Ha suscitato parecchio interesse tra i nostri lettori (e non solo) la recente proposta da parte del M5S di un DDL di revisione degli ordini professionali, secondo un modello di tipo anglosassone e, in pratica, l’abolizione del sistema ordinistico attuale (leggi in proposito Riforma professioni, un DDL da M5S e Upial per il modello anglosassone).

Il testo del disegno di legge (scarica qui il testo di presentazione integrale del DDL) promosso dal senatore Pepe del Movimento Grillino è stato sostenuto, tra gli altri, dall’UPIAL e si annuncia una sorta di “controriforma” rispetto al recente d.P.R. 137/2012 che solo l’anno scorso ha gettato le base per una revisione del sistema ordinistico nazionale.

La nostra Redazione ha contattato il presidente dell’UPIAL, ing. Luigi Grimaldi, per chiedergli qualche notizia in più e proseguire il dibattito seguito alla diffusione della notizia

Ediltecnico.it Anzitutto siamo curiosi di conoscere la genesi di questo DDL. Quando è nata l’idea di proporre un modello alternativo agli ordini professionali e da chi è partita?

Luigi Grimaldi. L’idea di questa proposta non ha un chi ma un perché

Il d.P.R. 137/2012 è sicuramente stato il motivo di una generale insoddisfazione sulla famosa “riforma delle professioni” che di fatto riforma non è stata. Il decreto, infatti, ha semplicemente introdotto nuove norme a quelle precedentemente esistenti senza favorire in alcun modo i professionisti italiani.

Di qui è nata l’idea di proporre una “vera riforma” delle professioni che, ad ampio respiro, dia maggiore autonomia ai professionisti che di fatto fino ad oggi sono sottoposti soltanto ad obblighi e vincoli, talvolta onerosi, che rendono improba l’attività del libero professionista.

 

Ediltecnico.it  Ad agosto entrerà in piena operatività la Riforma delle Professioni disciplinata dal d.P.R. 137/2012, non teme che la vostra proposta, una vera e propria controriforma, possa non trovare sufficiente attenzione nelle sedi deputate a causa della vicinanza dei termini e della situazione del nostro Paese?

Luigi Grimaldi. La nostra proposta è la risposta ad un malcontento diffuso generato proprio dal  d.P.R. 137/2012 che ha reso ancora più onerosa una situazione già critica per i professionisti italiani.

Aspettare in silenzio l’applicazione del decreto significherebbe accettare qualcosa in cui non si crede e che non si ritiene giusta. Chi ci governa deve ascoltare la “Base”, dalla quale viene questa proposta, e non può ignorare le richieste che vengono dal Popolo.

Questa nostra proposta favorisce lo sviluppo e l’occupazione, riduce i privilegi ed è uno dei tasselli dell’insieme dei provvedimenti per favorire lo sviluppo economico, occupazionale e sociale; auspichiamo, quindi, che il governo metta stand-by l’applicazione dell’attuale d.P.R. 137/2012 e ne rinvii l’applicazione in attesa dell’esame della nostra proposta per l’apertura di un tavolo di discussione con tutti i soggetti interessati.

Sebbene sappiamo che ci saranno numerosi ostacoli, probabilmente creati ad arte, per intralciare questa proposta di legge confidiamo sul buon senso e sul coraggio di chi vuole veramente cambiare le cose nel nostro paese.

 

Ediltecnico.it Come hanno reagito gli ordini e i collegi delle professioni tecniche alla vostra proposta? Avete avuto qualche contatto o discussione in merito?

Luigi Grimaldi. Ad oggi non abbiamo avuto nessun riscontro né positivo né negativo dagli ordini a tale proposta, riscontriamo comunque un ampio consenso fra tutti i colleghi che è sicuramente numericamente maggiore di quanti si dichiarano contrari alla proposta senza accettare confronti.

 

Ediltecnico.it Entriamo nel merito della riforma proposta nel DDL. Si chiede l’abolizione degli ordini e l’istituzione di associazioni di privati a cui liberamente è possibile aderire. Non si rischia una moltiplicazione di soggetti nell’ambito delle professioni tecniche e, in definitiva, un indebolimento del potere di lobby dei tecnici nei confronti degli altri interlocutori?

Luigi Grimaldi. Oggi gli ordini/collegi hanno compiti istituzionali di vigilanza ed autogoverno e di un supporto marginale all’esercizio della professione mentre le libere associazioni, secondo la proposta, avrebbero solo un compito aggregativo, di orientamento e di reale supporto all’attività dei tecnici fungendo da catalizzatore professionale. Va ribadito che l’iscrizione alle associazioni sarebbe libera, spontanea ed assolutamente facoltativa; il tecnico potrebbe non essere iscritto ad alcuna associazione e poter comunque esercitare la professione, per il cui esercizio basterebbe semplicemente l’iscrizione al registro della specifica professione che avverrebbe solo dopo il superamento dell’esame di stato.

In questo modo si realizzerebbe la reale liberalizzazione nel settore delle libere professioni a vantaggio dell’intero sistema economico-sociale. Inoltre tale sistema non creerebbe, come paventato in alcune critiche al progetto, il moltiplicarsi di centri di potere; le associazioni non avrebbero tale veste ma dovrebbero semplicemente costituire uno strumento in più per il professionista e per l’espletamento della sua professione.

Il professionista resterebbe “libero” e le sue scelte incondizionate.

