“Sciogliere il nodo ferroviario di Bari (apparentemente più intricato di quello gordiano, n.d.a.), posto al centro della città e cesura tra la parte più antica col borgo murattiano (del quale si festeggia in queste giornate il bicentenario) e quella più moderna, riqualificandone l’area con polarità altamente attrattive, significa concretamente avere un progetto pilota esportabile in molte altre città del mondo, nelle quali sussistono criticità infrastrutturali simili”. Massimiliano Fuksas, l’architetto di origini lituane che ha vinto il concorso internazionale di idee “Baricentrale”, non si nasconde.

Dopo moltissimi anni torno ad occuparmi di urbanistica” – ha dichiarato nella conferenza stampa di presentazione del progetto – “perché questa di Bari è una sfida interessantissima, benché difficilissima”.

Il bando del concorso fissa chiaramente i suoi obiettivi. Rigenerare l’area urbana posta al centro della città, di circa 78 ettari, oggi occupata dal fascio ferroviario, con alcuni binari già dismessi da tempo (vai al Progetto Vincitore).

Fuksas, giunto a Bari con alcuni collaboratori, ha le idee chiare. “Nei 3 km lineari liberati da questi binari e per una superficie di quasi 30 ettari avremo un Central Park con vegetazione autoctona. Ci poniamo, infatti, l’obiettivo di far sparire nel parco la nuova stazione centrale (sormontata da una piastra rettangolare posta a 7 metri dalla quota di calpestio, n.d.a.), organizzata spazialmente su tre livelli, che integrerà la struttura attuale per meglio rispondere alle esigenze dei cittadini e dei viaggiatori”.

Questa green belt, se realizzata, quindi, rappresenterà non solo la cerniera ideale con cui unire le due parti di città finora separate, ma anche quel decumano trasversale pronto a collegarsi longitudinalmente, attraverso la nuova stazione, con l’ex Caserma Rossani che nelle intenzioni del Comune e della Regione dovrebbe diventare una “cittadella della cultura e delle arti creative” complementare a quella della musica realizzata collegando più efficacemente il Conservatorio Niccolò Piccinni con l’Auditorium Nino Rota (che sarà ampliato).

All’interno della Rossani (area degradata di circa 8 ettari al centro, da molti anni, di una pluralità di progetti di lottizzazione), in particolare, sorgeranno, tra edificazioni nuove e recuperate, oltre ai nuovi uffici comunali, spazi dedicati all’Accademia delle Belle Arti e alla Cultura (scarica la Relazione Tecnico Illustrativa del Progetto Vincitore di Massimiliano Fuksas).

Fondamentali saranno non solo i mezzi di trasporto, pubblici ed ecocompatibili, ma anche e soprattutto la riorganizzazione di tutta la mobilità. Il progetto, infatti, prevede – vista la partnership sia di Rfi sia della Fal – sia una circonvallazione che sposterà verso l’entroterra il tracciato ferroviario attuale a est di Bari parallelo e vicino alla costa, sia percorsi pedonali e ciclabili, sia assi stradali sui quali si vorrebbe far viaggiare bus elettrici.

L’energia da fonti rinnovabili indispensabile per alimentare questi mezzi di trasporto dovrebbe provenire, attraverso un evoluto sistema di smart grid, dai pannelli fotovoltaici e dal mini-eolico posto sulle nuove edificazioni. La conferma arriva direttamente dall’arch. Annamaria Curcuruto, la responsabile dell’Ufficio Urbanistica ed Edilizia Privata del Comune di Bari nonché presidente della giuria selezionatrice, secondo cui “la valorizzazione fondiaria ed immobiliare è indispensabile perché, dovendo procedere per lotti autonomi e indipendenti visto le dimensioni del progetto, sarà proprio con le risorse provenienti da gli accordi coi privati che potremo realizzare le opere pubbliche e di pubblica utilità, essendo altrimenti insufficienti le risorse comunali disponibili”.

Si parla di 300 mila mq di nuove edificazioni – 30 ettari su 78 – tra gallerie commerciali, parcheggio interrato da 800 posti, edilizia privata e uffici. Un progetto da quasi 800 milioni di euro – secondo una prima ed approssimativa stima fatta dall’Assessore all’Urbanistica del Comune di Bari – per la cui realizzazione, se non ci saranno intoppi vari, occorrerà almeno un ventennio.

È la madre di tutte le iniziative urbanistiche finora predisposte” – dice un soddisfatto Michele Emiliano, Sindaco di Bari – “perché potremo finalmente ricucire, dopo diversi decenni, la città ferita profondamente dal fascio ferroviario (già il Piano Regolatore di Concezio Petrucci nel 1934 prevedeva lo spostamento dei binari, nda), dotarla di un nuovo cuore verde nel cuore della città con l’ossigeno proveniente anche dai poli culturali d’avanguardia interconnessi che ci spingeranno a diventare una modernissima città europea, oltre che quella più green del Mezzogiorno venendo raddoppiata la dotazione pro capite di verde urbano”.

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