È di oltre mezzo miliardo di euro (670 milioni, per la precisione) l’entità del credito stimato che i professionisti tecnici possono vantare nei confronti della pubblica amministrazione per le sole prestazioni erogate nel settore dei lavori pubblici.

È logico dunque che anche le professioni tecniche abbiano il diritto di “dire la loro” sulle aree di possibile miglioramento del decreto legge 35/2013, relativo al pagamento dei debiti PA, la cui conversione in Legge dello Stato è prevista per il prossimo 8 giugno 2013.

Lo scorso 23 aprile, in particolare, il PAT (Professioni Area Tecnica) ha presentato, pressola Commissione speciale della Camera dei Deputati, una serie di proposte in tal senso.

Nel giudicare positivamente la norma sui Debiti PA nel suo complesso, Armando Zambrano del PAT e presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri ha sottolineato che “alcuni punti critici rischiano di minarne l’efficacia, sia nel centrare l’obiettivo della ripresa economica ed occupazionale, sia nel completare le opere in corso di realizzazione”.

Esistono infatti due criticità che il PAT ha messo in evidenza davanti alla Commissione presieduta dall’on. Giorgetti.

Pagare anche i debiti dei lavori in corso di realizzazione
La prima delle perplessità dei professionisti tecnici del PAT sui contenuti del d.l. 35/2013 sta nell’aver limitato il pagamento ai debiti esigibili al 31 dicembre 2013 per i quali è stata emessa fattura o richiesta equivalente di pagamento.

Se la norma venisse confermata, questo porterebbe all’esclusione dei debiti che non hanno ancora dato origine ad una richiesta di pagamento. A questo si aggiunge la decisione di dare priorità ai debiti più antichi.

Nel suo intervento, Zambrano ha sottolineato che, in questo modo, “viene messa a rischio l’efficacia della norma rispetto ai lavori pubblici in corso di realizzazione, con conseguente mancato impulso al completamento delle opere e all’occupazione”.

Su questo delicato punto, la proposta del PAT è quella di riservare una percentuale delle risorse disponibili per il pagamento dei lavori in corso di realizzazione.

Il nodo del DURC: rischio di circolo vizioso
La seconda criticità riguarda il mancato inserimento di una norma che acceleri i pagamenti nei confronti delle imprese creditrici non in regola con la propria posizione contributiva.

Si genera un circolo vizioso. A causa dei ritardi dei pagamenti delle pubbliche amministrazioni, molte imprese non riescono a mettersi in regola con i pagamenti dei contributi e non avendo ottemperato a questi ultimi vedono mettere a rischio la possibilità di ottenere i pagamenti arretrati.

Per questo i professionisti tecnici del PAT hanno proposto l’introduzione di una norma che consenta alle imprese che vantano un credito pari o superiore ai propri oneri previdenziali di ottenere un DURC (Documento Unico di Regolarità Contributiva), senza ottemperare a ulteriori adempimenti.

…un dubbio interpretativo
Il PAT, infine, ha messo in evidenza alcuni dubbi interpretativi circa le modalità procedurali per la certificazione dei crediti. In particolare, non è chiaro su chi debbano ricadere l’onere di comunicazione dei crediti vantati e la presentazione di istanza di certificazione, se sull’impresa creditrice o sulla pubblica amministrazione.

di Mauro Ferrarini (fonte Centro Studi CNI)

Dal web


Dal web

Gli Speciali

Scrivi un commento