Liberalizzazioni, niente sgravi Iva alle imprese per l'invenduto

Il decreto liberalizzazioni, pubblicato martedì scorso in Gazzetta ufficiale, contiene alcune novità sull’edilizia per gli enti locali e le imprese di costruzioni.

Nell’articolo 56 del d.l. n.1/2012  il provvedimento prevede che i Comuni possano decidere di  ridurre l’aliquota di base (IMU) fino allo 0,38 per cento per i fabbricati costruiti e destinati dall’impresa costruttrice alla vendita, fino a che permanga tale destinazione e non siano in ogni caso locati, e comunque per un periodo non superiore a tre anni dall’ultimazione dei lavori. 

Questa riduzione  riguarda solamente la quota destinata agli enti locali, ma non quella destinata allo Stato che resta invariata.
 
Con l’articolo 57 viene introdotta nuovamente l’Iva nell’edilizia residenziale pubblica per gli alloggi  all’interno di piani di edilizia abitativa convenzionata, dati in locazione per almeno 4 anni e per la locazione degli alloggi sociali. In questi casi  il proprietario dell’alloggio deve indicare espressamente nell’atto l’opzione per l’imposizione.
 
A differenza delle anticipazioni circolate nei giorni scorsi, nel testo ufficiale del decreto è assente la reintroduzione dell’Iva sulla vendita degli immobili dopo cinque anni dalla loro realizzazione.  Una scelta giudicata incomprensibile dall’Ance, Associazione Nazionale Costruttori edili, che chiede l’immediata reintroduzione della misura in fase di conversione del provvedimento.


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1 COMMENTO

  1. Stiamo consumando troppo territorio, troppa sabbia e ghiaia. Se fossimo civili e non iene affamate di soldi, e per salvare l’agricoltura, l’aliquota IMU per le case invendute deve essere raddoppiata ogni anno almeno fino al 20%.

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