L’entrata in vigore delle nuove norme sull’Ace (Attestato di Certificazione Energetica) è molto vicina: il Dpr è stato varato il 15 febbraio 2013, approvato dal Governo e, il 16 aprile, firmato dal Presidente della Repubblica. Verrà pubblicato sulla Gazzetta ufficiale tra qualche giorno. Quindi, il Dpr che contiene i requisiti per i professionisti abilitati al rilascio dell’Ace è pronto, ma contiene ancora alcuni punti poco chiari e sembra che non sarà in grado di risolvere i problemi e i dubbi dei professionisti.

Esistono problemi di tempistica: la normativa “definitiva” sull’abilitazione al rilascio dell’Ace arriva, infatti, solo quando la certificazione energetica è obbligatoria da molto tempo (il Dpr attua il Dlgs 192/2005 che ha a sua volta recepito una norma del 2002 della CE, la n. 91).
In alcuni territori, per ovviare al ritardo dello Stato, le Regioni sono intervenute; nella maggior parte delle Regioni, i professionisti hanno lavorato senza regole. Moltissime volte, il tentativo delle amministrazioni locali di imporre una formazione obbligatoria non è andato a buon fine: la questione è finita in tribunale. Nei territori in cui c’è una regola regionale, vige quest’ultima, anche se le differenze rispetto alla legge nazionale non sono di poco conto. Un solo esempio ci aiuta a capire che davvero si è venuta a creare molta confusione: in Lombardia solo le persone fisiche possono certificare, non è necessaria l’iscrizione a nessun ordine ma il corso è obbligatorio per tutti.
Inoltre, il testo della legge non è certamente molto chiaro; non solo: è anche contraddittorio. Tutto questo non rende facile il lavoro del certificatore, anche perché uno dei dubbi più grandi riguarda una cosa molto importante: i titoli di studio che abilitano al rilascio dell’Attestato.

Ecco alcune caratteri che occorre avere per poter diventare Certificatore:
– chi certifica deve esser libero da conflitti d’interesse rispetto all’immobile che deve prendere in esame;
– tutte le lauree tecniche sono ammesse (ma anche matematici, fisici, scienziati agrari e forestali);
– è necessario essere iscritti a un Ordine o a un Collegio professionale, per le categorie per le quali esiste l’uno o l’altro (questo è il problema, in quanto sono proprio gli Ordini o i Collegi a rilasciare l’attestato: e chi non ha un Ordine o un Collegio di appartenenza?);
– possono ottenere la qualifica anche le società.

Il corso per diventare Certificatori
Alcuni però devono tornare sui banchi di scuola. È costretto a farlo chi non riesce a dimostrare le proprie competenze e chi ha un titolo di studio contemplato dal Dpr ma che non gli permette di abilitarsi al rilascio dell’Ace.
Si tratta di 64 ore di corso, con esame finale.
Il quadro normativo verrà poi modificato con il recepimento del nuovo Dpr (di cui attendiamo la pubblicazione i Gazzetta Ufficiale) e della direttiva 2010/31/UE.
I corsi sono organizzati dalle Università, dagli enti di ricerca, dagli Ordini, dai Collegi e dalle Regioni o dalle Province.

Lo stato delle cose
Le conseguenze del Dpr sono ancora tutte da calcolare. Il Cti (Comitato termotecnico italiano, federato Uni) non ha ancora esaminato il testo nella sua ultima parte.
Alla fine della settimana scorsa, il Consiglio dei Ministri (quello che avrebbe dovuto prorogare il bonus 55% per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici ma non l’ha fatto, mancando la copertura e dovendo occuparsi proprio della ricezione della normativa europea per la certificazione energetica degli edifici) ha esaminato il Dpr, che impone alle Regioni e alle Province di creare un sistema di riconoscimento di chi può certificare gli edifici rilasciando l’Ace e di promuovere l’aggiornamento professionale di questi professionsiti. La normativa locale deve, inoltre, tenere in considerazione le leggi nazionali e della Comunità Europea.

Che confusione. Cosa succederà? L’attesa dei professionisti è grande.

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