La vicenda del POS obbligatorio per tutti i professionisti ha scatenato e continuerà a scatenare una discussione molto accesa. In linea di massima sono tutti contrari, eccetto coloro che la norma l’hanno realizzata (il Governo Monti). Dopo gli Architetti infatti arrivano anche gli Ingegneri a contestare l’obbligo del pagamento elettronico. Tuona Zambrano, Presidente del CNI: “Una cosa inaccettabile!”: è un ulteriore balzello per i professionisti e per i loro clienti e non  ha nessuna finalità di lotta all’evasione e al sommerso. “(…) Tale lotta non può essere utilizzata come paravento per taglieggiare ulteriormente un sistema professionale che affronta una crisi drammatica senza alcun sostegno pubblico”: nel comunicato stampa pubblicato su Tuttoingegnere.it ci va giù duro il Presidente del CNI, molto di più di quanto non abbiano fatto in precedenza gli Architetti (leggi POS obbligatorio per professionisti, gli Architetti spiegano perchè non si può fare).

Dal 1° gennaio 2014 coloro che effettuano attività di vendita di prodotti e di  prestazione di servizi (anche i professionisti quindi) dovranno accettare i pagamenti effettuati attraverso carte di debito o altri strumenti di pagamento elettronici. Gli ingegneri stimano che  circa 60 milioni di euro possano trasformarsi da reddito dei professionisti a rendita per il sistema bancario.

La novità è frutto del Cresci-Italia 2.0, ovvero il decreto sulla digitalizzazione dell’Italia, fortemente voluto dal Governo Monti e in modo particolare dal Ministro Passera (ex amministratore delegato di Banca Intesa). Sebbene l’attuazione dell’obbligo sia subordinata all’emanazione di alcuni decreti attutivi, questi ultimi potranno prevedere l’estensione a ulteriori strumenti di pagamento elettronici, anche con tecnologie  mobili.

Siamo nettamente contrariafferma con decisione Armando Zambrano. “Questa norma impone un ulteriore balzello a carico dei professionisti. Inoltre, non  ha nessuna finalità di lotta all’evasione e al sommerso, in  quanto la quasi totalità delle prestazioni professionali ha una soglia di valore superiore ai 1000 euro, oltre la quale già ora tutti i pagamenti devono essere tracciabili e quindi fatti con sistemi  di pagamento quali assegni o bonifici”.

I costi per il professionista tecnico
In effetti, basta fare qualche calcolo per accorgersi di quanto sia onerosa questa misura. Al  professionista è richiesto di farsi carico dei  costi di installazione del POS (mediamente intorno ai 100 euro), del pagamento di un canone mensile (mediamente  intorno ai 30 euro) e del pagamento di una commissione su ogni transazione che può superare anche il 3%. Supponendo una commissione media dell’1% su ogni transazione, per le sole prestazioni erogate dai professionisti tecnici nel settore delle costruzioni, si tratta di 60  milioni di euro l’anno!

Sostiene Zambrano: “60 milioni di euro che da reddito per i professionisti si trasformano in rendita per il sistema bancario. Una cosa  inaccettabile. Un ulteriore aggravio per i professionisti senza alcun vantaggio né per  il fisco né per i clienti”.

Il POS non combatte l’evasione
“Noi non siamo contrari alla tracciabilità e alla lotta all’evasione,” prosegue “ma tale lotta non può essere utilizzata come paravento per taglieggiare ulteriormente un sistema professionale che affronta una crisi drammatica senza alcun sostegno pubblico, a differenza di molti altri settori produttivi quali lo stesso settore bancario”.

Il Presidente del CNI sottolinea come gli onorari dei professionisti siano stati ormai ridotti al lumicino dall’abrogazione delle tariffe e da una crisi di mercato che porta gli stessi professionisti, per ottenere gli incarichi, a praticare ribassi medi di oltre il 40% (con punte superiori all’80%) nel settore dei bandi di progettazione.

Gli ingegneri sostengono che il divieto di effettuare pagamenti superiori a 1.000 euro è già  sufficiente a sradicare la quasi totalità dei pagamenti in nero per i professionisti, in particolare  per quelli tecnici, che chiedono l’immediata cancellazione della contestata disposizione e che eventuali misure sostitutive di lotta all’emersione siano introdotte a “costo zero” per i professionisti, già costretti ad affrontare da soli la più grave crisi economica del dopoguerra.

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