Si allunga la lista delle Regioni che intervengono sul problema della gestione delle terre e rocce da scavo provenienti da cantieri di modesta entità.

Dopo il Friuli Venezia-Giulia, il Veneto e la Liguria, ora è il turno dell’Umbria che è pronta ad approvare un nuovo regolamento regionale per la gestione delle terre e rocce da scavo provenienti da piccoli cantieri che, “colmando la lacuna normativa a livello nazionale, coniughi le esigenze delle piccole e medie imprese del settore con l’obiettivo di garantire la massima tutela ambientale nell’esecuzione di opere sia pubbliche sia private” (leggi anche gli articoli sui regolamenti delle terre e rocce da scavo in Veneto e in Liguria)

Ad annunciarlo ieri è stato Silvano Rometti, assessore all’ambiente e al territorio della Regione Umbria, illustrando la proposta ai rappresentanti delle imprese del settore, degli Ordini e Collegi professionali, delle organizzazioni sindacali di categoria, riuniti al “Tavolo delle costruzioni”.

Al centro della discussione l’alleggerimento delle incombenze burocratiche che gravano, per la gestione delle terre e rocce da scavo, sulle piccole e piccolissime imprese attive in cantieri che movimentano meno di 6.000 metri cubi di materiale.

Già il problema era stato sollevato da ANCE e Aniem, che peraltro, si sono anche lamentate del “fiorire” di regole e discipline diverse da Regione a Regione (leggi anche Terre e Rocce da Scavo, ANIEM e ANCE perdono la pazienza: ma basterà?)

Il regolamento umbro sulle terre e rocce da scavo: previsti tre livelli di intervento
“Ad oggi, si verifica o un paradosso di non poco conto – ha rilevato Rometti – Gli adempimenti, onerosi, previsti per le grandi opere, sopra 150.000 metri cubi, valgono anche per le piccole opere, provocando di fatto la paralisi delle attività delle piccole imprese. Pertanto gli Uffici regionali hanno predisposto un regolamento che prevede tre diversi livelli di gestione, per i lavori di pronto intervento, quelli di sistemazione di aree di pertinenza e altri cantieri di piccola dimensione, con quantitativo di materiale escavato non superiore a 6.000 metri cubi”.

Sul riutilizzo delle terre e rocce da scavo, basta l’attestazione del tecnico d’impresa

Decisamente più snello sarà anche l’iter previsto per verificare l’idoneità del materiale di scavo ai fini di un possibile riutilizzo in altro sito.

“L’idoneità dei terreni al riutilizzo in altro sito”, ha precisato Rometti, “sarà attestata dal tecnico dell’impresa anche senza effettuare analisi chimiche, a meno che i terreni non provengano da aree a ‘presunta contaminazione’ o comunque, durante lo scavo, si ravvisino elementi o condizioni che facciano sospettare la presenza di inquinanti”.

di Mauro Ferrarini

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