A settembre 2013, e precisamente dal 18 al 20 presso il quartiere fieristico di Ferrara, ingegneri, geologi, esperti di idraulica, dirigenti e tecnici della pubblica amministrazione si confronteranno sui temi della tutela del territorio e della prevenzione del dissesto idrogeologico e del rischio idraulico, partecipando alla prima edizione di Esonda 2013, il focus specialistico che affiancherà l’ormai tradizionale appuntamento con Remtech.

Gli allarmi e gli appelli sulla vulnerabilità del nostro territorio all’erosione dovuta agli effetti atmosferici e alle azioni antropiche si sprecano, ma spesso, purtroppo, cadono nel vuoto … almeno fino a quando non accade l’ennesima tragedia.

L’appuntamento di Esonda 2013 potrebbe essere la chiave per iniziare un percorso virtuoso di confronto tra tecnici del settore privato e pubblico, tra mondo delle imprese e società civile per arrivare a soluzioni condivise per il bene comune e della nostra bellissima Italia.

Abbiamo voluto incontrare l’ing. Filippo Soccodato, dell’Alta Scuola di Perugia e componente del Comitato scientifico di Esonda 2013, per parlare con lui della Spada di Damocle che pende sulle nostre teste, rappresentata dal rischio idraulico e idrogeologico, e per sapere cosa si può fare e cosa si deve fare …

Guidambiente. A Esonda, tra i temi di interesse vi sono il dissesto idrogeologico e il rischio idraulico. Ci aiuta a fare chiarezza e a definire che cos’è l’uno e che cosa è l’altro?

Filippo Soccodato. Il cosiddetto “Codice sull’Ambiente”, ovvero il decreto legislativo 152/2006, all’articolo 54 definisce il dissesto idrogeologico come “la condizione che caratterizza aree ove processi naturali o antropici, relativi alla dinamica dei corpi idrici, del suolo o dei versanti, determinano condizioni di rischio sul territorio”. Quindi, in sostanza, il dissesto idrogeologico è l’insieme degli effetti che i processi morfologici – dall’erosione superficiale e sottosuperficiale fino agli eventi più catastrofici, quali frane e alluvioni – producono sul territorio. Questi processi esercitano un’azione fortemente distruttiva in termini di degradazione del suolo e causano modificazioni territoriali in tempi relativamente brevi o rapidissimi, con danni diretti o indiretti ai manufatti, agli impianti e alle opere costruite dall’uomo.

 

Guidambiente. Il nostro territorio è particolarmente vulnerabile e periodicamente la cronaca ci aggiorna sugli ultimi incidenti e sciagure. In queste occasioni si parla sempre di prevenzione, ma raramente si va a fondo per definire “che cosa” bisogna fare. Quali sarebbero le misure più appropriate?

Filippo Soccodato. Per risponderle, mi sembra utile partire dal dizionario. La parola “prevenzione” deriva dal verbo “prevenire”, che in italiano ha fondamentalmente tre significati: anticipare, precedere, fare qualcosa prima di; ostacolare, contrastare, impedire che qualcosa avvenga; avvisare, avvertire, informare anticipatamente. Se si applicassero alla lettera queste tre definizioni, avremmo immediatamente le risposte che cerchiamo.

 

Guidambiente. E quali sarebbero queste risposte?

Filippo Soccodato. Per quanto riguarda le alluvioni e le frane, una politica diversa, una nuova governance, efficacemente rivolta alla difesa del territorio e alla mitigazione del rischio idrogeologico e idraulico, dovrebbe innanzitutto “fare qualcosa prima”. Cioè programmare un piano pluriennale straordinario di piccoli e continui interventi di difesa del suolo, di manutenzione ordinaria e continua del territorio – soprattutto di quello perimetrato a rischio di frane e di alluvioni, ma anche di quello di prossimità – di manutenzione idraulica dei fiumi e delle opere idrauliche, delle infrastrutture, delle strade e dei versanti che incombono su di esse.

Per quanto riguarda la seconda accezione di “prevenzione”, dunque in termini di ostacoli o contrasti, basterebbe ribaltare l’approccio e reindirizzare in tutto o in parte il costo di qualche grande opera verso interventi strutturali di difesa dalle alluvioni e dalle frane. Non possiamo impedire che piogge critiche, bombe d’acqua o tempeste mediterranee si verifichino, ma possiamo difenderci da loro, evitando così di stanziare, a disastri avvenuti, risorse per interventi di riparazione dei danni e di ricostruzione.

In termini di avvisi, informazioni e avvertimenti in anticipo – ovvero l’ultimo significato di “prevenzione” –, il nostro è probabilmente il Paese più avanzato del mondo. Ciò non toglie che una maggiore formazione ed educazione della popolazione a convivere con i rischi non guasterebbe. Il clima è ormai cambiato e dobbiamo imparare a coesistere con esso, aumentando la nostra capacità di resilienza, di adattamento e di collaborazione con gli altri cittadini.

