Ridare dignità al lavoro autonomo proprio dei liberi professionisti, e delle professioni tecniche in particolare. Questo in sintesi l’appello che Federarchitetti, il sindacato nazionale degli architetti liberi professionisti, ha lanciato al Governo Letta perché nella discussione della tutela del lavoro, giustamente al centro del dibattito politico, non ci si dimentichi che esiste anche quello di migliaia di architetti, geometri, ingegneri, geologi e periti industriali.

Occorre liberare il Paese dai vincoli che determinano l’alta percentuale di disoccupazione intellettuale, affermano i vertici di Federarchitetti, che sta creando la situazione paradossale per cui i liberi professionisti si trovano spesso costretti a lavorare gratis, come denunciato in altre occasioni anche dal nostro quotidiano, (leggi in proposito La nuova frontiera delle professioni tecniche: lavorare gratis! e guarda il video denuncia I professionisti e il lavoro per la gloria: un video per riflettere).

Tra gli elementi che, secondo Federarchitetti rappresentano un ostacolo all’esercizio di una libera professione che sia veramente tale, vi sono i “soliti sospetti“: l’obbligo di formazione continua obbligatoria e l’assicurazione RC professionale.

“La riforma delle professioni nell’ultima versione proposta va esattamente nella direzione opposta a quella auspicata”, constata Federarchitetti, “nella errata individuazione del ruolo degli Ordini Professionali quali garanti unici di una pletorica ed effimera formazione permanente, che, come concepita, nulla può giovare alle classi professionali, non considerandone il potenziale valore complessivo della formazione. La Commissione europea ha recentemente considerato non accettabile una tale soluzione che costituisce una dei provvedimenti da rimuovere prioritariamente”.

“Analoga esigenza di revisione riguarda l’obbligo di assicurazione “a prescindere” che occorre riportare ad un diretto rapporto con l’attività reale esercitata dal professionista, senza che ne costituisca l’ennesimo onere improduttivo”.

Tra le indicazioni formulate nel documento che Federarchitetti ha inviato al Presidente del Consiglio Letta (scarica qui il documento in versione integrale), il sindacato ha realizzato un decalogo per lo sviluppo delle libere professioni tecniche, che riportiamo qui di seguito:

1. NO al doppio lavoro dei tecnici pubblici dipendenti e alle indennità incentivanti

2. NO al doppio lavoro dei docenti universitari e NO alla loro partecipazione diretta nelle società professionali e di ingegneria

3. Tariffe – Definizione parametri onorario e definizione delle soglie minime di anomalia

4. Valutazione di congruità degli onorari trasferita alle Associazioni Sindacali dei professionisti

5. Trasferimento competenze ministeriali per lo sviluppo delle libere professioni tecniche

6. Snellimento e trasparenza delle procedure di affidamento – Le norme attuali non consentono la libera partecipazione dei professionisti

7. Nuovo ruolo propositivo degli Ordini professionali tecnici

8. Incentivi alle aggregazioni interprofessionali e competenze professionali

9. Ogni valutazione del livello di preparazione è da attribuire al libero giudizio. La Formazione “permanente” dei liberi professionisti, deve avere come riferimento un libero mercato che ne individua e valuta le capacità di aggiornamento ed affidabilità idonee all’espletamento dei servizi

10. Riconoscimento tempestivo degli onorari derivanti da lavoro autonomo

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3 Commenti

  1. Ricalca grossomodo le linee guida della formalmente neonata (ma attiva su Facebook da oramai 4 anni) Federazione Ingegneri ed Architetti Liberi Professionisti (FNAILP). Dobbiamo fare fronte comune affinchè venga restituira la dignità ai liberi professionisti, oggi alla mercè dei ricatti dei committenti!

  2. DEFINIRE IN MANIERA ESATTA LE COMPETENZE DI TUTTI I PROFESSIONISTI SENZA EQUIVOCI, MEDIA, MOSDESTA, PICCOLA ENTITA’ , COSA SI PUO O NON SI PUO’ FARE. SIAMO IN EUROPA NON IN CONGO.

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