Anche se siamo in piena estate e alla vigilia di Ferragosto, si profila all’orizzonte un appuntamento di cui gli italiani farebbero volentieri a meno e che si preannuncia, neanche a dirlo, l’ennesima stangata. Stiamo parlando della TARES, il nuovo tributo ambientale che dovrà essere “conguagliato” entro la fine dell’anno da parte dei privati e delle attività produttive.

La questione di fondo è che, purtroppo, il conguaglio della TARES di fine anno, che per inciso cadrà nello stesso periodo in cui si effettuerà quello per l’IMU 2013, promette di essere molto salato, soprattutto per le imprese caratterizzate da una elevata produzione di rifiuti, come ad esempio gli alberghi, i ristoranti e i negozi di rivendita di generi alimentari.

Ma facciamo un passo indietro e riepiloghiamo brevemente la “storia” della TARES.

La TARES ha fatto la sua prima comparsa nel c.d. Decreto Salva Italia di fine 2011 ed è entrata in vigore il 1° gennaio di quest’anno. Il tributo è andato a sostituire le vecchie tasse sui rifiuti TIA e TARSU e prevede, per il suo calcolo, il c.d. “Metodo Normalizzato” sull’80% della superficie catastale dell’immobile, prendendo in considerazione la quantità media ordinaria prodotta dalle diverse categorie di utenza.

Il problema vero è che i Comuni non hanno ancora i dati catastali necessari per effettuare il calcolo della TARES (anche se è iniziato nelle scorse settimane il passaggio di informazioni con il Catasto). Il risultato è che la prima rata, pagata tra giugno e luglio, prendeva in considerazione ancora i vecchi parametri della TARSU o della TIA.

Il conguaglio della TARES a dicembre: simulazioni “da paura”
Il conguaglio della TARES promette di essere salato, poiché oltre a coprire i costi della gestione dei rifiuti (prima assicurati anche dalla fiscalità generale), prevede una quota per il finanziamento dei servizi c.d. “indivisibili”, come la manutenzione delle strade, l’illuminazione pubblica, ecc. e che è stato quantificato in un +30 centesimi a metro quadrato.

Indicativamente, secondo una simulazione eseguita qualche settimana fa dal Sole 24 Ore, un appartamento di circa 100 metri quadri pagherebbe un totale di 320 euro di TARES contro i 255 euro dei TARSU versati nel 2012. Inoltre, il conguaglio di dicembre 2013 sarebbe quello più salato e ammonterebbe a circa 150 euro.

Peggio, molto peggio, per le imprese. Ad esempio, sempre secondo la simulazione del quotidiano di Confindustria, un ristorante che nel 2012 ha pagato di TARSU circa 800 euro, si troverà a pagare di TARES la cifra, stratosferica, di oltre 4.700 euro con un’ultima rata di “conguaglio” di 4.200 euro.

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2 Commenti

  1. E’ bene che si cominci a parlare del saldo Tarsu/Tares: l’anno passato le 13esime furono tartassate dal saldo IMU, ed i consumi prenatalizi piansero lacrime amare. Quest’anno, considerando anche l’acconto della Service Tax ed i (quasi) certi ritocchi verso l’alto – ovviamente – delle percentuali delle addizionali comunali e regionali, il salasso rischia di essere ben peggiore! E su tagli severi alle della casta si continua a glissare! VERGOGNA!

  2. Si è costretti a rendere la TARES eccessiva perchè si vogliono sostenere le discariche e gli inceneritori, troppo costosi ed inquinanti, ormai resi obsoleti da un nuovo sistema brevettato, meno costoso e non inquinante, che molti comuni conoscono ma non vogliono, purtroppo, adottare.

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