Professional Day e Parametri bis, giorni di fuoco per i professionisti

Il Presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri e coordinatore del PAT (Professioni Area Tecnica) Armando Zambrano reagisce alla bocciatura del Decreto Parametri bis da parte dell’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, così come aveva già fatto il Presidente del Consiglio nazionale dei geologi Gian Vito Graziano; il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori (CNAPPC) non parteciperà al Professional Day indetto dal CUP (Comitato Unitario Permanente degli Ordini e Collegi Professionali), dal PAT e dall’ADEPP (Associazione degli Enti Previdenziali Privati). Ricordiamo poi anche che il Presidente dell’Oice Luigi Iperti ha dichiarato che il regolamento sulle Stp va contro il mercato e guarda solo agli interessi degli Ordini, che vogliono controllare anche le Società, oltre che i singoli professionisti iscritti. Al contrario di Freyrie, Presidente del CNAPPC, che si ritiene soddisfatto delle Stp, grazie alle quali si avranno vantaggi fiscali e sarà più facile fare network (leggi Società tra professionisti, Oice: scelta corporativa contro il mercato)

C’è movimento in questi giorni nel mondo delle Professioni. Da una parte, Confprofessioni annuncia il Professional Day per il 19 febbraio e dall’altra il Consiglio Nazionale degli Architetti si dissocia dalla manifestazione, dichiarando solo che il futuro premier e le future forze di governo devono “rigenerare l’Italia” concentrando “sulle città un’azione integrata di rigenerazione, che metta a sistema progetti innovativi di riuso radicale delle aree urbane. Serve, tra l’altro, smettere di consumare suolo e recuperare quelle vaste parti delle città abbandonate; assicurare agli italiani case sicure, abitabili, efficienti e belle, anche demolendo e ricostruendo; incentivare i risparmi energetici ed idrici, la messa in sicurezza sismica, razionalizzare il ciclo dei rifiuti fin dentro casa, realizzare infrastrutture digitali utili a ridurre la mobilità tradizionale”.

Dichiara poi il Consiglio Nazionale degli Architetti che è necessario razionalizzare “l’insieme delle norme che regolano le costruzioni, ormai incomprensibili, contradditorie, affastellate in migliaia di regole, provvedendo ad approvare una legge urbanistica nazionale adeguata alla realtà, declinabile regionalmente, ma sulla base di un progetto per il territorio italiano”.
E conclude che gli architetti italiani “sono pronti a fare la loro parte con idee, serietà, competenza tecnica e con la passione culturale che li caratterizza. Sono pronti a mettere  il loro sapere a disposizione della comunità dei cittadini italiani per rigenerare e difendere questo luogo bellissimo e complesso che è l’Italia. Ad ognuno dei candidati premier alle elezioni politiche nazionali chiedono di sottoscrivere questi intenti, di assumersene la responsabilità in Parlamento o al Governo e di operare con coraggio e serietà, rispondendo, con coerenza delle loro azioni”.

Leggi il comunicato stampa del CNAPPC con la richiesta ai politici.

Andando oltre questo appello, con una lettera-circolare datata martedi 12 febbraio 2013, il Cnappc dichiara che non parteciperà al Professional Day poiché, in preparazione dell’evento “non vi è stato alcun serio confronto sulle proposte politiche per condividerle e integrarle, né sui modi di esplicitarle”: l’iniziativa non propone una strategia integrata di provvedimenti utili ai cittadini e all’Italia, ma è “la rappresentazione della presenza e della forza di un gruppo sociale che vuole influenzare le future decisioni politiche”. La polemica è tutta contro il Cup e il PAT che “vanno oltre il ruolo di coordinamento per assumersi ruoli politici di preminenza a nome e per conto dei Consigli Nazionali che, almeno il nostro, non ne ha dato mandato”. Le organizzazioni di coordinamento “hanno dimostrato tutti i loro limiti perché ambiscono a tenere assieme – almeno formalmente – professioni che, lo si è visto nel percorso della Riforma, hanno progetti e fini differenti e, forse giustamente, non ritengono di dovervi rinunciare nemmeno quanto l’obiettivo di uno è contrastante con quello di molti”.