 

Ediltecnico.it Altro argomento spinoso è quello dell’assicurazione obbligatoria, che voi avete proposto di abolire. Da un lato c’è chi applaude alla iniziativa. Altri, al contrario, parlano della necessità di dotarsi di un’assicurazione RC professionale, come strumento di tutela, non solo del professionista, ma anche della collettività. Come risponde a queste critiche?

Luigi Grimaldi. Chi ha parlato di abolire l’assicurazione professionale?

La nostra proposta mira a dare la libera scelta al professionista se dotarsi di assicurazione professionale valutando caso per caso ed a seconda dei profili di rischio; bisognerebbe garantire, inoltre, ai giovani che si iscrivono per la prima volta che non trovino in essa un elemento di sbarramento. Altro spinoso problema è quello che i professionisti sarebbero trasformati, inevitabilmente, nel bersaglio di speculazioni provenienti sia dalle lobi delle assicurazioni sia dai committenti “furbi” inclini a pratiche poco trasparenti.

 

Ediltecnico.it E come la mettiamo con le competenze professionali e per i titoli?

Luigi Grimaldi. Secondo il DDL le competenze resteranno invariate così come sono ad oggi e saranno garantite dal superamento dell’esame di stato e dall’iscrizione al registro di competenza.

Per quanto attiene ai titoli professionali resteranno gli stessi per gli iscritti ai collegi mentre per i laureati di primo livello si avrà l’abolizione dell’aggettivo iunior e adozione di un titolo generico per i laureati, con percorso accademico della durata di 3 anni,  e di titolo magistrale o specialista per i laureati che hanno acquisito una laurea specialistica o magistrale e per i laureati con un percorso di studi quinquennale previsto dagli ordinamenti precedenti al d.m. 509/1999  (ad es. il laureato in ingegneria potrà ottenere il titolo di ingegnere, mentre il laureato magistrale in ingegneria potrà avere il titolo di ingegnere  magistrale o specialista). Sulla questione del titolo si è espresso con sentenza n. 1473/2009  il Consiglio Di Stato, nella quale ricorda come su tale questione si fosse già espresso, il Consiglio di Stato stesso “Sezione consultiva per gli atti normativi”, con parere espresso nell’Adunanza del 21 maggio 2001, che, nella parte relativa al titolo professionale da riconoscersi agli iscritti alla sezione “B” dell’Albo, in relazione all’ipotesi di “aggiungere l’aggettivo iunior al titolo usato per gli iscritti nella sezione A”, così argomentava: “una soluzione del genere lascia piuttosto perplessi, in quanto – nell’uso comune – l’appellativo iunior, serve normalmente a distinguere, nell’ambito di una stessa classe, livelli di anzianità progressivi ai quali corrisponde una diversa esperienza professionale”, stabilendo infine che tale aggettivo è formalmente non rilevante per la distinzione dei due livelli professionali.

Inoltre le attuali regole deontologiche la cui verifica e rispetto non sarebbe più controllata dagli ordini/consigli di disciplina ma demandata alle funzioni della normale giustizia ordinaria auspicando che il legislatore provveda alla creazione di un codice delle professioni che regolamenti meglio e più dettagliatamente la materia.

 

Ediltecnico.it Come l’assicurazione obbligatoria nel d.P.R. 137/2012 si introduce la formazione continua, come si pone in proposito il vostro DDL?

Luigi Grimaldi. La formazione continua professionale è un dovere del professionista sancito dalla deontologia; il professionista sa bene di non poter accettare incarichi per i quali non ha la dovuta competenza.

Quindi resta all’autonomia del singolo professionista adottare le azioni formative idonee al proprio aggiornamento professionale. Pertanto ci sembra fondato rimarcare il diritto alla scelta ed alla non obbligatorietà di azioni formative imposte per legge.

Tale concetto viene ribadito dalla Corte di Giustizia Europea con la Sentenza del 28 febbraio 2013 che conferma tale assunto lasciando libera scelta al professionista sulla formazione e sull’ente formatore da scegliere.

Auspichiamo che anche altre associazioni e sindacati di categoria vogliano unirsi a noi per portare avanti una giusta rivendicazione affinché le nostre professioni diventino finalmente “libere”. Chiunque voglia contattarci può farlo inviandoci una E-mail a: upial@libero.it

Intervista a cura di Mauro Ferrarini

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19 Commenti

  1. Probabilmente Luigi Grimaldi non ha mai vissuto e lavorato nei paesi anglosassoni…oppure ha una netta propensione per il “corporativismo lobbystico”, che come è noto non appartiene al sistema ordinistico nazionale italiano, bensì a quello che l’ing. Grimaldi usa come ispirazione.

    Ma del resto, ciascuno si può liberamente ispirare a ciò che sente vivamente appartenergli ideologicamente e quindi “de gustibus, non disputandum est”, a patto che non si distrugga quanto di buono (forse non tutto ma TANTO) si è fatto e si sta tutt’ora facendo per la nostra categoria e la nostra professione di ingegneri/architetti e tecnici più in generale.

    Ebbene, dopo aver letto quanto proposto mi sono un pò vergognato di essere un simpatizzante di M5S perché chi ha formulato questo Disegno di Legge probabilmente non ha MAI vissuto la libera professione in prima linea, tra sangue e sudore, come la sto vivendo io in questo periodo.

    Cito e replico, per rendere più facile la comprensione delle mie idee a chi vorrà leggerle.