 

Guidambiente. Le risorse per la tutela del territorio come vengono attualmente gestite dagli enti preposti? Cosa si potrebbe fare per migliorare la situazione?

Filippo Soccodato. Dovremmo prima di tutto intenderci sul concetto di “tutela”, che implica l’impegno alla difesa o alla salvaguardia, ma anche l’adozione di precauzioni. Non meno ampio è il significato del termine “territorio”, che può significare uno spazio fisico, una pluralità di settori produttivi, un luogo dove si intrecciano problemi relativi ai rifiuti, alla qualità dell’aria e dell’acqua, al paesaggio, alla biodiversità, all’impatto ambientale, ai siti inquinati, alle strade e alle infrastrutture, alle case e alle industrie. Limiterò le mie considerazioni alle risorse per la difesa del suolo.

 

Guidambiente. La ascoltiamo.

Filippo Soccodato. Quando le legge 183/1989 sulla difesa del suolo entrò in vigore, tra Stato e Regioni c’erano una proficua e virtuosa collaborazione, una reciproca fiducia. Le programmazioni avvenivano in modo congiunto e si decidevano insieme anche le priorità di intervento. Invece, da tempo si assiste a una gestione più fortemente centralizzata sullo Stato. Non vengono più riconosciuti il ruolo delle Regioni nel governo del territorio e quello delle Autorità di Bacino come momento di sintesi della “Difesa dalle acque e della difesa delle Acque”, introdotta da De Marchi dopo l’alluvione di Firenze. Al contrario, proprio chi è a diretto contatto con il territorio può coglierne più tempestivamente i problemi, mentre osservarlo e deciderne le sorti utilizzando i satelliti, le foto aeree, le banche dati centralizzate e rimanendo seduti dietro una scrivania può non essere sufficiente.

Nel settore della difesa del suolo, le Regioni e le Autorità di Bacino dovrebbero essere chiamate a fornire programmi annuali di interventi strutturali irrinunciabili e non strutturali di manutenzione programmata dei territori a rischio, oltre a piani di educazione rivolti alla popolazione, per aiutarla a convivere con i rischi.

 

Guidambiente. E il ruolo dello Stato?

Filippo Soccodato. Attraverso i suoi organi competenti, lo Stato dovrebbe evitare discussioni e negoziazioni da mercati orientali, prendere atto della situazione e stabilire quante e quali risorse destinarvi, se finanziare tutto, in parte, in cofinanziamento, attraverso programmi europei o altro.

 

Guidambiente. Esonda debutta quest’anno. Quali sono i vostri auspici e gli obiettivi che vi ponete?

Filippo Soccodato. Esonda si svolge alla Fiera di Ferrara, nella città degli Estensi. Uno dei maggiori centri del Rinascimento italiano, che nel 1995 l’UNESCO ha dichiarato patrimonio mondiale dell’umanità. Anche Esonda vuole contribuire a un “rinascimento”, ovvero quello della politica e della governance del dissesto idrogeologico in Italia. Non è più accettabile che ogni anno, nel nostro Paese, ancora si contino le vittime causate da alluvioni e frane. Non è più possibile che il problema venga affrontato secondo una logica ex post di tipo emergenziale, accettando passivamente gli eventi senza fare nulla prima, ma intervenendo sempre dopo, con commissari per l’emergenza, piani di intervento urgenti, etc.

 

Guidambiente. Mi può indicare tre motivi per cui un tecnico non dovrebbe assolutamente mancare di visitare Esonda?

Filippo Soccodato. A Esonda si fanno in maniera congiunta e partecipata “Cultura” e “Scienza” sulla prevenzione vera dei rischi idraulici e idrogeologici presenti nel nostro Paese e non solo. Nei tre giorni del Salone, professionisti e “addetti ai lavori”, specialisti ed esperti del mondo professionale e delle imprese, delle istituzioni, del mondo accademico e della ricerca possono seguire corsi di formazione e convegni di approfondimento su queste tematiche. Le pubbliche amministrazioni hanno l’opportunità di confrontarsi su casi reali, di condividere esperienze, approcci e prassi, modalità di progettazione e di esecuzione degli interventi, e di aggiornarsi su quanto di più avanzato offre il mercato. Inoltre, Esonda è una “vetrina” prestigiosa e altamente qualificata, che consente alle aziende più specializzate del settore di presentare i propri prodotti e servizi più all’avanguardia.

Intervista a cura di Mauro Ferrarini

Dal web


Dal web

Gli Speciali

Scrivi un commento