“Il sistema ordinistico non è l’unico possibile e le professioni potrebbero anche organizzarsi in maniera differente”, così Luigi Ronsivalle, presidente del centro Studi del CNI, intervistato in esclusiva dalla nostra Redazione sui temi “caldi” del momento per i professionisti e gli ingegneri.

Abbiamo chiesto all’ing. Ronsivalle una sua riflessione sul recente DDL promosso dal M5S di cui avevamo dato notizia qualche giorno fa e che aveva provocato non poco interesse tra i nostri lettori.

Ma con il Numero Uno del Centro Studi del Consiglio Nazionale degli Ingegneri abbiamo parlato anche della situazione lavorativa degli ingegneri e delle criticità che vengono rilevate dal monitoraggio dei bandi pubblici ad opera degli esperti del Centro Studi stesso.

 

Ingegneri. Ad aprile di quest’anno è stato presentato al Parlamento dal M5S una proposta di legge che mira a riformare il sistema ordinistico con, di fatto, l’abolizione degli ordini per un sistema basato su libere associazioni private. Quali sono le sue riflessioni in proposito?

LR. Il sistema ordinistico non è l’unico possibile e le professioni potrebbero anche organizzarsi in maniera differente. L’associazionismo in Italia non è certo proibito, ma il modello anglosassone che viene presentato nel disegno di legge da lei citato, presuppone un cambiamento di mentalità e di cultura che nel nostro Paese è ancora lontano. Tenga conto che esso impone sistemi molto rigidi per l’ingresso e per il mantenimento delle competenze tramite il superamento di esami molto severi. In Inghilterra, per esempio, l’ingresso di un professionista è legato alla presentazione da parte di due membri dell’organizzazione. Sarebbe dunque il caso di finirla con campagne e slogan che nulla hanno a che vedere con la realtà delle cose.

 

Ingegneri. A cosa si riferisce?

LR. Per accedere alla professione di ingegnere occorre superare l’Esame di Stato che viene superato dal 95% dei candidati e non c’è obbligo di tirocinio. Non mi paiono numeri di una casta chiusa. E poi smettiamola di accusare gli ordini di essere dei “centri di potere”. Potere esercitato da chi e nei confronti di chi? Ritengo che sia antipatico e molto superficiale considerare tutti gli ordini professionali alla stregua di occulti strumenti di controllo e potere.

 

Ingegneri. Nel mercato dei servizi di ingegneria, come vede il ruolo del libero professionista “singolo” fra 10 anni?

LR. Indubbiamente lo spazio nel mercato dei servizi di ingegneria per i singoli professionisti è destinato a restringersi, anche rapidamente. Stiamo già assistendo a questa dinamica e non c’è motivo di pensare che si arresterà in futuro. Il motivo non è solo legato ad una questione di competenze ma, molto più semplicemente, ad un problema di costi e di adempimenti burocratici, che hanno raggiunto un livello tale da assorbire una dose rilevante di energie e risorse. Proprio per queste ragioni ho la sensazione che nei prossimi anni, non solo per la partecipazione alle gare, ma anche far fronte all’organizzazione sempre più complessa degli studi, i professionisti saranno costretti a riunire capacità finanziarie e competenze diverse, anche di carattere organizzativo.

 

Ingegneri. Rimaniamo in tema di gare. Il Centro Studi del CNI monitora periodicamente i bandi di gara, per evidenziarne criticità e difetti. Ci può fornire un primissimo resoconto di questa attività?

LR. L’attività di monitoraggio degli appalti pubblici non è una novità da parte nostra, anche se in questo ultimo periodo abbiamo intensificato il nostro lavoro di analisi che si spinge ad individuare e segnalare agli Ordini le anomalie rilevate nei singoli bandi. La situazione che ci appare a oggi è quella di un perdurare di anomalie che si ripetono con una certa costanza.

 

Ingegneri. Quali anomalie?