    “Oggi gli ordini/collegi hanno compiti istituzionali di vigilanza ed autogoverno e di un supporto marginale all’esercizio della professione mentre le libere associazioni, secondo la proposta, avrebbero solo un compito aggregativo, di orientamento e di reale supporto all’attività dei tecnici fungendo da catalizzatore professionale. Va ribadito che l’iscrizione alle associazioni sarebbe libera, spontanea ed assolutamente facoltativa; il tecnico potrebbe non essere iscritto ad alcuna associazione e poter comunque esercitare la professione, per il cui esercizio basterebbe semplicemente l’iscrizione al registro della specifica professione che avverrebbe solo dopo il superamento dell’esame di stato”.

    In primis gli Ordini ed i Collegi, ed intendo ovviamente quelli che LAVORANO BENE: gli operosi, gli aggiornati, gli attivi, non danno affatto un supporto marginale all’esercizio delle professioni in quanto tengono coesi i colleghi sia per quanto attiene la deontologia, sia per gli eventi formativi organizzati, sia per le newsletter di costante aggiornamento normativo e legislativo, sia per gli eventi di natura ordinistica come le commissioni specialistiche in taluni ambiti o materie.

    Di contro le libere associazioni, proprio perché LIBERE sono fortemente politicizzate ed influenzate (od influenzabili) dalle aziende, dalle lobby, dalle perturbazioni esterne che di contro in un sistema apolitico ed apartitico meramente tecnico come quello ordinistico attuale non ho mai ravvisato (e spero di non ravvisare nemmeno mai in futuro!).

    Ritengo pertanto che gli Ordini ed i Collegi siano uno strumento FONDAMENTALE per tenerci uniti e compatti, nella formazione, nella deontologia, nell’aggiornamento professionale, nella condivisione delle conoscenze, nel “fare network” in modo costruttivo per farci riconoscere il peso che abbiamo nella società e nell’economia ma soprattutto nel progresso della Nazione e del sistema Italia.

    Vorrei ricordare che tra tutte le professioni, noi Ingegneri siamo i meno considerati ed i meno rappresentati in politica e nelle istituzioni….quando invero siamo forse gli unici ad avere L’OBBLIGO DI RISULTATO.

    Penso pertanto che riunire sotto il medesimo regolamento deontologico ordinistico i liberi professionisti, i docenti ed i dipendenti sia la base per regolamentarci in maniera univoca, trasparente e corretta verso tutti.
    Purtroppo come in politica anche a livello ordinistico non sempre le cariche sono assegnate a persone capaci, oneste e meritevoli che abbiano lo spirito di servizio come unico fine per presiedere all’ordine…
    …ma abolire gli Ordini credo sia un grave semplificazione ed un enorme errore, proprio come togliere il valore legale al titolo di studio.

    Le recenti defezioni di massa dagli Ordini, assieme alle aziende che ne richiedono espressamente la cancellazione dagli Ingegneri assunti, sono un segnale di relativismo, individualismo ed un tentativo di sovvertire un sistema codificato che, oltre ad essere legalmente riconosciuto ed avere una certa probanza di fronte alle istituzioni, cerca inoltre di accordare e coordinare la nostra presenza nel mondo del lavoro e nella società civile.

    Senza struttura, senza deontologia, senza rappresentanza in sede politica saremmo in ANARCHIA e si creerebbero le corporazioni o le lobbies, ancor peggio di organismi ordinistici, che almeno hanno regole e protocolli entro cui si evitano personalismi, condotte non corrette e si agisce per il bene comune.

    Ricordiamoci infine che gli Ingegneri producono progresso ed innovazione, ergo dovrebbero essere messi in condizione di offrire il proprio servizio per uno sviluppo sostenibile, un miglioramento della qualità della vita ed un progresso che sia appannaggio finalmente di tutti e non solo dei paesi ricchi.

    “Il vero progresso è per tutti” e l’Ordine è uno strumento aperto e democratico che garantisce uguaglianza di diritti e doveri sia tra di noi, sia verso la società ed il mondo del lavoro. Non dimentichiamo quindi il principio di reciprocità tra gli iscritti, la possibilità di formare i neolaureati grazie all’apporto esperienziale dei senior, le commissioni tematiche di settore, la condivisione del sapere.
    Tutte cose che solo l’Ordine può garantire e che sono ulteriore sicurezza offerta ai committenti, sia privati che pubblici.

    “In questo modo si realizzerebbe la reale liberalizzazione nel settore delle libere professioni a vantaggio dell’intero sistema economico-sociale. Inoltre tale sistema non creerebbe, come paventato in alcune critiche al progetto, il moltiplicarsi di centri di potere; le associazioni non avrebbero tale veste ma dovrebbero semplicemente costituire uno strumento in più per il professionista e per l’espletamento della sua professione.
    Il professionista resterebbe “libero” e le sue scelte incondizionate”.

    La troppa libertà, come già menzionato poco sopra, crea solo pericolosa ANARCHIA, lasciando spazio ai personalismi e muovendosi nella medesima selvaggia “liberalizzazione a tutto campo” introdotta dal demenziale Decreto Bersani.
    Abbiamo già da far fronte ad un mercimonio volto al ribasso totale della nostra competenza, conoscenza e professionalità: non serve di certo liberalizzare ulteriormente un mercato già ad oggi ridotto al “mercato del bestiame”.

