Prezzi dei pannelli solari cinesi, il caso sta per chiudersi. L’Unione europea e la Cina hanno trovato un accordo per sanare la controversia commerciale. I produttori cinesi erano stati accusati di dumping, era poi seguito l’annuncio di dazi europei sui pannelli importati dalla Cina dell’11,8%, che, in caso di mancato accordo entro il 6 agosto, sarebbero saliti al 47%.

Da Bruxelles arriva un dictat: le importazioni verso l’UE di pannelli solari cinesi avranno un prezzo minimo e un prezzo massimo. I termini dell’accordo non sono stati ufficializzati, ma secondo l’agenzia Reuters scrive “una fonte diplomatica Ue ha detto che nel contratto solare il prezzo pattuito è di 0,56 di euro per watt”.

La Cina detiene circa l’80% del mercato europeo e ha una capacità di produzione che supera del 150% la domanda mondiale. Per questi motivi, i cinesi hanno incominciato a tenere bassissimi i listini, anche sotto al livello di costo, in virtù degli aiuti economici provenienti dal governo centrale.

“Dopo settimane di intensi colloqui abbiamo trovato una soluzione amichevole “, ha dichiarato il commissario al commercio Ue Karel De Gucht. “Sono soddisfatto dell’impegno sui prezzi assunto dagli esportatori di pannelli solari cinesi”. Anche il portavoce del ministero del Commercio cinese Shen Danyang ha parlato di un accordo “positivo ed estremamente costruttivo”.

Ora la proposta deve essere inviata al gruppo dei 28, dai quali ci si aspetta un consenso facile da parte dei paesi più attenti alle relazioni bilaterali con la Cina. Dall’altra parte di ci sono però gli Stati Uniti, che hanno a loro volta messo i dazi sui pannelli cincesi.

Non tutti però sono soddisfatti dell’accordo. Milan Nitzschke, Presidente di EuProSun, l’associazione dei produttori europei ha dichiarato “l’intesa su prezzo minimo di vendita e quota massima di import viola il diritto commerciale europeo” e minacciato di esporre ricorso alla Corte europea di Giustizia perché. Il prezzo attuale sarebbe di 59 cent per watt e una soglia di 7 gigawatt garantirebbe a Pechino una notevole fetta del mercato.

Cremonesi, Presidente IFI (Comitato Industrie Fotovoltaiche Italiane) ha dichiarato che l’accordo “non è di per sé né un fatto positivo, né negativo. Deve conseguire un solo unico obiettivo: rimuovere il pregiudizio e il danno provocato dal dumping cinese. Ma deve anche rimuovere le cause che lo hanno generato, quali sussidi illegali alle imprese produttrici. La Commissione per la prima volta nella sua storia è uscita dal proprio ruolo tecnico assegnatogli nella valutazione degli esiti dell’investigazione e si è fatta persuadere da spinte politiche di alcuni Paesi che ritenevano negative le conseguenze e le ritorsioni che la Cina avrebbe potuto mettere in atto e che, in alcuni casi, ha già avviato. Fare questo è stato forse l’errore più grande da parte della Commissione, perché ha creato un precedente scomodo per tutte le dispute di dumping relativi ad altri settori merceologici che seguiranno al fotovoltaico. Da oggi, ogni Paese ‘forte’ che intenderà operare commercialmente in Europa saprà che c’è un Europa negozialmente più debole, che accetterà anche compromessi in aperta violazione delle proprie norme, principi, regolamenti”.

Nella lotta per i prezzi dei pannelli cinesi, però, De Gucht dovrebbe farcela.

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