Ance: indagine conoscitiva che coinvolge IMU, detrazione 50% e detrazione 65%

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Durante l’audizione dell’Ance alla Commissione Finanze del Senato nell’ambito, l’Associazione ha reso nota la propria indagine conoscitiva sulla tassazione degli immobili e illustrato alcune mosse da fare per risollevare l’edilizia in Italia, tirando in ballo alcuni dei temi principali affrontati diverse volte sulle pagine di Ediltecnico.it, dalla detrazione 50% per le ristrutturazioni alla detrazione 65% per gli interventi di efficienza energetica, dall’IMU alla TARES.
Estrapolati dall’audizione i passaggi fondamentali, riguardanti i temi sopra riportati, ecco di seguito i contenuti dell’intervento del Geom. Giuliano Campana, Vice Presidente per il settore economico-fiscale-fiscale-tributario.

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Nel primo trimestre del 2013, secondo l’Istat, la produzione nelle costruzioni ha registrato un calo del 12,1% rispetto al primo trimestre del 2012 (si tratta del 19° trimestre consecutivo di calo della produzione per il settore).
Risulta pesante anche la situazione sul fronte degli investimenti nelle costruzioni, che evidenziano una flessione del 7,6% in termini reali nel 2012 e un ulteriore calo del 3,8% previsto per il 2013. In sei anni (2008-2013), il settore delle costruzioni ha perso circa il 30% degli investimenti e si colloca sui livelli più bassi degli ultimi 40 anni.

La caduta dei livelli produttivi coinvolge tutti i comparti eccetto quello degli interventi di recupero del patrimonio abitativo, con una crescita nel periodo considerato del 9,3%. Ricordiamo che per gli interventi di ristrutturazione è stata prorogata la detrazione del 50%, fino al 31 dicembre 2013. Leggi il nostro speciale Detrazioni 50%.

Si stima che questa proroga possa determinare un investimento aggiuntivo del 3% in termini reali, 5% in valori nominali, quantificabile in 2,2/2,5 miliardi.
Ma a prescindere da questa positiva novità, l’aspetto più drammatico della situazione descritta riguarda il crollo dell’occupazione.

A fronte della diminuzione degli investimenti, delle imprese e dei posti di lavoro, l’unico trend positivo è rappresentato dall’aumento del gettito fiscale sugli immobili.
Riguardo alla composizione del gettito, a fronte di una riduzione delle entrate derivanti dai trasferimenti di immobili e dal comparto delle locazioni, da collegarsi alla persistente crisi del mercato immobiliare, si registra una crescita rilevantissima del prelievo sul possesso degli immobili, ossia più della metà del gettito deriva dall’introduzione dell’IMU.
La crisi del mercato immobiliare colpisce direttamente anche le casse dello Stato, perché il decrescente numero di operazioni (di trasferimento degli immobili piuttosto che di locazioni) sta determinando un conseguente e proporzionale decremento del gettito. La soluzione a queste “mancate entrate” non può essere quella di aumentare le imposte legate al possesso degli immobili (come l’IMU e l’imminente TARES),  il cui gettito, tra l’altro, è già stato in parte destinato all’Erario, ma occorrono interventi mirati a riattivare il mercato delle costruzioni, che è l’unico in grado di rimettere in moto l’economia del Paese nel suo complesso: 1 euro investito nell’edilizia genera sul sistema economico una ricaduta positiva di 3,4 euro,distribuiti tra settore delle costruzioni, settori collegati e settori attivati dalla spesa.

Occorre ribaltare la logica dell’utilizzo della leva fiscale per quanto riguarda gli immobili:  la fiscalità immobiliare non può essere utilizzata come strumento di risanamento dei conti pubblici, ma va attivata per riaccendere il motore dell’edilizia: maggiori investimenti, maggiore occupazione, maggiori consumi, maggior gettito.

In particolare, ha evidenziato tre linee guida che dovrebbero ispirare la riforma della tassazione immobiliare:
– ogni forma di incentivazione non deve essere valutata come “costo secco” per l’Erario (minor gettito), quanto piuttosto come leva propulsiva per lo sviluppo economico e per la creazione di nuovi posti di lavoro;
– il regime fiscale sugli immobili non deve incidere sui costi di produzione né disincentivare l’investimento;
– il gettito derivante dalla tassazione degli immobili deve essere destinato integralmente all’ente locale competente sul territorio in cui l’immobile è localizzato.

