto all’esenzione, si deve fare riferimento all’imposta determinata sul valore complessivo dell’immobile, a prescindere da quote e periodo di possesso e senza tenere conto delle detrazioni previste per l’eventuale credito d’imposta riconosciuto nel caso in cui sia stata eventualmente versata una tassa patrimoniale nello Stato estero in cui è situato l’immobile.

Per evitare doppia imposizione sullo stesso immobile, dall’imposta dovuta è possibile dedurre un credito pari all’ammontare dell’eventuale imposta patrimoniale versata nello Stato in cui è situato l’immobile.

Per gli immobili situati in Paesi appartenenti all’Unione europea o in Paesi aderenti allo Spazio economico europeo che garantiscono un adeguato scambio di informazioni, dalla somma dovuta si detraggono, prioritariamente, le imposte patrimoniali effettivamente pagate nel Paese in cui sono situati gli immobili nell’anno di riferimento.

Inoltre, qualora sussista un’eccedenza d’imposta reddituale gravante su immobili ivi situati non utilizzata (articolo 165 del TUIR), si detrae dall’imposta dovuta in Italia per quegli immobili, fino a concorrenza del suo ammontare, anche un ulteriore credito d’imposta derivante da tale eccedenza.

Il valore dell’immobile
Il valore dell’immobile da prendere in considerazione per il calcolo dell’imposta è costituito, generalmente, dal costo risultante dall’atto di acquisto o dai contratti da cui risulta il costo complessivamente sostenuto per l’acquisto di diritti reali diversi dalla proprietà.

Se l’immobile è stato costruito, si fa riferimento al costo di costruzione sostenuto dal proprietario e risultante dalla relativa documentazione.

In mancanza di tali valori, occorre tener conto del valore di mercato, rilevabile nel luogo in cui si trova l’immobile.

Per quanto riguarda gli immobili acquisiti per successione o donazione, il valore è quello dichiarato nella dichiarazione di successione o nell’atto registrato o in altri atti previsti dagli ordinamenti esteri con finalità analoghe.

Se l’immobile si trova in un Paese dell’Unione europea o in uno Stato aderente allo Spazio economico europeo che garantisce un adeguato scambio di informazioni, il valore è prioritariamente quello catastale, come determinato e rivalutato nel Paese in cui l’immobile è situato ai fini dell’assolvimento di imposte di natura patrimoniale e reddituale. Tale criterio vale anche per gli immobili che sono pervenuti per successione o donazione.

In mancanza del valore catastale, si deve fare riferimento al costo risultante dall’atto di acquisto e, in assenza, al valore di mercato rilevabile nel luogo in cui è situato l’immobile.

Le agevolazioni per l’abitazione principale
Per l’abitazione principale e per le relative pertinenze si applica l’aliquota ridotta dello 0,4%.

Inoltre, dall’imposta dovuta per l’abitazione principale e per le relative pertinenze si detrae, fino a concorrenza del suo ammontare, l’importo di 200 euro, rapportato al periodo dell’anno durante il quale l’immobile è destinato a tale uso.

Se l’unità immobiliare è utilizzata come abitazione principale da più soggetti passivi, la detrazione spetta a ciascuno di essi proporzionalmente alla quota per la quale la stessa destinazione si verifica.

Infine, per gli anni 2012 e 2013, oltre all’importo di 200 euro, è prevista un’ulteriore detrazione di 50 euro per ciascun figlio di età non superiore a ventisei anni. È necessario, però, che il figlio dimori abitualmente e risieda anagraficamente nell’unità immobiliare adibita ad abitazione principale. L’importo complessivo di questa ulteriore detrazione non può essere superiore a 400 euro.

Il versamento dell’imposta e le modalità di dichiarazione

Per il versamento, la liquidazione, l’accertamento, la riscossione, le sanzioni, i rimborsi e il contenzioso relativi al nuovo tributo, si applicano le disposizioni previste per l’imposta sul reddito delle persone fisiche, comprese quelle riguardanti le modalità di versamento dell’imposta in acconto e a saldo.

Coloro che hanno pagato l’IVIE per l’anno 2011, obbligo che inizialmente era stato previsto dalla legge che ha istituito l’imposta (decreto legge n. 201/2011), possono considerare i versamenti effettuati come acconto per il periodo d’imposta 2012.

Per dichiarare il valore degli immobili situati all’estero il contribuente deve compilare la Sezione XV A del quadro RM del modello Unico Persone fisiche, indicando il controvalore in euro degli importi in valuta calcolato in base all’apposito provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate.

Tutte le informazioni contenute in questo post sono tratte dall’Annuario del Contribuente (aggiornamento luglio 2013) dell’Agenzia delle Entrate. Per leggere tutti gli articoli dedicati alle Tasse sulla Casa, clicca sul link del nostro Dossier Tasse sulla Casa.

Dal web


Dal web

Gli Speciali

7 Commenti

  1. Non si chiarisce se un cittadino italiano residente in Italia ma con reddito all’estero (quindi senza dichiarazione dei redditi in Italia) è obbligato a fare la dichiarazione dei redditi per poter pagare lIVIE per il possesso di una casa all’estero

  2. non mi e’ chiaro questo punto.
    Per evitare doppia imposizione sullo stesso immobile, dall’imposta dovuta è possibile dedurre un credito pari all’ammontare dell’eventuale imposta patrimoniale versata nello Stato in cui è situato l’immobile.

    esempio pratico.

    APPARTAMENTO A MIAMI – USA.
    VALORE 300.000 EURO
    IMU ANNUA A MIAMI 2% = 6.000 EURO
    TASSA ITALIANA 0,76% = 2.280

    TOTALE DA VERSARE ALLO STATO ITALIANO ZERO IN QUANTO GIA’ PAGATO 6.000 EURO CHE POSSONO ESSERE DEDOTTI DAI 2.280 E DIVENTANO DUNQUE ZERO?

    IN ALTRE PAROLE SI PAGHERA’ SEMPRE E SOLO LA DIFFERENZA TRA 0,76% ITALIANO – % DI IMU STRANIERA?

    IN ALTRI TERMINI PENSO CHE SOLO DOVE NON C’E’ IMU SI PAGHI QUALCOSA. O SBAGLIO?

  3. Salve. Qualcuno mi può aiutare?? sono residente all’estero, precisamente a Malta. Ho acquistato un immobile qui a Malta, vorrei sapere se in caso in cui mi trasferissi di nuovo in Italia e affittassi il mio appartamento, dovrei pagare solo lVIE, o dovrei dichiarare quanto riesco a ricavare dall’affitto e quindi pagare ulteriori tasse???

  4. Salve,

    Ho la seguente domanda. Se hai comprato casa all’estero dove anche risiedi vivi e lavori. E la casa appartiene ad entrambi, ma tua moglie e straniera. Come si applica in questo casa l,’IMU. Vi ringrazio anticipatamente.Distinti

    Silvio

  5. Se si è proprietari di più immobili, per ciascuno dei quali lo 0,76% del valore è inferiore al limite dei duecento, non si paga nulla o i valori degli immobili si sommano e su quello si calcola lo 0,76%?

Scrivi un commento