    Reintroduciamo piuttosto dei minimi tariffari che siano sensati, onesti e riflettano la difficoltà, la complessità e la completezza richiesta da ciascun lavoro.

    Inoltre obblighiamo gli Enti a controllare quantomeno che ad ogni lavoro presentato si assolva non tanto alla completezza ed alla correttezza compilativa (che restano responsabilità del redattore/progettista) ma come minimo ad una checklist standard obbligatoria che dimostri che si sono assolte quantomeno tutte le pratiche minime di legge! (Basti vedere ad esempio quanti “requisiti acustici passivi” siano ad oggi presentati nelle pratiche autorizzative in edilizia per comprendere quanto poco e male si lavori…e quanto si continui a “chiudere un occhio” negli uffici preposti a controllare e vigilare).

    In materia di polizza professionale Grimaldi dice:

    “La nostra proposta mira a dare la libera scelta al professionista se dotarsi di assicurazione professionale valutando caso per caso ed a seconda dei profili di rischio; bisognerebbe garantire, inoltre, ai giovani che si iscrivono per la prima volta che non trovino in essa un elemento di sbarramento. Altro spinoso problema è quello che i professionisti sarebbero trasformati, inevitabilmente, nel bersaglio di speculazioni provenienti sia dalle lobi delle assicurazioni sia dai committenti “furbi” inclini a pratiche poco trasparenti”.

    E qui non posso che condividere, le sue giuste osservazioni.
    La polizza sia obbligatoria solo ed unicamente per le lavorazioni nelle quali sussistano reali criticità od eventuali obblighi di garanzia di risultato.

    Formazione continua:

    “La formazione continua professionale è un dovere del professionista sancito dalla deontologia; il professionista sa bene di non poter accettare incarichi per i quali non ha la dovuta competenza.
    Quindi resta all’autonomia del singolo professionista adottare le azioni formative idonee al proprio aggiornamento professionale. Pertanto ci sembra fondato rimarcare il diritto alla scelta ed alla non obbligatorietà di azioni formative imposte per legge.
    Tale concetto viene ribadito dalla Corte di Giustizia Europea con la Sentenza del 28 febbraio 2013 che conferma tale assunto lasciando libera scelta al professionista sulla formazione e sull’ente formatore da scegliere”.

    Concordo pienamente sul diritto di scelta ma trovo comunque che la bozza presentata, ad oggi, sulla regolamentazione della formazione continua, sia qualcosa di aberrante e distante dal buon senso e dalla realtà lavorativa.

    Mi spiego meglio:
    1) la formazione continua ed obbligatoria formulata come dalla bozza presentata recentemente dal CNI appare tristemente più come una “raccolta punti del benzinaio” piuttosto che cone uno strumento utile e formativo. Ovviamente, se proseguirà in tal senso, andrà solo ad ingrassare – sempre gravando sulle nostre già deboli spalle – gli enti e le società che erogheranno formazione (in pratica si creerà un business le cui uniche “vittime” saremo noi fruitori).
    2) escludere dall’obbligo formativo tutti i corsi professionalizzanti come: prevenzione incendi, certificazione energetica, sicurezza, etc. obbliga il professionista a formarsi ed alfabetizzarsi in maniera generalista e casuale (pur di “racimolare crediti”) e ciò va a discapito della iperspecializzazione dei tecnici, volta a dar vita alle eccellenze di settore, sempre più rare e preziose.

    • Hai scritto un papello chilometrico che non dice nulla solo perchè essendo tu iscritto all’ordine TEMI la concorrenza dei tuoi colleghi ingegneri.

      Ma dimmi come, in che modo l’ordine renderebbe più competenti o come renderebbe giustizia alla figura dell’ingegnere. a parte costringerlo a bagare una quota annuale, a parte costringerlo a pagare per sostenere un esame insulso a cui viene dato più peso della sua intera laurea, e senza contare che magari infilandosi in una classe di concorso vagamente attinente può scavalcare un laureato magistrale altamente specializzato che non ha sostenuto l’esame.

      quanta ipocrisia.

  2. In ultima istanza trovo corretto e sensato che gli Ordini fungano di Magistratura di 1° grado in quanto è sacrosanto che i professionisti siano giudicati da chi conosce e comprende le criticità della medesima professione.

    Inoltre è fatto assodato che la magistratura in Italia sia oberata di lavoro, abbia tempistiche e relativi costi giudiziali che non rendono de facto “la Legge Uguale per Tutti” e, purtroppo, ben conosciamo anche i pregiudizi e le ideologie di troppi magistrati di parte.

    Lasciare i professionisti tecnici in pasto al mercato della giurisprudenza di massa, non garantisce la tutela di nessuno: tecnici, cittadini, enti.

