Qualche mese fa sono state definite e approvate le disposizioni per la selezione degli sponsor per realizzare interventi conservativi sui beni culturali, contenute nel Codice dei beni culturali: il Ministero dei Beni Culturali aveva fornito alcune regole da seguire, sia per i privati sia per la PA. Che fine abbiano fatto quelle regole o quale utilizzo se ne sia fatto è diffcile dirlo. Temiamo che siano servite a poco, infatti, in Italia, nel caso specifico di Pompei, si è reso necessario l’intervento degli stranieri.

Pompei è uno dei siti archeologici più conosciuti del mondo. Col passare degli anni, a causa delle intemperie e della poca manutenzione, si sono accumulati danni, alcuni dei quali, se non si interviene subito, si riveleranno irreparabili.

Dall’estate 2014 verrà così avviato il piano internazionale di lavori, che prenderà il nome di “Pompei Sustainable Preservation Project” e durerà dieci anni.
Il piano di lavoro è “internazionale” perché è promosso e coordinato dal Fraunhofer-Institut für Bauphysik Ibp, dall’Istituto di restauro della Technische Universität di Monaco di Baviera (Tum) e dall’International Center for the Study of the Preservation and Restoration of Cultural Property (Iccrom) con la partecipazione dell’Istituto per i beni archeologici e monumentali del Consiglio nazionale delle ricerche (Ibam-Cnr) di Catania.

Lo scopo è quello di trasformare Pompei in un centro di ricerca sulla conservazione dell’architettura antica. Per raggiungere questo obiettivo, gli istituti coinvolti dovranno collaborare con la Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Napoli e Pompei e l’Istituto superiore per la conservazione e il restauro.

Il programma coinvolge anche la School of Geography and Environment dell’Università di Oxford, il Dipartimento di storia antica dell’Historicum della Ludwig-Maximilians-Universität München (Lmu München), il Deutsches Archäologisches Institut (Dai) di Roma e l’Università di Pisa.

Il progetto presenta 3 azioni principali, vale a dire tre fasi di svolgimento:
– formazione;
– ricerca;
– restauro.

Spiega Daniele Malfitana, direttore dell’Ibam-Cnr: “Il progetto prevede lo studio e lo sviluppo di metodi e tecnologie innovative per gli interventi di restauro e messa in sicurezza degli edifici antichi, per prevenirne l’ulteriore decadimento e per tutelare i visitatori. Saranno allo studio anche aeree verdi compatibili con il valore storico dei giardini antichi. Inoltre formeremo in loco una nuova generazione di ricercatori e restauratori provenienti da diversi paesi che si confronteranno con gli esperti del settore. Le best practices messe in campo per Pompei potranno essere poi impiegate in altri siti”.

Il programma di nuovi interventi consentirà di ampliare quelli già previsti da Italia e Unione Europea con il “Grande Progetto Pompei”.

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