Pagamenti P.A., ok dell'Ue allo sblocco. Professionisti e imprese in piazza

Nei giorni scorsi si è tornato a parlare molto dello sblocco dei ritardati pagamenti delle p.a. Le aziende, le associazioni di categoria e i professionisti da tempo chiedono una soluzione in tempi rapidi, appellandosi al Governo Monti, ormai al termine della sua legislatura, ma anche all’Unione europea (leggi anche “Ritardati pagamenti P.A., l’Ance propone un concordato con l’Ue“).

Nelle ultime ore i Commissari agli affari economici Olli Rehn e all’industria Antonio Tajani sono intervenuti sulla questione che interessa il nostro paese, ma anche Spagna e Portogallo, con una nota congiunta. Secondo i 2 rappresentati della Commissione Ue l’Italia deve mettere in atto al più presto un piano di smaltimento dei debiti pregressi della p.a. verso le imprese della durata di 2 anni  nel corso dei quali l’osservanza delle regole europee di bilancio potranno essere meno rigide. Molto importante, secondo Tajani, l’avvio di una politica forte per la crescita che possa sostenere le piccole e medie imprese.

I due vice presidenti chiedono al governo italiano di far conoscere l’ammontare esatto del debito. Per quel che riguarda la nuova direttiva Ue  hanno precisato che per l’Italia le nuove regole saranno applicate solo ai contratti conclusi dal 1° gennaio 2013.

Alla nota congiunta  il premier Mari Monti ha commentato specificando che “il Governo italiano ha insistentemente operato da oltre un anno, nell’ambito del Consiglio europeo e in dialogo con la Commissione, per promuovere la consapevolezza dell’importanza di permettere ai paesi, come l’Italia, che si trovano nella parte preventiva del Patto di Stabilità e Crescita, di utilizzare gli spazi di flessibilità controllata per azioni di sostegno per rilanciare crescita e occupazione, pur nel rispetto della necessaria stabilità finanziaria. Il Consiglio europeo del 14 marzo è stato il punto di arrivo di questo percorso”.

“Il Governo italiano è consapevole del problema accumulatosi nel tempo del ritardo dei pagamenti della pubblica amministrazione e ha deciso di porvi rimedio attraverso il recepimento anticipato della direttiva europea per i nuovi contratti dal 1° gennaio 2013 – ha agigunto il premier nella nota di Palazzo Chigi – . Tuttavia rimaneva da trovare una soluzione per l’elevato debito commerciale pregresso, che l’apertura dimostrata oggi dalla Commissione europea permetterà di affrontare più incisivamente. Lavoreremo con i servizi della Commissione europea per identificare le soluzioni tecniche per avviare la liquidazione del debito nel più breve tempo possibile“.

Ricordiamo che negli ultimi giorni  anche i Comuni erano scesi in campo  per chiedere lo sblocco immediato di 9 miliardi da impegnare per spese in investimenti ed opere.

“Senza risposte concrete entro la prima metà di aprile – aveva annunciato il presidente dell’Anci Graziano Delrio – , chiederemo ai comuni di autorizzare tutti i pagamenti dovuti, utilizzando un modello di delibera con l’obiettivo di garantire la coesione sociale ed i servizi essenziali delle comunità”.

L’Anci ha anche stabilito di organizzare a Roma, il 21 marzo, alle ore 11,30 presso il Teatro Capranica, una iniziativa pubblica aperta alle parti sociali, ai soggetti istituzionali ed associazioni, per riportare l’attenzione sul tema dello sblocco dei pagamenti e dello sviluppo, chiedendo di essere ricevuta sia alla Camera che al Senato.

“Non c’è bisogno di alcuna autorizzazione da Bruxelles, il governo faccia un decreto che autorizzi i pagamenti alle imprese e non troverà di certo alcuna opposizione in Parlamento”. Del resto “se la Spagna ha rinegoziato 27 miliardi non capisco perché non lo possa fare l’Italia che è il paese europeo con il miglior rapporto deficit/Pil”, ha aggiunto Delrio che ha concluso: “A noi pare che l’austerità è diventata mortale, chiediamo una sobrietà intelligente”.

All’iniziativa organizzata dall’Anci prenderà parte anche il CNAPPC.

“E’ bene ricordare – commenta il Consiglio nazionale degli architetti- che nel novembre 2011, per evitare il fallimento finanziario dell’Italia, venne sottoscritto una sorta di patto civile tra Governo e Parlamento da una parte, e cittadini, professionisti e imprese dall’altra nel quale, a fronte di un ulteriore duro inasprimento fiscale su ognuno di noi,lo Stato e le Regioni si impegnavano ad abbattere gli enormi sprechi e la burocrazia inutile della macchina pubblica; avviare il pagamento del grande debito della PA nei confronti dei professionisti e delle imprese (solo gli architetti vantano 700 mln di crediti);fare ripartire il credito dalle banche e gli investimenti per la rigenerazione delle città e dei territori. Noi architetti, come tutti, abbiamo onorato il patto, facendo i sacrifici per il bene dell’Italia”.

Stato e Regioni, invece, non hanno realizzato nulla di quanto promesso: nessun taglio sostanziale ai costi della macchina pubblica è stato fatto, mentre esplodevano nuovi scandali finanziari della politica e delle banche e mentre la burocrazia ha continuato a ostacolare qualunque lecita iniziativa privata, indifferente alle norme che lei stessa si da; nessun pagamento dei debiti della PA è stato avviato, con la beffa di leggere le polemiche interne tra organi dello Stato sulle procedure amministrative da utilizzare; il credito della banche a professionisti e imprese è diminuito ancora, i pochi investimenti sono rimasti sulla carta o si sono persi nei meandri ministeriali.”

“Ogni giorno – continua ancora i Cnappc – centinaia di studi professionali e imprese chiudono, ogni giorno migliaia di giovani professionisti e di operai rimangono disoccupati, mentre riparte il teatro della politica a cui tutti gli attori vecchi e nuovi contribuiscono a farne un Ballo sul Titanic, indifferente ad un Paese reale che affonda ogni giorno di più nonostante i cosiddetti “fondamentali” economici sani”.

“Gli architetti italiani non sopportano più l’auto-referenzialità della politica, le promesse non mantenute, il sentirsi dire che l’Europa “non vuole”, come se l’Europa non fossimo anche noi e non sapessimo che in Germania, Francia o Spagna si possono fare politiche d’investimento che qui non si fanno – prosegue con toni duri il commento degli Architetti – . Non c’è norma o patto di stabilità al mondo che possa impedire allo Stato di onorare il suo debito con i cittadini: appare invece evidente l’incapacità della nostra classe politica di mettere in mora la Commissione Europea (e connessi organismi finanziari internazionali) che senza l’Italia non durerebbe più di due settimane: ora che la Commissione Europea ci dice che si può temiamo il solito rimbalzo delle responsabilità o gli ostacoli posti da chi non vive la realtà del mercato”.

Il tempo delle favole è scaduto – conclude il Consiglio Nazionale degli Architetti – ed è l’ora degli atti coraggiosi e delle strategie politiche chiare, tra cui la prima è assicurare in quindici giorni all’Italia un Governo – qualunque sia – che sul pagamento di tutti i debiti ai suoi cittadini, sul commissariamento immediato della burocrazia inerte, sui tagli drastici ai costi della pubblica Amministrazione, sulla messa in sicurezza del patrimonio edilizio e dei territori, agisca subito smettendo di giocare sulla pelle di imprese e professionisti e sul futuro dell’Italia.”

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