Quello che fa decidere oggi un giovane laureato il percorso professionale da intraprendere è quasi sempre il caso. Sembrerebbe assurdo e poco edificante per un ingegnere una simile affermazione, eppure, trovarsi al posto giusto al momento giusto, avere un amico che fa partire un nuovo studio professionale e conoscendoti ti chiama; avere qualche parente o conoscente che ti segnala durante una conversazione casuale ad una grossa società; essere scelti o sorteggiati in una short list a cui si era aderito; vincere una gara a cui si è partecipato e mille altre occasioni similari sono la realtà che può segnare l’inizio di una carriera da libero professionista o da dipendente.

Fanno eccezione i “figli d’arte” che possono decidere di salire su una barca già in mare con precisa rotta e farsi trasportare e per i più intelligenti, mettersi ai remi e cercare nuove rotte o quanto meno migliorare quella già intrapresa.

Lavorare è lavorare! La gratifica personale proviene dal fatto di fare quello che piace fare e/o quello per cui si è studiato e poi essere remunerati e giustamente remunerati: non è un discorso di tanto o poco!

Aprire una propria attività dal nulla ed in giovane età professionale con poca esperienza è rischioso sia dal punto di vista economico che professionale. A mio giudizio andrebbe fatto tutto gradatamente, cominciando “dall’apprendistato”. Quindi la scelta del tipo di lavoro (libero professionista o dipendente) è conseguenziale all’esperienza maturata. L’importante è fare quello per cui si è più capaci sia dal punto di vista professionale che umano. Così come non tutti sono portati alla libera professione così molti non sono portati all’essere dipendenti.

Infine il progetto di vita! Come si fa a progettarsi una vita allo stato attuale della nostra società? Prima devono cambiare tante cose a partire dall’alto e via via sempre più in basso.

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