Giuliano Campana ha, inoltre, rilevato la necessità che la riforma della tassazione immobiliare affronti tutte le criticità fiscali che si riscontrano nell’intero ciclo economico dell’edilizia: produzione, trasferimento e possesso degli immobili. Sin dalla fase di produzione – che inizia dall’acquisto delle materie prime (aree da edificare e fabbricati da riqualificare) e termina con la vendita del manufatto realizzato, l’impresa edile, sicuramente più di altri settori manifatturieri, si espone considerevolmente, sia dal punto di vista economico che finanziario, a fronte di un risultato che arriva solo dopo diversi anni (talvolta, decenni se il cliente è il pubblico), e, nel frattempo, il “costo fiscale” da sostenere assume livelli molto elevati (basti pensare alle imposte che gravano sull’acquisto delle materie prime –aree e fabbricati su cui intervenire– all’indeducibilità degli interessi passivi e all’IMU sul “magazzino”).
Da questo punto di vista, secondo l’Ance, una riforma dovrebbe razionalizzare l’intero prelievo che grava oggi sull’attività produttiva immobiliare, prevedendo, nello specifico:
– l’applicazione di imposte fisse (registro, ipotecarie e catastali) per l’acquisto di aree, fabbricati e diritti edificatori, finalizzati ad interventi di riqualificazione urbana;
– la piena deducibilità degli interessi passivi relativi ai “beni merce”, dall’acquisto dell’area sino ai 5 anni successivi all’ultimazione dei lavori;
– l’esclusione dei “beni merce” dall’IMU.

Sull’ultima fase del ciclo produttivo dell’edilizia, legata al possesso dell’immobile, l’Ance rileva la stretta connessione con le tematiche della riqualificazione urbana e del mercato delle locazioni abitative, che meritano una particolare attenzione anche per il forte impatto che hanno sulla collettività, sia in termini di qualità dell’abitare, sia in termini di accesso all’abitazione per le fasce più deboli della popolazione.
Sulla riqualificazione urbana, ha evidenziato positivamente il ruolo svolto dal Piano città con cui si è dato il giusto riconoscimento al ruolo strategico che può assumere un’efficace politica di “rinnovamento urbano”, in termini sociali, per il miglioramento della vivibilità del territorio e in termini economici, come volano per la ripresa delle attività produttive e dell’occupazione.
In merito alle detrazioni per le ristrutturazioni edilizie e per la riqualificazione energetica degli edifici occorre fare un passo ulteriore, rendendo stabile il potenziamento al 50% della detrazione per le ristrutturazioni abitative, estendendone nel contempo l’applicabilità anche agli interventi di vera e propria “sostituzione edilizia” e confermando stabilmente la detrazione per gli inteventi di efficienza energetica, magari scegliendo di mantenerla solo per gli interventi più incisivi, compresi quelli finalizzati alla sicurezza statica e antisismica.

In tema di tassazione locale (IMU e TARES) esiste l’esigenza di riformulare complessivamente il prelievo comunale. In particolare, per l’IMU, occorrerebbe un complessivo ripensamento della struttura dell’imposta, che comprenda l’introduzione di criteri reddituali che riducano (o escludano) l’imposta per l’“abitazione principale”, una riduzione “automatica” per gli immobili locati e l’esclusione dei “beni merce” delle imprese edili.

Leggi i nostri articoli di approfondimento sull’Imu:
Pagamento IMU 2013, la situazione dei capannoni e degli altri fabbricati

Esenzione IMU 2013, le case che pagano l’acconto e i casi particolari

Esenzione IMU 2013, le abitazioni principali e i casi particolari

Pagamento IMU 2013, le aliquote, i codici tributo e il calcolo

Riguardo alla TARES, andrebbe considerata l’ipotesi di un integrale ripensamento dell’impianto normativo del tributo, che, in un’ottica di semplificazione del prelievo, potrebbe essere accorpato all’IMU, non come addizionale ma in qualità di vera e propria “tassa di scopo”, diretta al finanziamento di servizi ed opere di pubblica utilità, direttamente legate al territorio.

Leggi tutto il documento dell’Ance.

Fonte: Ance.it

Redazione Tecnica

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