L’abolizione della prima e della seconda rata dell’IMU per l’anno 2013 diventerà realtà già oggi pomeriggio dopo la riunione del Consiglio dei Ministri, dove si discuterà del decreto destinato a rivoluzionare la tassazione sugli immobili.

La via è praticamente tracciata e confermata da un tweet del vice premier Angelino Alfano. “Sull’IMU c’è ancora da lavorare fino a mercoledì, ma possiamo farcela”. Ma a fare cosa? Sul tavolo dell’Esecutivo arriverà lo schema di decreto che cancellerà definitivamente la prima e la seconda rata dell’IMU di quest’anno.

Da gennaio 2014 la tassa sulla prima casa sarà sostituita da una nuova imposta (la c.d. Service Tax), che comunque terrà conto delle dimensioni dell’immobile. I dettagli verranno definiti nella legge di stabilità da approvare entro il 15 ottobre 2013.

E proprio la Service Tax sarà la protagonista dell’inizio del nuovo anno. In essa i contribuenti che possiedono seconde e terze case o immobili sfitti troveranno un rincaro, rispetto a chi possiede solo la prima abitazione di residenza. La nuova imposta sarà poi caratterizzata da una “seconda componente” che ingloberà il pagamento dei servizi, compresa la TARES.

Se l’accordo a livello politico per l’abolizione dell’IMU è cosa fatta, appare più fumoso il nodo del recupero delle risorse necessarie ad equilibrare nei conti dello Stato il mancato introito derivante dalla rata di dicembre dell’IMU 2013.

Se il decreto sull’abolizione dell’IMU 2013 passerà, mancheranno all’appello 4 miliardi di euro. Per la prima rata (2,4 miliardi) la soluzione c’è già: maggiore IVA dei creditori statali (1,2 miliardi), settore dei giochi (700 milioni) e tagli alle spese dei ministeri e ai contributi alle imprese (500 milioni). Per gli altri due miliardi sono in cantiere diverse ipotesi che vanno dall’ennesimo ritocco delle accise sui carburanti, sugli alcolici e tabacchi (i “soliti noti”) e, forse, recuperando qualche tesoretto rappresentato da poste inutilizzate per programmi di spesa fermi.

Altra ipotesi sarebbe quella di continuare ad applicare l’IMU alle case di pregio (categoria catastale A1), anche se a conti fatti questa opzione porterebbe nelle casse statali poco più di un centinaio di milioni.

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