  3. Tutti sanno sentenziare…pochi sanno fare critica costruttiva, ancor meno sono quelli che ci mettono la faccia avanzando proposte.
    Peccato che quando c’è qualcuno che propone qualcosa tutti sentenziano senza ascoltare chi invece, silenziosamente, è d’accordo…

  4. Ho letto che simpatizza per il M5S, mi fa’ piacere ma dovrebbe sapere che il Movimento e’ contrario ad ogni forma di corporativismo.
    Questa degli Ordini Professionali sono delle vere e proprie caste da abolire per 2 motivi secondo il mio umile parere ingiusti :

    1) monopolio d’iscrizione
    2) obbligatorieta’ d’iscrizione

  5. Provo ad argomentare le osservazioni di Fabrizio Dellachà partendo dalla fine però. Giustamente Dellachà concorda con Grimaldi sulle questioni relative alla assicurazione professionale obbligatoria e alla formazione continua. Spero che ci si renda conto che queste misure non faranno altro che svuotare gli Ordini professionali, numerosi tecnici iscritti fatturano in maniera insufficiente a sostenere costi aggiuntivi. Tra assicurazione e formazione probabilmente si supereranno tranquillamente i 1400 €, una cifra proibitiva per molti che saranno costretti ad abbandonare. Tutti gli ingegneri dipendenti (la maggior parte degli ioscritti) da questo punto di vista sono già tutti condannati perché questi non fatturano nulla , pagano solo la quota d’iscrizione per stare dentro. Vogliamo poi parlare di tutte le partite iva di dipendenti di piccole e medie imprese ? di fatto finte partite iva a 1000 € al mese, si vuole che questi paghino 1400 € all’anno ?. Qualcuno mi dovrà ancora spiegare come può un neolaureato o un neodiplomato senza santi in paradiso ad iniziare dovendo sostenere questi costi. Alla fine la professione d’ingegnere si trasformerà come quella dell’avvocato in cui ci sono grossi studi che brulicano di praticanti che fanno fotocopie e se sono fortunati vengono pagati con rimborsi spese da quattro soldi.

    Sull’assicurazione professionale si innescherà quasi certamente speculazioni come già avviene per le RC auto … lievitazione di costi etc. Sulla formazione professionale si profila la nascita di un nuovo Business che non interesserà chiaramente i professionisti ma chi li dovrà formare ovvero le Università e gli ordini stessi.

    Sinceramente io vorrei Ordini professionali che siano davvero dalla parte degli iscritti, che li aiutino nello svolgimento della professione invece di ostacolarli. Queste misure invece di aprire gli ordini soprattutto ai giovani li chiudono , la professione diventerà appannaggio di pochi, esattamente il contrario di quello che una riforma avrebbe dovuto fare.

    Se gli ordini professionali si impegnano rispetto a questi problemi a trovare soluzioni efficaci e a difendere i giovani e i meno fortunati allora mi impegnerei a convincere Grimaldi a ritirare la proposta , al momento la trovo l’unica soluzione possibile. Per non parlare del trattamento riservato alle sez. B degli ordini in cui sono iscritti i triennali sia ingegneri che architetti che spesso vengono apertamente contrastati da molti ordini (non da tutti fortunatamente) in spregio a qualunque codice deontologico.

    Le professioni vengono definite liberali, ma nell’assicurazione e formazione obbligatoria non ci vedo nulla di liberale, anzi molto di coercitivo.

    Per quanto riguarda le funzioni aggregative e di network etc. espresse da Dellachà attribuite agli ordini operosi etc. francamente le trovo un libro dei sogni che probabilmente si applica efficacemente all’ordine di Dellachà purtroppo non a tutti però.

    La proposta UPIAL in pochi giorni ha ricevuto centinaia e centinaia di riscontri positivi non perché Grimaldi abbia elaborato chissà quale genialata, ma semplicemente perché molta parte degli iscritti percepiscono negativamente gli ordini, li vedono come enti inutili , elitari e lontani dai problemi dei professionisti.

    Ci rifletta Dallachà , devono essere gli ordini a cambiare non i professionisti , si diano da fare e come per la politica Grimaldi e M5S non sarebbero neanche esistiti.

    Saluti

    • Hai centrato uno dei punti, ma il problema è che è interesse di quelli che lavorano in grandi studi ostacolare i piccoli, e gli ordini professionali sono lo strumento perfetto per perseguire questo scopo.

      si è parlato tantissime volte della dannosità e inutilità di questo sistema retrogrado e ostruzionista, ma nel 2014 ancora nulla è cambiato. Il motivo? basta guardare al numero di parlamentari iscritti all’albo che ha tutto l’interesse di tener come scribbacchini gli altri laureati per eliminare una grossa fetta di concorrenza, purroppo le persone oneste che abbiamo al potere sono poche.

  6. Il fatto che il mio Ordine funzioni bene e si faccia network in maniera POSITIVA e PROPOSITIVA non significa che ad Alessandria siamo “geni” o “semidei”…piuttosto che altrove ci sia forte ritardo psichico e palese incapacità.

    Se altrove ci si desse una svegliata lasciando (finalmente) da parte politica ed interessi dei singoli, probabilmente il tutto avrebbe il senso e la valenza che merita (e dovrebbe avere).

    Meditateci sopra: se vi duole un braccio lo curate o lo amputate all’altezza della spalla?
    Ebbene il Vostro ragionamento è il MEDESIMO: alcuni ordini non funzionano, ergo li aboliamo tutti.

    Beh, direi che se tutte le soluzioni di M5S sono queste mi dichiaro apertamente contro questo approccio demenziale, aprioritstico, spiccio e privo di raziocinio e buonsenso.

    M5S sarà pure contro le caste (…e vorrei anche vedere se ci sia mai qualcuno che potrebbe essere a favore!) ma un Ordine non è una casta, bensì un ente che riunisce, aggrega e regolamenta una categoria professionale.

    Io lo trovo una garanzia piuttosto che un tumore da estirpare.

