Fino all’arrivo del Decreto del fare, il DM n. 1444/1968 ha definito una delle regole inviolabili (si fa per dire) dell’edilizia: le distanze tra le costruzioni. Ebbene, questa legge è stata modificata con l’introduzione nel Testo Unico dell’edilizia dell’articolo 2 bis, il quale permette alle Regioni e alle Province autonome di Bolzano e Trento di prevedere deroghe ai limiti di distanza in edilizia. Le condizioni sono però molto precise.

Molte sono le novità in edilizia contenute nel Decreto del fare, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 20 agosto 2013: leggi il nostro speciale Decreto del fare, le semplificazioni in edilizia.

Il nuovo articolo 2 bis
Il DM 1444/1968 stabiliva che la distanza minima tra gli edifici di nuova costruzione fosse di 10 metri. Per i risanamenti conservativi e le ristrutturazioni lo spazio non doveva essere inferiore a quello tra i volumi edifici in precedenza. Il DM del ’68 definiva inderogabili tali distanze ma ammetteva distanze inferiori per gruppi di edifici oggetto di piani particolareggiati o lottizzazioni convenzionate. In questi casi, il DM consentiva ai Comuni di sacrificare il rispetto delle distanze se questo permetteva di portare altri vantaggi al bene pubblico (per esempio, se permetteva di costruire più aree verdi).

Proprio su questo principio si basa l’articolo 2 bis, che “suggerisce” di derogare le disposizioni del DM 1444 nell’ambito della definizione o della revisione di strumenti urbanistici funzionali a un assetto complessivo del territorio, o anche di aree specifiche.
Sempre in linea con le possibilità di deroga del DM 1444, nel nuovo articolo 2 bis Regioni e Province in questione potranno dare disposizioni in merito agli spazi da destinare a residenziale, produttivo, verde, parcheggi, ecc.
L’interpretazione letterale dell’articolo 2 bis permette a regione o Provincia autonoma di:
– dettare disposizioni sulla deroga delle distanze volute dal DM 1444;
– dettare disposizioni riguardanti gli spazi in cui collocare insediamenti residenziali o produttivi, parcheggi, arre verdi o luoghi per le attività collettive.

Rimane fermo il fatto che le nuove norme del Testo Unico non potranno “schiacciare” il Codice Civile e le disposizioni sulla proprietà.

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5 Commenti

  1. A settanta anni passati, avendo lavorato nel settore dal quale mi sono allontanato per disgusto, mi sembra di non credere ai miei occhi: fa nausea vedere imporre la distanza minima di m 5,00 dal confine e m 10,00 dal fabbricato del lotto limitrofo di una lottizzazione abusiva con fabbricazioni abusive degli anni ’80 legalizzate da Condono 47/85.

  2. Di fatto questa aggiunta al dm 1444 non serve a nulla. Le immense ingiustizie legate alla errata applicazione del dm da parte dei comuni italiani che lascia migliaia di cittadini alla mercè del vicini, non sino state cambiate e la responsabilità oggettiva del comune, neppure presa in considerazione.
    G. Cavinato Presidente Associazione Comitsto 10 metri

  3. di fatto sto x chiedere un ampliamento volumetrico e il tecnico comunale mi ha chiesto di mantenere la distanza di mt 10 che va dal mio garage alla costruzione a farsi.
    e’ corretto oppure quando si parla di distanze si intende distanza tra edifici con propieta’ diverse-

    grazie anticipatamente

    • Lo zelo del tecnico comunale è eccessivo. La distanza tra edifici deve garantire la salubrità pubblica tra due edifici con pareti finestrate, cioè il diritto di una persona di non vedersi costruire troppo vicino. Tenuto presente che lei è proprietario di tutti e due gli edifici il problema non sussuiste. Se le norme comunali sono così rigide da esigere il rispetto delle distanze a prescindere, lei è obbigato a rispettarle perchè se è ovvio che nessuno la denuncerà perche lei gli ruba luce ed aria, il comune potrebbe negarle il permesso a costruire.

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