LR. Tra le tante, segnaliamo soprattutto da parte delle stazioni appaltanti il mancato adeguamento alle norme recenti. Spesso, troppo spesso per la verità, nei bandi di gara esaminati non vengono fissate le soglie minime di sconto. A questo si aggiunge la cattiva abitudine di inserire nei testi dei bandi delle richieste indebite, come il versamento di una cauzione da parte del professionista che non ha alcun fondamento di legge e che, al contrario, rappresenta un serio ostacolo alla libera partecipazione di tutti alle gare.

 

Ingegneri. Cosa si potrebbe fare per mettere fine a questo malcostume?

LR. La nostra attività di monitoraggio è stata implementata proprio per fornire ai vari Consigli provinciali un aiuto nei confronti dell’AVCP. Sarebbe auspicabile che, tramite le segnalazioni delle anomalie riscontrate nei bandi dal Centro Studi del CNI, i presidenti degli Ordini si facessero carico, ognuno per le proprie competenze territoriali, di inviare segnalazioni all’Autorità, in maniera tale da indurre l’Organismo di vigilanza ad intervenire anche per mezzo di richiami e circolari interpretative ed esplicative.

 

Ingegneri. Ad agosto di quest’anno si “completerà” il percorso della riforma delle professioni. Come giudica complessivamente questa norma?

LR. La sensazione è che la riforma, salvo alcune eccezioni, non abbia portato reali novità significative. Il nodo della questione è che il testo del decreto 137/2012 non ha tenuto conto delle peculiarità delle professioni tecniche e, specificatamente, quelle proprie della figura dell’ingegnere che è caratterizzata da percorsi formativi, da modalità di svolgimento della professione e da ambiti nei quali essa si esplica che sono un unicum nel panorama professionale del nostro Paese.

 

Ingegneri. Andiamo ai singoli aspetti della riforma. Cosa la convince e cosa no?

LR. Partirei dalla formazione. Anzitutto, a mio parere, non è neppure corretto parlare di “formazione”, in quanto l’ingegnere l’ha ricevuta già durante il percorso di studi universitario. Sarebbe più giusto definirla “aggiornamento”. Ma aldilà della terminologia, la necessità di aggiornamento professionale è nello stato delle cose. Oggi nessun ingegnere potrebbe esercitare la propria professione senza un’adeguata e rigorosa conoscenza delle innovazioni tecnologiche e delle disposizioni di legge in continuo mutamento. Quando la riforma impone l’obbligo della formazione continua per gli ingegneri, opera un pleonasmo: un ingegnere non aggiornato è un controsenso.

Un altro elemento che non convince e già ampiamente dibattuto è quello relativo alla totale abolizione delle tariffe. Questo fattore ha provocato dei riflessi negativi sulla qualità delle prestazioni professionali stesse. Con l’abbattimento incontrollato dei compensi, che non può essere giustificato semplicemente con il meccanismo del libero mercato, stiamo assistendo a un depauperamento della professione che, francamente, non fa bene né agli ingegneri né alla collettività.

 

Ingegneri. E sull’obbligo dell’assicurazione RC professionale che mi dice?

LR. L’obbligo dell’assicurazione professionale è corretto in sé stesso. Buona parte degli ingegneri che svolgono la libera professione hanno già provveduto a dotarsi di una polizza a garanzia di sé stessi e della committenza. Personalmente ritengo che tutti gli ingegneri iscritti all’ordine debbano avere una qualche assicurazione professionale, ma è anche vero (e questo la riforma non lo prevede) che si dovrebbe fare in modo che le modalità e i coefficienti di rischio siano diversificati in base alla attività del singolo professionista: dipendente o libero professionista.

Sul tema delle assicurazioni, peraltro, il Cento Studi del CNI ha realizzato lo scorso anno un lavoro specifico che si concluso con la pubblicazione del volume: “L’assicurazione professionale dell’ingegnere” della collana “I quaderni del Centro Studi”. Tale documento è stato redatto con la collaborazione della Crawford & Company Italia, una fra le più accreditate società di consulenza nella gestione dei sinistri.

 

L’intervista integrale sarà pubblicata sul numero 3/2013 del tabloid Ingegneri, edito da Maggioli Editore (a questo link potete leggere un altro stralcio dell’intervista pubblicata su Ingegneri.cc)

 

Intervista a cura di Mauro Ferrarini

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