    Il “monopolio di iscrizione” non è un reale monopolio ma semplicemente il solo “assolvere ai requisiti minimi per essere in grado di svolgere la professione”: si chiama ESAME DI STATO; inoltre per mantenere, gestire e far funzionare gli Ordini (come tutti gli Enti) serve ovviamente una MINIMA quota di adesione annuale che nulla è in confronto al ladrocinio di IVA e tasse inique e salassanti alle quale siamo assoggettati!!!

    Secondo il mio personalissimo e modesto parere questa è il più classico esempio fantozziano di “cagata pazzesca”.

    Non vogliatemene ma se qualcuno si è offeso, me ne prendo la responsabilità: nella vita a volte bisogna avere il coraggio di schierarsi e di esprimere le proprie idee.

    Io ho le mie (che difendo e giustifico) e ciascuno ha, giustamente, le proprie: vediamo se DEMOCRATICAMENTE (magari in maniera referendaria?) si riuscirà a dare alla questione una soluzione che sia condivisa ed appoggiata dalla maggioranza di chi opera nel settore in prima linea.

    Sono stanco che le decisioni ci cadano sempre dall’alto e che poi finiscano sempre per rimbalzarci nel ….!!!

  7. Buonasera, ho letto con attenzione i vari vostri commenti, ma sinceramente non mi avete convinto sulla esigenza della eliminazione degli ordini. Anzi ritengo che l’esistenza del sistema ordinistico sia un falso problema e spero di chiarire le mie posizioni senza offendere nessuno.
    Intanto, come giustamente è stato fatto notare, con la disastrosa situazione della giustizia italiana, spostare i giudizi sul rispetto della deontologia da parte degli iscritti dall’ordine ai tribunali ordinari a me sembra una follia. Anzi, già ritengo folle che si siano introdotti, con la riforma, i “consigli di disciplina”.
    Infatti un organo disciplinare all’interno degli ordini esisteva già, spesso composto dagli stessi consiglieri dell’ordine provinciale, che vigilava sul rispetto delle norme deontologiche, comminando, ove previsto, adeguate sanzioni in caso di comportamenti difformi da parte degli iscritti. Ebbene, in chiave della tanto decantata “spending review” che avrebbe dovuto razionalizzare e diminuire la spesa pubblica, nel caso degli ordini è stato invece introdotto questo nuovo consiglio, composto sempre da architetti, scelti si dal presidente del tribunale, ma su una rosa di nomi proposta comunque dal consiglio dell’ordine, ove unico vincolo è che tra questi nomi non ci siano gli stessi componenti del consiglio proponente. Quindi stessa risultato, ma con maggiori costi…alla faccia della “spending review”.
    Per quel che riguarda invece l’obbligo di assicurazione e della formazione continua, a me sembra che in tutti e due i casi la riforma ponga delle condizioni che dovrebbero servire a rendere maggiormente “professionali” e responsabilizzati gli iscritti, aumentando si i costi di gestione, ma realizzando quindi una riorganizzazione delle professioni intellettuali in chiave qualitativa.
    L’assicurazione che diventa obbligatoria, lo è in realtà se si hanno incarichi- perché l’unico obbligo previsto dalla legge è fornire al cliente gli estremi dell’assicurazione stessa – quindi questo obbligo è in capo a chi lavora in proprio, e ha specifici responsabilità che possano provocare un danno al cliente o alla collettività. Dato che nessuno di noi è immune ad errori, e a maggior ragione i giovani colleghi, non vedo perché non dovrebbe essere obbligatorio assicurasi, nel momento in cui si riceva un incarico in proprio, dato che poi ciò sarebbe una garanzia sia per il cliente che per il professionista stesso. Tra l’altro secondo me è ora di piantarla con il finto buonismo che caratterizza l’Italia, perché altrimenti dovremmo arrivare ad eliminare causa la crisi e secondo la stessa logica, ,l’obbligo di assicurare auto e moto..che non mi sembrerebbe una gran pensata.
    Parliamo poi della formazione continua.
    Ebbene, intanto forse sarebbe il caso di valutare oggi il livello di preparazione di un laureato medio – io chiaramente mi riferisco agli architetti ma non credo che oggi ci sia un diverso target rispetto ai cugini ingegneri – che definire basso è un eufemismo. Un laureato, e tantissimi abilitati, non sanno casa sia un indice, un utilizzazione o una densità territoriale o fondiaria..non hanno cognizione del moloc normativo che caratterizza il nostro paese – che andrebbe eliminato o semplificato, sia chiaro – relativamente, a titolo meramente esemplificativo e non esaustivo, agli aspetti igienico sanitari e alle norme handicappati sulla progettazione…sanno poco e nulla degli aspetti tecnologici e strutturali..spesso anche sulla cultura generale legata all’architettura non brillano (anche se ad onor del vero non è la cultura generale che da mangiare)…non parliamo poi degli aspetti procedurali urbanistici ed edilizi, della sicurezza o dell’antincendio.
    Anche io, che ho quasi 50 anni, sono uscito con le stesse lacune, da quello specchio di università democratica e per tutti, conseguenza della sbornia post sessantottina , durata oltre 40 anni, che ha generato un numero abnorme di tecnici ( ma anche avvocati, medici, commercialisti, veterinari, ecc) rispetto al resto del mondo occidentale, spesso poco o per nulla preparati.
    In questo stato di cose, qualcosa bisognava fare, e chiedo quindi spesso, ma la crisi generalizzata, da noi non sarà anche accentuata dalla giungla provocata dai 150.000 architetti, dai 230.000 ingegneri, a cui bisogna aggiungere geometri e periti edili, interior designer, ecc. che alla fine generano un tecnico, o pseudo tale, a famiglia allargata?
    Ebbene in questa situazione la formazione continua a me non sembra scandalosa, anzi..semmai mi associo alla preoccupazione che detta formazione sia di infima qualità, come purtroppo spesso accade, anche nell’ambito di organizzazioni particolarmente blasonate, oltre, sembrerebbe, alla volontà di eliminare determinati corsi, tra quelli generanti crediti, che sono quelli poi più appetiti per specifiche competenze. La formazione è fondamentale, va richiesto che vada realizzata con adeguati standard qualitativi, e per avere questi standard deve avere un costo e non può essere gratuita. Quindi prima di demolire l’istituzione, andrebbe semmai migliorata, come in alcuni casi già avvenuto, e semmai bisognerebbe incidere su altri aspetti ben più importanti. A titolo esemplificativo faccio degli esempi, nemmeno troppo generici:
    • Chiudere alcune università
    • Ridurre i corsi di laurea, eliminando quelli “farlocchi”, nemmeno abilitanti, promossi in tutt’Italia (sapete che centinaia di studenti, a Palermo e Roma sono in causa con il MIUR e le relative facoltà che hanno promosso alcuni di questi corsi?)
    • Eliminare le lauree abilitanti triennali, che sono un unicum Italiano (che io sappia in Francia, Germania e Ungheria non esiste la figura professionale dell’architetto o l’ingegnere iunior, e sinceramente secondo me non se ne sentiva nemmeno il bisogno, dati i numeri sopra riportati)
    • Rivedere completamente i programmi universitari, legandoli alle future esigenze professionali, che genererebbero probabilmente una notevole scrematura tra gli iscritti
    • Alzare le tasse universitarie, come avviene all’estero, fatte salve apposite borse di studio per i veri meritevoli (vedere fondo sul Corriere scritto da Antonio Polito l’anno scorso)
    • Rivedere le competenze professionali tra le varie figure presenti ( anche qui rispetto al resto d’Europa, abbiamo delle sovrapposizioni folli, che non hanno generato sinceramente grossi risultati qualitativi, stante la “qualità ambientale” che caratterizza il nostro paese)
    • Eliminare le folli norme bizantine che caratterizzano il nostro ordinamento, ove qualsiasi legge e regolamento, può essere “applicato” o “interpretato” a piacimento dalla pubblica amministrazione, a seconda del richiedente
    • Liberalizzare e semplificare la macchina amministrativa, che non significa ampliare il portato delle asseverazioni, come è stato fatto, con le relative responsabilità tutte in capo al professionista, e senza nemmeno un tariffario onesto e obbligatorio di riferimento, quanto semmai l’eliminazione della sovrapposizione di potere legislativo, attraverso leggi e regolamenti, da parte di Stato, Regioni, Province, Comuni, accompagnato poi da circolari interpretative, ed infine dalle sentenze dei vari TAR e Consigli di Stato