Prosegue il CNAPPC: la Giornata delle Professioni, così come è organizzata, non è utile agli architetti italiani. “Solo superando gli steccati, lavorando in sinergia con il resto del mondo del lavoro e la società, uscendo dalla gabbia dei professionisti in antagonismo con i dipendenti o gli imprenditori, si possono ottenere risultati importanti”.
Cnappc non partecipa all’iniziativa “non per rinunciare a difendere gli interessi dei nostri iscritti o perché non siamo fieri della nostra cultura”, ma perché “se vogliamo essere una parte importante del tessuto economico e sociale dobbiamo lavorare assieme a tutti coloro che – nei diversi campi d’azione – possono condividere un percorso”.

Secondo evento tellurico nel mondo dei professionisti di questi giorni è la bocciatura del Decreto Parametri bis (che, dopo l’abolizione dei vecchi minimi, disciplina i compensi da porre a base delle gare di progettazione) da parte dell’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, bocciatura che ha scatenato l’ira delle professioni tecniche e  dei loro rappresentanti. Ultima in ordine di tempo, la presa di posizione del Presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri e coordinatore del PAT (Professioni Area Tecnica) Armando Zambrano: il suo è un intervento non politico che punta davvero a difendere 9 professioni, vale a dire biologi, chimici, dottori agronomi e dottori forestali, geologi, geometri, ingegneri, periti agrari, periti industriali e tecnologi alimentari.

Zambrano sostiene che i ritardi all’emanazione del Decreto Parametri stanno seriamente mettendo a rischio la trasparenza delle gare pubbliche. C’è inoltre la possibilità che il Decreto Parametri sia boicottato da gruppi di potere che stanno cercando di affossarne l’approvazione, afferma il PAT. È anomalo, dice Zambtrano, che proprio gli organi deputati alla tutela della correttezza e della legalità pongano ostacoli ingiustificati. In questo modo viene messa in dubbio la necessità del Decreto anche se esiste una norma primaria di riferimento che, invece, lo legittima e viene contestata la correttezza del Decreto stesso.
E conclude: “Siamo però fiduciosi che il Ministero della Giustizia, supremo garante della legalità e competente all’adozione, acquisito il concerto urgente del Ministero delle Infrastrutture, procederà alla sollecita emanazione del provvedimento“.

Le professioni di area tecnica hanno già apportato le modifiche ai contenuti del provvedimento. Affossandolo, si rischia di dare continuità alle distorsioni del sistema di affidamento degli incarichi di progettazione ed esecuzione delle opere pubbliche. Il sistema è, oggi, in balìa dell’arbitrarietà dei Responsabili Unici del Procedimento (RUP), la cui responsabilità non  determinabile, che possono stabilire l’entità dei compensi delle prestazioni tecniche necessarie, facilitando, ancora, la diffusione della corruzione.

Il Presidente del Consiglio nazionale dei geologi Gian Vito Graziano ha reso pubblica la propria meraviglia rispetto all’atteggiamento pregiudiziale dell’Autorità nei confronti delle professioni e delle forme minime di regolamentazione. Graziano ha affermato che il mercato dei servizi professionali è allo sbando per la totale mancanza di regole e che i parametri rappresentano una forma minima e indispensabile di regolamentazione, essendo più utili alle stazioni appaltanti che non ai professionisti“.

Tutta la vicenda è riassunto alla pagina di Ediltecnico dedicata al Decreto Parametri bis.

Ricordiamo solo che il Decreto aveva ricevuto già un appunto dal Consiglio superiore dei Lavori pubblici: il decreto potrebbe prevedere compensi professionali più alti rispetto a quelli del D.M. 4/4/2001, violando la legge che recitava “I parametri individuati non possono condurre alla determinazione di un importo a base di gara superiore a quello derivante dall’applicazione delle tariffe professionali vigenti prima dell’entrata in vigore del presente decreto”.

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