    Poi so bene che nulla di tutto ciò avverrà mai, perché toccherebbe potentati con rendite di posizione intoccabili, come le università (che più che macchine di formazione, sono diventate vere e proprie macchine generatrici di potere, consenso e PIL farlocco, perché generano si ricchezza nell’immediato, ma poi anche generazioni di laureati impreparati, precari e “arrabbiati”), intere categorie professionali non disposte a cedere sulle competenze consolidate – solo in Italia così strutturate- , ed infine la pubblica amministrazione con notevole livello di inefficienza e parassitismo..
    E di fatto tutto ciò cosa ha provocato? le professioni intellettuali, o almeno alcune di queste, come la nostra, che fino agli anni ’60-70 erano particolarmente ambite, sia per l’aspetto economico che di riconoscimento di status sociale, sono diventate il ricettacolo della insoddisfazione economica, professionale, sociale, ecc. ecc…. e malgrado ciò, ancora si parla di maggior accesso “democratico” alle professioni…bah, da chi le ha distrutte, chiedere ciò, è proprio una bella provocazione…e ai soloni politici di ogni schieramento che ci hanno portato a questo stato di cose, e a chi proponendosi come novità, vuol fare anche di peggio, comprandosi il voto di alcuni per un tozzo di pane, e cioè la ventilata eliminazione del costo di iscrizione, io sinceramente dico no, perché sarebbe lo sfascio definitivo.

  8. Sono anch’io pienamente d’accordo con il collega arch “al”.
    Sono assolutamente contraria all’abolizione degli ordini e sinceramente mi stupisce come ci possano essere “colleghi” così accaniti in merito: il termine casta viene davvero usato in modo improprio (ma quali privilegi ingiustificati abbiamo??????)..o forse si vogliono vedere le cose diversamente da come sono in realtà perchè piace o fa comodo vederle così..

  9. credo che un briciolo di Ordine ci debba essere. Tuttavia non sono contraria a rivedere tutto con gli occhi di una diversa modernità.Se in altre parti del mondo non esistono gli ordini professionali non vedo perchè dalle nostre parti si debba fare tutto all’insegna di un Ordine che ti controlla e ti spilla anche quattrini., Dove lo mettete poi l’Ordine dei giornalisti? Una vera iattura che abbiamo solo noi e la Turchia.

  10. Cosa centri l’ordine dei giornalisti con una discussione postata su un periodico on line frequentato da tecnici iscritti a ordini e/o collegi, mi riesce difficile capirlo, Lina. Per altro, io ho fatto delle proposte alternative..se mi si contestano queste, con argomenti legittimi ed in termini cortesi ed educati, come penso di essere stato io, allora sono pronto ad una pacata discussione. Infine una precisazione: mi scuso con i frequentatori se non esplicito il mio nome e cognome, ma essendo partita la discussione da un altro blog, ove mi è stato chiesto di evitare di firmarmi esplicitamente, mi trovo costretto a inserire solo il mio acronimo…non sono comunque ne un presidente ne un consigliere di un ordine provinciale, ne faccio parte di commissioni ordinistiche od altro, che potrebbero far pensare ad una difesa di mie posizioni di privilegio.

  11. sono anche io d’accordo con “AL” e Dellachà: la proposta di legge (che invio a leggere prima di approvare o criticare) è molto superficiale e contiene, in particolare, un insensato lungo articolo che dovrebbe consentire agli “ingegneri iunior” di farsi chiamare semplicemente “ingegnere”… Perché una legge che dovrebbe riformare gli ordini per circa 400.000 professionisti tra ing. e arch. debba contenere questo contentino riservato a qualche migliaia di “ing. ir.” non si comprende…
    Rilevo, poi, che una legge che riguarda tutti gli ing. e gli arch. d’Italia non è stata minimamente discussa con la quasi totalità degli interessati: UPIAL è un gruppo di poche persone e l’altra associazione proponente ha una pagina FB di circa 40 utenti…
    Mi spiegate quale sarebbe stata la sede in cui si è potuto registrare l'”ampio consenso fra tutti i colleghi che è sicuramente numericamente maggiore di quanti si dichiarano contrari alla proposta senza accettare confronti”?!? A me pare che confronti non ce ne siano proprio stati…
    Caro Grimaldi non è che uno vuole criticare senza proporre: è che di fronte ad una proposta insensata c’è poco da correggere…

    • Caro Franco, l’articolo insensato di cui tu parli ha una motivazione; Grimaldi è un ingegnere iunior. Di fatto i laureati triennali in ingegneria e architettura, non contenti del regalo che gli è stato fatto – laurea triennale abilitante tramite esame di stato, unicum del mondo occidentale- vorrebbero di più e senza alcun controllo..e si capisce il perché, almeno per il collega..basta andare a visitare il suo sito

      • L’esame per l’iscrizione all’ordine è inutile e stupida burocrazia, se non bastano le decine di esami sostenuti durante il percorso di laurea ad attestare le effettive competenze, sostenere un esame in più (pagando), come potrebbe farlo?? Difendere la politica di iscrizione all’albo è una cosa totalmente stupida, a difenderla ci sono solo le persone che speculano da questa prassi e alcune persone che a loro tempo hanno dovuto sostenerlo controvoglia che adesso con poca onestà intellettuale lo difendono, per una forma di invidia nei confronti dei nuovi che se l’iniziativa dovesse passare si risparmierebbero questo inutile step.

    • Il fatto che sia una delle tantissime persone che beneficerebbe dal decreto non toglie che sia una cosa stupida credere che il rituale dell’iscrizione all’albo possa rendere competenti nel caso in cui la laurea non l’abbia già fatto in precedenza con svariate decine di esami. anzi mi sembra normale che uno esterno all’argomento e non direttamente interessato non conosca bene la situazione attuale.
      Poi sul fatto junior o non junior, si dovrebbe vedere a seconda il corso di laurea quali competenze aggiunge la specializzazione e in caso limitare solo le mansioni correlate lasciando piena libertà di eserciio sul resto dove le competenze sono già state acquisite. Il resto sono solo chiacchere swenza senso dettate da poca conoscena dell’argomento o malignità.

  12. Gli ordini sono inutili e figli di una burocrazia ottusa e retrograda. Uno appena laureato può non essere pronto a esercitare la professione, ma sostenere un esame in più buttando soldi non lo investe dello spirito sanrto e diventa automaticamente preparato, quindi non esiste una sola motivazione valida oper tenere in piedi questo sistema ostruzionista che nazioni più evolute della nostra non hanno.

  13. L’abolizione degli ordini professionali è un ottima idea. Non garantiscono nulla se non prendere soldi, tanti rispetto alle altre professioni, senza tener conto della capacità contributiva di una persona e soprattutto obbligando a fare corsi oltretutto a pagamento, senza sconti. Questo sistema impedisce la crescita dei piccoli ed ingrassa i più grandi. Chissà come mai all’elezione dei componenti degli ordini vengono scelti sempre gli stessi! A me personalmente non mi hanno mai sostenuto, anzi, al mio arrivo le segretarie sembrano pure infastidite. Come la mettiamo sui contributi obbligatori che aumentano ogni anno? Se vuoi fare la professione sei obbligato a pagarli anche se non li guadagni. Io ora sono disoccupata e non intendo più far parte di questo sistema. Si è una casta e come tale va eliminata. L’iscrizione ad un registro è come la camerale per gli artigiani, anche se per quest’ultima la cifra è molto più bassa 80 contro 290, un affitto (x non parlare delle sanzioni ed interessi che ci applicano se ritardi) anche se non capisco perché questo compito non sia concesso semplicemente con l’apertura della partita IVA e quindi dall’agenzia delle entrate. Troppi enti, troppe tasse, troppe spese ed impediscono ai giovani di crearsi un futuro! Con l’egoismo non si va da nessuna parte.

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